martedì 23 gennaio 2018

E ora chi lo dice ai neocatecumenali?

"E ORA CHI LO DICE AI NEOCATECUMENALI?"
di Lino Lista

(Dedicato a P.T, a Pietro del Cammino, a Sadi, a Disa, ad Accanto, eccetera eccetera: a decine. E anche a qualche noto NC di alto Voltaggio, che mi diede del troll).

Il rapporto fra Kiko e l'ispirazione del Cielo
E ora chi lo dice ai neocatecumenali i quali - sin dal 2012, quando, nell'Osservatorio, confutai la catechesi eretica di Kiko, anche citando il verbo originale epichriô che in greco rinvia all'unzione - mi riempiono di improperi in Rete tacciandomi di ignoranza, alcuni pubblicando stupidissime pagine nei loro blog e inviando ridicoli commenti sul mio saggio in Amazon?

 @@@@@@@@@@

 "[...] Che cosa è il catecumenato? Un tempo in cui ti si metterà fango sugli occhi. Questa è l'azione di Gesù Cristo. Perché non sai che sei cieco. Non sai che sei sporco e perciò non ti vuoi lavare. Gesù ti metterà fango sugli occhi perché ti senta scomodo e debba andare a lavarti alle acque del tuo Battesimo, per lavarti realmente dei tuoi peccati. (Cfr. Orientamenti alle equipe dei catechisti per la fase di conversione p. 16).

"Immaginate la scena. Quel cieco sta lì, tranquillamente, chiedendo l'elemosina e all' improvviso uno gli mette fango sugli occhi . Quel povero cieco poteva pensare che si trattava di un teppista, alzare il bastone e cominciare ad urlare: 'Sporcaccioni! Disgraziati! Non rispettate neanche un povero cieco!'" (Cfr. Orientamenti alle equipe dei catechisti - Traditio Symboli p. 15).

@@@@@@@@@@

Ora chi glielo dice che don Fabio Rosini (ex del Cammino, biblista, direttore del Servizio per le Vocazioni della Diocesi di Roma, titolare di una rubrica di commento al Vangelo su Radio Vaticana, noto soprattutto per le catechesi dei Dieci Comandamenti e dei Sette Segni) sulla guarigione del cieco nato la pensa come me? 

Dal minuto 1' e 17" ascoltiamo il video segnalato da Ex-NC???: "La luce che quest'uomo riceverà con un rituale interessantissimo, vedrà ungere, interessante, "UNGERE", "NON SPORCARE", da questo impasto antico": 





"UNGERE, NON SPORCARE"
. Finalmente l'ha detto un ex del Cammino importante, uno ai quali i neocatecumenali della base portano rispetto (perlomeno fino a oggi).

E don Rosini anche ha spiegato che la vista, "il visus" fisico, non basta. Infatti, come ho riferito innumerevoli volte: il cieco nato la vera Luce la vedrà solo in Gv 9, 38-39, non la vedrà dopo essersi lavato (dai supposti peccati di Kiko) nella piscina: nella guarigione del cieco nato c'e la terna in sequenza Grazia-Ratio-Fides. È evidentissimo: il cieco nato si mette a ragionare e comprende il segno/miracolo.

Spero che questa catechesi di don Fabio possa rieducare i neocat, i soli che confondono "ungere" con "sporcare". Spero che don Fabio Rosini possa conseguire più adesioni di quante ne ho ottenuto io tra gli adoratori di Kiko. E meno improperi e accuse di ignoranza, naturalmente :-)

domenica 21 gennaio 2018

Il Sacro Dogma del Cammino Neocatecumenale

UFO di Kiko a Porto San Giorgio (Italia):
notare l'illuminazione multi-color kitsch
Fermiamoci un secondo a riflettere brevemente su questo commento di un neocatecumenale americano a un articolo del blog Jungle Watch:
«Actually, when you place a moratorium on evangelization and missionary work, that is proof enough that you are outside the Catholic church. When you choose to shut down a seminary, that is proof that you are outside the Catholic church. When you don't support what the Popes have said, to be valid for our society and for our times, then you are outside the Catholic church. When you don't believe the Pope who acknowledged that THE Way is one of the first fruits of Vat II, you are outside of the Catholic church.
So you go ahead and list all your accusations of The Way with all your supporting documents but just know that this blog and its content is enough proof that you are outside of the Catholic church.»
 Traduzione:
«In verità, quando decidi di mettere una moratoria all'evangelizzazione e al lavoro missionario, è prova sufficiente che sei fuori dalla Chiesa Cattolica. Quando scegli di chiudere un seminario, è prova che sei fuori dalla Chiesa Cattolica. Quando non supporti ciò che i Papi hanno detto essere valido per la nostra società e per i tempi odierni, allora sei fuori dalla Chiesa Cattolica. Quando non credi che nel Papa che ha riconosciuto che IL Cammino è uno dei primi frutti del Vaticano II, sei fuori dalla Chiesa Cattolica. 
Perciò, andate pure avanti a elencare tutte le vostre accuse al Cammino con tutti i vostri documenti  ma sappiate che questo blog e il suo contenuto provano a sufficienza che siete fuori dalla Chiesa Cattolica.
Quante volte abbiamo sentito anche noi rivolgerci queste accuse dai ben noti pasqualoni nostrani? È la loro mentalità, secondo cui chi critica il Cammino sarebbe automaticamente fuori dalla Chiesa. Il Cammino agli occhi dei neocatecumenali zombificati è un dogma, anzi è Il Dogma che supera tutti gli altri, è il discrimine fra chi è fuori e chi è dentro la Chiesa Cattolica.

Il fatto più comico è che il neocatezombi, nella sua ridicola invettiva, si rivolge al Vescovo, al Vescovo di Guam! Il Pasqualone di Guam ha messo fuori della Chiesa nientemeno che un Vescovo: Michael Jude Byrnes è colpevole di "lesa maestà" kikia, per aver osato contrastare il santissimo cammino, per aver fatto quello che ogni Vescovo dovrebbe fare cioè guidare, insegnare e santificare. Nello Statuto del Cammino, all'articolo 1, c'è scritto che il Cammino è al servizio del Vescovo: ma questo ai pasqualoni zombificati non importa, perché secondo loro l'articolo 1 vale solo finché il vescovo è complice dei kikos... Vantano di essere cattolici ma sono ribelli, insensati, nemici del buon senso, nemici della carità, nemici di Dio! Bell'esempio, non c'è che dire.

giovedì 18 gennaio 2018

Kiko vuole convertirvi al giudaismo, non al cristianesimo

E Kiko disse:
«Avete visto il video che ci è piaciuto tantissimo. Ma il demonio prenderà questo video e ci distruggerà, perché la prima cosa che faranno sarà metterlo su YouTube e sarà un macello... perciò, se volete fare danno al cammino, mettetelo su YouTube e pubblicatelo. Noi l'abbiamo fatto per voi... è già tanto se lo mostreremo al papa e basta. Per piacere, siate obbedienti, se no non daremo a nessuno questo video; per averlo dovrete avere la mia approvazione. Invito gli itineranti a dire ai fratelli che hanno messo in rete questo e altre cose del cammino, di ritirarlo. Obbeditemi!» 
E bravo lo spagnolo, che mette le mani avanti...  È davvero un profeta, non c'è che dire. Il "demonio" - ossia l'incarnazione delle circostanze sfortunate per il cammino - in effetti ha preso "questo video" e lo ha messo su YouTube e Facebook, dopo ben due anni e mezzo dalla sua realizzazione.
Al tempo, sul noto portale di condivisione trapelò solo una piccolissima parte del filmato nonostante i ben chiari divieti degli iniziatori in proposito (solo quel piccolo spezzone fu sufficiente a scatenare la severa reprimenda del lider maximo Kiko)che mostrava i neocatecumenali ballare su litanie liturgiche ebraiche intorno al fuoco per celebrare il Lag B'Omer, la festa che coincide con il ricordo della morte di Simon bar Yochai padre della mistica talmudica e autore del Sefer ha-Zohar testo "profetico" cabalistico (ne avevamo parlato estesamente qui)

Già quei pochi minuti erano, per molti versi, drammatici e rivelatori, tuttavia sono nulla al confronto dell'intero filmato della convivenza dei rabbini tenutasi dal 4 al 7 maggio 2015 in Israele, dove è visibile il contesto integrale nel quale quella danza si è svolta. Quarantadue minuti che rappresentano una vera bomba e che speriamo vivamente siano replicati in tutto l'internet e giungano ai palazzi vaticani per mostrare cosa intende davvero Kiko per "dialogo" con l'ebraismo(1).
Chiediamo ai lettori di avere un po' di pazienza, dato che mancano i sottotitoli (in molte parti i rabbini parlano in inglese), ma vi assicuriamo che ne vale la pena.


Il primo fatto che si nota in modo chiaro è che il Cammino, ben lungi dall'essere "movimento ispirato dallo Spirito Santo", è un'organizzazione di livello mondiale, efficiente quanto una "corporation" multinazionale, che si è dotata degli strumenti più sofisticati per produrre i propri film di propaganda. Dietro alla realizzazione del video c'è una mano esperta, c'è corretta scelta delle inquadrature, del montaggio, della musica, delle luci. C'è senso del ritmo, della successione degli eventi, si evidenziano passaggi, associando parole ad immagini, con grande forza espressiva. Dopo i primi minuti, mi è saltato subito alla mente un film molto sottovalutato che si chiama "Rebirth" e del quale consiglio la visione: il video pubblicitario della setta protagonista del film presenta una somiglianza pazzesca con il video dei rabbini; verificate voi stessi.

Nel primo minuto, i "titoli di testa": una dolce voce ebraica su una musica soave e alcune immagini della Domus Galileae, la "cattedrale basilica" del kikianesimo. In queste prime immagini, nessun segno cristiano in vista (nonostante nella Domus siano presenti, pur se minoritari rispetto all'architettura palesemente filo-ebraica di tutto il complesso), viceversa al minuto 0:30 appare una suggestiva immagine della Torah conservata alla Domus.
Al minuto 1:39, il giovane rampollo di casa Voltaggio, Francesco Giosuè - a malapena quarantenne già rettore di un seminario?! - sostiene, parole sue testuali:
"...non ci aspettavamo, quando abbiamo aperto questa casa, tutta questa quantità di ebrei che stanno visitando la casa, e vediamo che quando accogliamo gli Ebrei con amore, loro si sentono amati...".
Eh certo! Ma come si fa ad avere la faccia tosta di dire "non ce lo aspettavamo" quando sono stati gli stessi neocatecumenali ad invitare i rabbini spesandogli tutto il viaggio? Lo rivela il rabbino Kligler sul suo blog (che invitiamo a leggere, perché presenta un importante, e imparziale, punto di vista) benché non fosse una novità per chi conosce il Cammino: i neocatecumenali pagano viaggio e soggiorno a tutte le personalità che invitano.(2)
Canto di benvenuto con seminaristi curiosamente abbigliati come studenti di una scuola rabbinica, aperitivo, sistemazione, cena nel lussuoso ristorante della Domus, in pompa magna, fine del primo giorno.
Il giorno successivo comincia il meeting (minuto 3:00), Kiko prende la parola e inizia con una preghiera (nonostante numerosi prelati presenti), preghiera nella quale, benché sia egli cattolico e lo sia (almeno di nome) la struttura che ospita i rabbini, riesce a non nominare mai il nome di Cristo. Al minuto 3:38 comincia con la solita pletora di scemenze cui siamo abituati: "è stato Dio che vi ha portato qua": non arrossisce per un secondo a nominare invano il nome di Dio. Caro Kiko sono stati i soldi a portare i rabbini in convivenza! Che c'entra Dio?

Al minuto 8:30 parte (per la trecentesima volta) la cosiddetta sinfonia, nella parte della "sofferenza degli innocenti". Testuali parole di introduzione di Kiko:
"...in questa piccola opera si presenta la Vergine Maria sottomessa allo scandalo della sofferenza degli innocenti nella sua propria carne, nella carne di suo figlio".
 Anche qui ZERO accenni al tre volte Santo Nome di Nostro Signore Gesù, neppure parlando della Crocefissione del Signore Kiko riesce a dire il nome del Salvatore, né a parlare della vera essenza della sofferenza di Maria Vergine, che non era semplicemente un generico dolore "per gli innocenti", ma per il dolore, i patimenti del Cristo, figlio di Dio. E poi che diavolo significa "sottomessa alla sofferenza"?

Al minuto 9:26 si dà spazio alla predica del rabbino David Rosen, una personalità di spicco nel mondo giudaico, incaricato del dialogo interreligioso, il quale nel passaggio riportato nel filmato dice, testualmente,
"la relazione che esiste fra il popolo ebraico e la religione cattolica non ha paragoni con nessun altra religione, perché questa relazione è intrinseca nella natura del cattolicesimo e il popolo ebraico è alla radice dell'identità cattolica" e aggiunge "il Cammino Neocatecumenale è una benedizione per il popolo ebraico, perché ai membri del Cammino Neocatecumenale viene insegnato ad amare il popolo ebraico, ad amare le radici ebraiche della loro identità cattolica e ad esprimere questo amore... e ci sono centinaia di seminari in tutto il mondo che insegnano lo stesso approccio, e che stanno crescendo una nuova generazione di preti e un nuovo clero in questo modo".
Come potrebbero non essere felici i rabbini? Un popolo di persone presunte cattoliche, che conoscono usi, costumi, religione e pratiche degli ebrei meglio di quanto conoscano il cattolicesimo, la cui dottrina è più vicina all'ebraismo che al cattolicesimo (ricordate il Vescovo Schneider? "una comunità giudeo-protestante che di cattolico ha solo la decorazione!), persone che trovano normale ballare per festeggiare la Cabala intorno a un fuoco.... Ma quale dialogo interreligioso?

Una conferenza nella quale si permette a un rabbino di sostenere che il popolo ebraico è ciò che dà radice e identità alla Chiesa Cattolica, al cattolicesimo stesso e che la nostra natura di cristiani cattolici viene dagli ebrei, è, di fatto, a nostro modo di vedere, una strada spianata per condurre le persone all'ebraismo! La nostra radice è Gesù Cristo, Lui è la Vera Vite sulla quale tutti gli uomini devono essere innestati, Lui è la radice, e la nostra identità sono la Sua Passione e Morte e la Sua gloriosa Resurrezione. Noi adoriamo il Cristo Redentore, re dell'universo, Figlio del Padre, e non abbiamo più niente da ereditare dagli ebrei, certamente non da quelli attuali. Ben venga il dialogo e quanto necessario per vivere nel mondo in pace, ma nulla può cancellare il fatto che sono i cristiani ad essere coeredi di Gesù, ed eredi di Dio (Rm 8,16-17) e che i cristiani sono l'olivo selvatico innestato sulla radice nobile al posto dei rami originali (il vecchio Israele) e che quei rami potranno essere di nuovo fertili solo se si convertiranno a Lui, per essere nuovamente innestati sul vero olivo (Rm 11,24). E invece il Cammino sta formando nuovi preti e un nuovo clero che considera se stesso inferiore agli ebrei attuali: popolo ebreo che, con tutto il rispetto che si può provare per loro, è ancora da convertire e ancora deve scoprire il Messia Gesù Cristo... Ringraziamo il Gennarini Giuseppe e il suo "popolo ebraico padre nella fede".

Al minuto 17:20, possiamo ammirare Don Mario Pezzi con la testa china a una preghiera rabbinica e Kiko con gli occhi chiusi... non recitano un Rosario in pubblico nemmeno pagati, non si inchinano al Santissimo Sacramento, ma la preghiera rabbinica.... deh! che emozione!

Al minuto 18:23 arriva la lettura della decantata "lettera del Santo Padre" (in verità un breve messaggio) che due anni fa i neocatecumenali infoiati ci sbattevano in faccia come "approvazione delle approvazioni supreme". Di seguito trascriviamo il testo:
«Porgo i miei saluti a tutti voi che partecipate a questo incontro e vi assicuro della mia vicinanza spirituale. Spero che il vostro incontro sia un'occasione per rafforzare i vincoli di fraternità che condividete e per approfondire il vostro impegno a far conoscere il grido degli innocenti, attraverso il linguaggio della musica. Uniti a voi prego il Signore che ascolti questo grido e che guarisca le afflizioni di tutti quelli che soffrono, così anch'io prego che i cuori siano aperti all'evangelizzazione in tutto il mondo. Con questi sentimenti, invoco abbondanti benedizioni divine su tutti voi, come pegno di pace e forza.»
Insomma un messaggio telegrafico, diremmo di circostanza, che sottolinea aspetti assolutamente minoritari: ma il Santo Padre sapeva esattamente perché rabbini e neocatecumenali si incontravano? Perché evidenzia solo l'aspetto musicale? Viene il sospetto che abbiano raccontato a Francesco la solita frottola...
Al minuto 20:00 di nuovo Kiko, che ci rassicura sul fatto che il cammino non ha nessun desiderio di proselitismo, ovvero non vuole convertire nessun ebreo, e, senza paura di cadere nel ridicolo, ci rivela il suo vero timore: se si viene a sapere che gli ebrei si convertono ci cacciano da Israele! Per carità! Quello che interessa a Kiko non è la salvezza delle anime, macché! è la sua indistruttibile Domus:
«a quelli che lavorano con noi, ebrei, dico "Per favore, non vi convertite!", perché se si accorge lo Stato di Israele che convertiamo qualcuno ci caccia via... anche perché noi consideriamo che la vostra missione come popolo ebreo è molto importante: voi siete il vero olivo che sostenete noi. L'elezione su di voi, per noi, è irrevocabile, siete voi il popolo eletto e noi insegniamo ai fratelli in tutte le comunità del mondo, migliaia e migliaia, l'amore a voi»
Chiaro no? Pura dichiarazione d'amore per i giudei, vero olivo: osserviamo questo sedicente cattolico in ginocchio davanti al popolo ebreo... Ma che cosa abbiamo da invidiare all'attuale ebraismo, noi che abbiamo la fortuna immensa di essere stati battezzati? Kiko non vi fa riscoprire le radici del cristianesimo, vi invita a ripudiarlo spiritualmente per abbracciare il giudaismo!

Subito dopo Don Rino Rossi, il rettore della Domus, ci spiega il vero senso della convivenza, ed è forse uno dei passaggi più importanti:
«Kiko, nel fondo, nella convivenza, ha voluto fare questo: dire chi siamo noi, che cosa facciamo, perché il Signore ci ha chiamato»
Quindi lo scopo della convivenza non è intavolare un dialogo interreligioso, come credono i presuli allocchi, ma mostrare ai rabbini la forza del Cammino Neocatecumenale, pagando loro un viaggio di lusso tutto spesato in Israele! "Chi siamo e che cosa facciamo", ecco qual è l'idea di evangelizzazione del Cammino. Il Cammino porta se stesso e porta un modello di "cristianesimo" di natura protestante e di ispirazione giudaica. Kiko ha voluto far vedere ai rabbini di tutto il mondo, i suoi veri potenti alleati, quanto il Cammino è vicino a loro, e lo proclama urlando, come suo solito: "Noi siamo i figli di Israele!".
Non sappiamo davvero che altro dire, fratelli neocatecumenali, davanti a questo . Ci addolora veramente vedere Vescovi e Cardinali non dire niente davanti a queste affermazioni, non fermare quest'uomo e restare affascinati dall'imbonitore spagnolo. Non lo capiamo, anche se possiamo intuire da dove venga tutto questo potere di fascino...

Dal minuto 22:00 finalmente si sente nominare Gesù Cristo, ma alla maniera solita dei neocatecumenali: urlando. In realtà, Kiko sta usando, al suo modo classico, il nome di Dio per fare propaganda del suo cammino neocatecumenale infallibile: il suo discorso è infarcito di "noi diciamo...", "noi facciamo...", "noi chiediamo...", "noi mettiamo i fratelli davanti alla loro storia...". Il Santo Nome di Dio serve a Kiko solo per dare gloria a se stesso. Ringraziamo il Signore che Kiko si mostra, attraverso le immagini, per quello che è: pieno di sé, violento e arrogante, persino quando pronuncia il nome di Dio.
Come non bastasse, al minuto 23:35 affila la sempiterna scarica di eresie sulla conversione e sulla fede, affermando che Dio non vuole che l'uomo si converta dal male per amarlo e che lo "visita" con le sofferenze e gli invia i "catechisti" (neocatecumenali) per farli entrare in una comunità (neocatecumenale) per portarlo alla "libertà".
Poi al minuto 24:30 SanKiko illustra la pratica delle lodi mattutine, ben sapendo che, per come è strutturata, si tratta di una replica del sistema di trasmettere la fede in uso presso gli ebrei - non sia mai che le famiglie neocatecumenali vadano a Messa la Domenica mattina - e, per rendere più chiaro il concetto, mostra un celebre video di alcuni anni fa, un altro celebre video di propaganda neocatecumenale, che riguardava una famiglia spagnola con 22 figli.

Kiko, durante la convivenza di inizio corso nella quale il video dei rabbini fu proiettato, disse, audacemente: «Molti ebrei possono inquietarsi a vedere che Kiko parla di Cristo...»; ebbene gli ebrei possono stare più che tranquilli: Kiko, come chiunque può vedere, almeno nei 42 minuti scelti come "pubblicità" dell'iniziativa, come abbiamo visto, nomina una sola volta - dico UNA volta - il nome di Cristo, e solo per darsi gloria, mai la Vergine Maria per celebrarla, o altro che possa ricondurre alla religione cattolica. Non sono presenti crocefissi, nessuno porta croci al collo, persino i Vescovi e Cardinali presenti hanno riposto il simbolo della loro fede in un taschino.
Questo è un atto di sottomissione al giudaismo, non un dialogo interreligioso!

Non finiremo mai di dire che, per la dottrina cattolica, l'ebraismo da cui il cristianesimo discende è quello precedente alla venuta di Cristo: Gesù è venuto per compiere l'antica alleanza e chiamare Israele alla conversione. Israele non ha riconosciuto il Messia (per lo meno non tutti) e perciò ha perso il proprio primato.
Non è vero che Israele è tutt'ora "popolo eletto": questa definizione, per come la intendono gli ebrei moderni, è nel Talmud e nella cabala, ed è da rigettare totalmente. Il popolo eletto, spiritualmente, da Dio, sono tutti coloro che diventano figli di Dio mediante il Battesimo ossia i cristiani, la "nazione santa" della lettera di Pietro. Gli ebrei fanno parte di questo popolo solo nella misura in cui si convertono a Gesù Cristo.
Uno dei rabbini, forse il più realista, molto chiaramente dice che, sebbene questa occasione di incontro sia un momento di comunione, esistono ancora molte differenze teologiche, dottrinarie su temi fondamentali fra ebrei e cristiani e non potrebbe essere diversamente. Ma non si preoccupino gli ebrei i più ortodossi, Kiko Argüello Gomez y Wirtz non ha intenzione di fare proselitismo e ci penserà lui a spazzare via 2000 anni di cristianesimo!
In cauda venenum, al minuto 30:03 osserviamo con rammarico Vescovi, Cardinali, Kiko e Mario, gli itineranti, e tutti i sacerdoti presenti partecipare a una preghiera rabbinica nella stessa sala nella quale si celebra spesso e volentieri la Santissima Eucarestia. Complimenti, Kiko, per questo orripilante sacrilegio. Per la verità si vede qualche presule guardarsi intorno inebetito e un po' smarrito, ma pare che nessuno abbia anche solo cinguettato "pio" per non offendere i "padre nella fede".
Si prosegue poi nella sera per la famosa danza del Lag Ba'Omer: girotondo, balletti e canti: in questo i neocat sono espertissimi e perfettamente al loro agio. Di questo abbiamo già ampiamente parlato anche nel blog.

Gli interventi dei rabbini riempiono gli ultimi 12 minuti. Da che cosa sono impressionati? Per caso dalla lucida testimonianza cristiana? Dalla saldezza della fede dei neocatecumenali? Noooo! E quando mai?! Lo studio delle Scritture in famiglia, il rispetto (il servilismo diciamo noi) per il popolo ebraico, e soprattutto il canto dello Shemà Israel, il quale, secondo il rabbino Soetendorp, ha avuto il potere di avvicinare il tempo messianico, dell'arrivo del Messia sulla terra. Poveri noi, poveri noi! Ma lo sa Kiko che il Messia è già arrivato?

Su neocatecumenali ammettetelo: Kiko non è cattolico e molto poco cristiano. Lui è un giudeo, è innamorato del giudaismo e ha trovato il modo di fondare una nuova religione sincretica. Vi sta consegnando in massa a questa religione di cui lui è il nuovo profeta (si è anche fatto benedire dal rabbino Greenberg... minuto 42:28), il cammino porta al giudaismo, a un nuovo battesimo, per una nuova religione. Ecco a che gli serve il secondo "battesimo" nel Giordano, ecco a che gli serve la sua cattedrale in Israele, ecco la sua nuova "messa" sincretica, il nuovo "clero" formato alle sue catechesi sballate, infarcite di protestantesimo e concetti ebrei.

Sì, spiace dirlo, spiace da morire e ci viene da tremare, ma Kiko si configura come un vero e proprio anti-Cristo, e voi lo seguite, ciechi discepoli di una guida cieca peggiore di voi....
Note: 
(1) Alla convivenza erano presenti 120 rabbini di tutto il mondo e solo 7 cardinali e 10 Vescovi, tutti presuli "cammino-friendly" (non conteggiamo i 50 sacerdoti del cammino, sono più che superflui). Come si fa a parlare di "dialogo" se i rappresentanti di una parte (quella cattolica) rappresentano a malapena il 15% dei partecipanti? Quale dialogo? Kiko ha ospitato di fatto una conferenza del rabbinato mondiale.
(2) Il rabbino riferisce che il collega che lo chiamò per invitarlo disse "hanno finanziamenti per 100 rabbini in grado di dare una risposta con un preavviso molto breve, ed erano ancora a corto di 40 rabbini". In pratica stavano disperatamente rastrellando rabbini da esibire. Palesemente una trovata pubblicitaria.

mercoledì 17 gennaio 2018

Prima disposti a battaglione, poi in semicerchio, ma sempre alla scuola del trettre doctor Arguello, detto Kiko..

"Estoy aquí para hacerte
una oferta única, así que escucha.":
Cioè, in pratica: "Giovani!
Lasciate perdere ogni altra cosa!
A distruggervi ci penso io!"
A margine della testimonianza di Friedrich G. commentiamo un estratto, a partire da un dettaglio solo apparentemente secondario:
- C'erano parecchie altre strane abitudini. Ad un incontro di quelle catechesi iniziali, dato che l'uditorio era di sole 15 persone, mi sarei aspettato che ci sedessimo in cerchio così da poterci vedere gli uni gli altri. Ma i posti erano disposti in linea dritta, a tre a tre. Quando una volta tentai di disporle in modo un pochino più curvo prima della lezioncina, la disposizione venne immediatamente corretta da uno dei "catechisti".
- Non erano ammesse né discussioni, né domande.
Anzitutto un commento da Lino:

Le testimonianze veritiere si comprendono dai particolari. L'autore [Friedrich] riferisce di aver lavorato per IBM, azienda nella quale l'education e il training sono di casa.
Nei gruppi in formazione di piccole dimensioni, per favorire soprattutto le discussioni di gruppo e con il docente, si dispongono i posti a sedere dei discenti in semicerchio, attorno alla cattedra. È la prima operazione che ho sempre fatto compiere ai tutor, prima di iniziare una lezione orientata a 15-20 persone. Nella prassi del Cammino questo non avviene: la comunicazione deve essere one-way, unidirezionale dal "catechista" ai catechizzati, guai a stimolare domande, a consentire interventi che potrebbero mettere in crisi gli ignorantissimi catechisti del Cammino.


Tipica disposizione dell'assemblea
neocatecumenale a Porto San Giorgio
Vale la pena di analizzare anche questi aspetti di "forma".
Possono sembrare secondari, ma nulla è affidato al caso nel Cammino Neocatecumenale, oramai questa è una certezza.

Allora cerchiamo di capire.

Si dice, come prima cosa quando iniziano le catechesi, che tutto è fondato sull'«ascolto».
Non c'è spazio alcuno per il "dialogo".
L'«annuncio» neocatecumenale va fatto tutto d'un colpo, in un sol fiato, senza interruzioni, una predicazione in cui quasi sempre si alternano due catechisti alla volta.
Neanche alla fine dei singoli incontri è previsto un tempo di discussione, né quando si danno dei piccoli questionari, finalizzati alla singola catechesi di quella sera.
Terminato il percorso - che si conclude poi con la "Convivenza di due giorni" in cui "nasce" la comunità -, c'è il cosiddetto "giro d'esperienza", ma si tratta di esperienze pilotate, ossia si risponde a precise domande e solo a quelle: l'esperienza della predicazione stessa a un livello esistenziale e personale, e la risposta finale alla domanda: "Pensi di continuare?"...

Qui si apre l'ingresso al nuovo mondo neocatecumenale, a quello che abbiamo preferito chiamare - col senno di poi, e con un poco di ironia (ma non troppo!) - il Paese dei balocchi di Kiko Mangiafuoco.
Qui si inaugura un percorso dove il cervello, stordito dalle innumerevoli trovate che si susseguiranno nel tempo, finisce ibernato sine die: ma, intanto, è bene comprendere subito che musica suona e adeguarsi, senza tante complicazioni.
Qualora, nonostante il controllo sulla platea discente, scaturisca qualche domanda, il catechista ha il blocco pronto e risponde: «Ora non puoi capire, capirai dopo!» portando arbitrariamente l'esempio del neonato che, per ora, non può mangiare cibo solido, ma deve nutrirsi solo di latte!
Proiettando tutto il più bello da vivere, scoprire e comprendere in prospettiva, in un futuro che, come l'esperienza ci ha insegnato, mai diventerà presente.
Solo dopo la nascita della "creatura" tutte le riunioni del gruppo si svolgeranno rigorosamente con la disposizione a semicerchio; se necessario si moltiplicheranno le file, ma mai più sarà consentito mettere le sedie, come durante tutto il periodo di catechesi, "a battaglione"; cosicché i componenti della neonata assemblea, che hanno insieme pronunciato l'AMEN, si guarderanno frontalmente gli uni gli altri, da ora in poi, in ogni incontro.

Un solo rilievo, in conclusione:

Possiamo dire che inizia così, dopo la rigida consegna dell'"Ascolto", una sorta di controllo interno reciproco.
Ognuno, con ben inculcate dentro la propria testa - progressivamente svuotata di ogni altra convinzione - le famose consegne e con la sola costante sua presenza agli incontri - resi accessibili solo a chi ha pronunciato il fatidico AMEN - diventa controllore del fratello, che a sua volta lo controlla.
Si moltiplicheranno, così, i giudizi, le competizioni, le "spionate" e le delazioni ai cosiddetti "catechisti"; cominceranno, di pari passo, a profilarsi i futuri candidati ai vari carismi, che prenderanno consistenza dal primo scrutinio in poi.

...Ma tutto iniziò, un giorno, con il fatidico: "Dio ti ama così come sei!"... "Sia cancellata la parola DOVERE"... e poi subito dopo il dovere ritorna imperativo: "Non esiste cammino neocatecumenale senza obbedienza ai catechisti! (e chi non voglia obbedire, che se ne vada subito!)".
_____________________

Ringraziamo Lino per la sua ulteriore, illuminante riflessione che ci fa progredire veloci nel percorso intrapreso perchè, sempre più, LUCE sia fatta:

Il post coglie un aspetto fondamentale del CNC, al quale credo non si sia dedicato l'interesse che merita: la metodologia formativa. Merita interesse perché l'analisi della metedologia formativa del CNC dimostra un dato inoppugnabile: il Cammino fu "progettato" a tavolino, e certamente non da Kiko né da Carmen, non erano in possesso di queste competenze, Kiko meno di zero (gli ultimi Annunci nei quali si è fatto "professore" lo dimostrano).
Ho lavorato per decenni, ai massimi livelli nazionale e regionale, come dirigente o consulente nella formazione scolastica, professionale, in collaborazione con dirigenti scolastici, professori universitari, direttori di aziende pubbliche e private, assessori regionali. So di cosa parlo.
Della comunicazione one-way, unidirezionale dal catechista ai catechizzati, stile classi scolastiche, ne discussi nel mio saggio: la disposizione inibisce, perlomeno limita al massimo, l'interattività tra docente e discenti e tra gli stessi discenti. Perciò, in particolare, i formatori di discipline come "Comunicazione", "Lavorare in gruppo", "Problem solving" e altre (relative per lo più alle conoscenze/competenze dette "trasversali") la rifiutano.
Non, conoscevo invece, ciò di cui Pax ha informato: "Solo dopo la nascita della 'creatura' tutte le riunioni del gruppo si svolgeranno rigorosamente con la disposizione a semicerchio".
Ebbene: la disposizione a semicherchio (o a ferro di cavallo) serve al formatore anche per conoscere e controllare meglio i discenti, identificare dalle discussioni che si stimolano il "leader positivo" e il "leader negativo" della platea, elaborare strategie per la gestione del gruppo, specie quando questo per le sue caratteristiche non è semplice (lavoratori in CIG; lavoratori ai quali le aziende vogliono trasferire innovazioni di processo o di prodotto o variazioni nell'organizzazione produttiva; studenti di istituti scolastici turbolenti, ragazzi del disagio giovanile).
No, anche da questi elementi formali si deduce che il CNC non è stato "pensato" da un pittore spagnolo e da una ex suora.


D'altra parte chi compie il bene non ha paura di venire alla LUCE.
Giovanni 3,20s.
20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. 21 Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

lunedì 15 gennaio 2018

Lezioni di ipocrisia

Traduciamo un articolo dal blog spagnolo che si occupa di Cammino Neocatecumenale, Cruxsancta.

Lezioni di "kikipocrisia"

Nella mia comunità c'è una coppia con due figlie.
E basta.

Le grandi alzate vocazionali: ecco "a cosa serve"
fare tanti figli!
Sia ben chiaro, essere una coppia abbiente, ambedue professionisti ben remunerati, e non avere più di due figli, è la cosa più anti-kikiana dell'universo.
Gente come loro, quando si presentano agli altri amati fratelli neokikizzati, cioè, neocatecumeni, sono i candidati naturali a ricevere, all'atto stesso della presentazione, una Kiko catechesi con tutti i crismi:

"Solo due? Che pena che le vostre figlie non godano di una famiglia numerosa, perché in questa società consumista, nella quale i bambini hanno di tutto, l'unica forma di protezione dei nostri figli è che siano in tanti fratelli e debbano condividere persino lo spazzolino da denti".

Allo stesso modo non è infrequente che l'interrogatorio sulla famiglia vada più in là, invadendo il foro interno e pretendendo di essere messi al corrente di questioni che competono esclusivamente alla coppia:

"Noi dicevamo a quelli dell'Azione Cattolica: e poi, che fate? Dopo aver avuto due figli, come continuate l'atto coniugale? Con il coito interrotto? Usate i metodi naturali? La pillola?" (ndr: dalla catechesi di don Mario Pezzi  del settembre 2014)
Non approvati dai kikos 👎

Però questa coppia della mia comunità è abituata a reazioni così "fraterne" e adotta un procedimento infallibile per far sapere che non sono in nulla da meno rispetto ai kikos, nonostante un numero di figli tanto inadeguato quanto sconveniente per i canoni neocatecumenali.

Il procedimento consiste nel presentarsi nel seguente modo:

Approvati dai kikos 👍

"Abbiamo cinque figli, tre dei quali in cielo"

Risolto il problema, risolto il giudizio e la mormorazione.
Superata la terribile tragedia di queste bimbe che l'irresponsabilità dei propri genitori espone senza via di scampo al consumismo più atroce, per il fatto che non hanno una mezza dozzina di fratelli.

Queste sono le parole magiche per far sapere a tutto l'uditorio che hanno il dottorato in kikologismi, perché è così che deve parlare un "kiko" ben addestrato, non come quei religiosi della messa delle 12, tanto liberi da non dover dare spiegazioni a nessuno sui figli che hanno o decidono di avere.
No, nel Cammino Neocatecumenale non si possono avere due figli e non far sapere perché non se ne ha di più.

Questa coppia ha così interiorizzato questo stratagemma che le prime ad utilizzarlo sono le figlie, dalle quali ho invariabilmente sentito raccontare che sono cinque fratelli, perché così hanno insegnato loro i genitori fin dalla culla.

Non ho nulla in contrario al fatto che due genitori che hanno perso tre figli che non sono nati, li ricordino ogni volta che si presenta loro l'occasione di parlare della propria famiglia.
Però non può sfuggirmi il fatto che lo facciano per adeguarsi alla normativa di Kiko. Perché non è l'unico caso che conosco che, nella propria lettera di presentazione, non solo menziona i propri figli vivi ma anche "quelli in cielo".

Santa pazienza!😌😌
Ma ciò che per la verità mi disgusta del gergo neocatecumenale è la sconvolgente insensibilità con cui si assume che la morte è stata voluta e provocata da Dio!
Quante volte ho sentito il mantra che chi perde un figlio è perché Dio ha voluto regalare un angelo al cielo perché vegli su di loro tutti i giorni della vita!

E chi lo dice, lo fa tanto convinto, tanto ingannato da credersi conoscitore dei pensieri di Dio e, soprattutto, tanto insensibile, tanto disumano, tanto spietato, da non intuire l'aberrazione di un Dio che crea creature di seconda qualità, destinate a morire subito perché non hanno valore di per se stesse, perché esistono in funzione di altri, di quelli per i quali la kikolatria dispone che questi esseri di seconda categoria intercedano senza posa.
Esseri che vengono all'esistenza per morire e così dedicarsi a vegliare per chi li ha concepiti.

Ma, dico io, perché il restare in vita avrebbe impedito loro di pregare e vegliare su altri? 
Sarà per l'incapacità, tutta neocatecumenale, di amare.

sabato 13 gennaio 2018

Nuove accuse al vescovo pedofilo neocatecumenale

Apuron celebra la "messa" neocatecumenale
Un caso curiosamente ignorato dai media, solitamente così attenti agli scandali clericali: quello di Anthony Sablan Apuron, arcivescovo di Guam fin dal 1986, membro del Cammino neocatecumenale, accusato di molestie sessuali e pedofilia. I fatti risalgono fin da quando era seminarista diciannovenne, già all'epoca molestatore sessuale di chierichetti. Le vittime si sono fatte avanti pubblicamente da maggio 2016, nonostante i termini di prescrizione vigenti all'epoca non permettessero loro azioni legali.

Apuron è attualmente latitante e sospeso da ogni carica amministrativa nell'arcidiocesi, colpita da altre 155 azioni legali per molestie ai danni di minori avvenute anche da parte di membri del clero diocesano e di altri due vescovi suoi predecessori ora defunti.

Papa Benedetto XVI aveva tuonato contro la «sporcizia nella Chiesa»: se la Santa Sede non reagirà secondo la giustizia di Dio vedremo senza dubbio la Chiesa travolta da nuove e immani ondate di scandali (quanti altri vescovi hanno "scheletri nell'armadio"?) che faranno sembrare quello dei primi anni 2000 una bazzecola. Intanto noi semplici cristiani ci chiediamo come diavolo sia possibile che un pedofilo e stupratore di ragazzini acceda al sacerdozio prima, all'episcopato poi, e nonostante il "vizietto" e la manifesta incapacità di guida e di governo permanga in cattedra per più di trent'anni.

Proponiamo qui sotto la nostra traduzione di un articolo del Guam Daily Post del 10 gennaio 2018, rinviando al blog Jungle Watch e al nostro blog per maggiori informazioni. Nel frattempo vi sfidiamo a trovare almeno un "fratello" del Cammino Neocatecumenale - anche uno solo - capace di condannare i pedofili anche quando sono membri importanti del Cammino.



L'Arcidiocesi allerta il Vaticano

L'Arcidiocesi di Agaña (Guam) ha messo al corrente il Vaticano riguardo alle recenti accuse di molestie sessuali a carico dell'arcivescovo attualmente sospeso.

Mark M. Apuron, in un'intervista esclusiva concessa al The Guam Daily Post ha accusato suo zio, Anthony Apuron, di aver sessualmente abusato di lui nel 1990 durante un evento tenuto negli uffici dell'Arcidiocesi di Agaña.

Mark ha detto che il presunto abuso, avvenuto quando era sedicenne, è avvenuto nei bagni della Curia di "zio Tony". Afferma di essere stato stuprato da suo zio e che tale episodio lo ha estraniato dai suoi familiari più vicini e lo ha fatto sentire pieno di vergogna e pietrificato. "Credevo che mio zio fosse potente e intoccabile", ha detto.

L'arcivescovo coadiutore Michael Byrnes ha preso atto dell'accusa di abusi sessuali ed ha confermato di aver messo al corrente officiali del Vaticano su questo nuovo caso. "Tutte le accuse riguardanti abusi sessuali che vengono portate all'attenzione della nostra diocesi sono importanti a causa del danno grave e irreversibile inflitto alle vittime da parte di persone di cui si fidavano", ha detto Byrnes.

Papa Francesco e la
«sporcizia nella Chiesa»
Mark Apuron, attraverso il suo avvocato, David Lujan, ha avviato ieri un'azione legale nella Corte Distrettuale di Guam a carico dell'Arcidiocesi di Agaña ed Anthony Apuron.

Ha detto al The Guam Daily Post che la sua fede in Dio resta forte: "Non è stata la Chiesa a farmi questo. Non ha nulla a vedere con la Chiesa o col Signore. Ciò che mi è stato fatto è stato compiuto unicamente da mio zio".

CCOG: "Credeva di essere invincibile"

David Sablan, presidente dei Concerned Catholics of Guam, ha detto che quest'ultima accusa porta la questione ad un livello diverso rispetto alle precedenti, poiché proviene da un parente e poiché il presunto abuso è avvenuto quando Anthony Apuron era già arcivescovo.

"Questo mostra davvero la dinamica dei suoi presunti abusi sessuali... e io credo che il fatto di essere il nostro arcivescovo gli faceva credere di essere invincibile a causa dell'autorità e del rispetto che riceveva", ha detto Sablan. "Tale invincibilità lo aveva reso addirittura più audace".

Sablan ha rivolto un appello alle autorità vaticane affinché pubblichino il responso del Tribunale Vaticano riguardante l'arcivescovo sospeso e ha suggerito che questi venga privato del titolo di arcivescovo allo scopo di "guarire la spaccatura nella comunità cattolica locale", che dice essere divisa fra i cattolici tradizionali e quelli che seguono il Cammino neocatecumenale a cui è affiliato Apuron.

Sablan ha anche detto che privare Apuron del titolo preparerà anche la strada ad una piena revisione dei conti riguardanti le donazioni all'ente non-profit Kåmalen Karidåt, che potrebbe essere stata utilizzata come fondi neri personali di Anthony Apuron.

Manifestazione di fedeli cattolici
davanti alla cattedrale di Guam:
"spretate il pedofilo Apuron"
(aprile 2017; foto: Pacific Daily News)
Il tribunale vaticano

Byrnes ha detto che sta ancora aspettando i risultati del tribunale vaticano che ha determinato un verdetto riguardante il caso Apuron l'anno scorso. Tale verdetto non è stato ancora pubblicato.

Il notaio del tribunale, don Justin Wachs, si è dimesso dall'incarico che aveva presso la Congregazione per la Dottrina della Fede l'anno scorso a causa di presunti abusi sessuali nella sua parrocchia d'origine di Sioux Falls nel Sud Dakota.

Lo scorso settembre il cardinal Raymond Burke è stato nuovamente nominato giudice del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, supremo tribunale della Chiesa Cattolica, stando al The Catholic Herald. Wachs, Burke e don James Conn erano venuti a Guam a febbraio dello scorso anno per proseguire il processo canonico all'arcivescovo sospeso Apuron, che rischia condanne penali connesse alle accuse di aver abusato sessualmente chierichetti quando era sacerdote decenni fa.

The Post ha chiesto un commento a Conn parecchi giorni fa riguardo allo stato del caso Apuron, ma ancora non ha ricevuto una risposta.

Non è chiaro se le recenti accuse contro l'arcivescovo sospeso impatteranno sul processo canonico o sulla decisione che era stata raggiunta lo scorso anno.

Byrnes ha detto che ogni successiva informazione sul caso Mark Apuron verrà "inoltrata rapidamente a Roma", in virtù delle nuove e più severe linee guida dell'arcidiocesi contro gli abusi sessuali. "Ci siamo impegnati a proteggere tutti i bambini e i giovani affidati alla nostra cura e a non ripetere le serie cadute del passato", ha detto.

giovedì 11 gennaio 2018

O Signor manda il tuo spirito che rinnovi la faccia dei catechisti

Un lettore del blog ha chiesto come mai dopo tanti anni di fiducia nei cosiddetti "catechisti" del Cammino quella fiducia si sia incrinata fino al punto di uscire dalla setta neocatecumenale. 

Kiko estrae "a caso" le destinazioni
e le famiglie che andranno in missione per lui
In particolare, da vari commentatori, viene riferito come le operazioni di elezione dei responsabili e dei nuovi catechisti da parte della comunità, vengano pesantemente influenzata dai catechisti che, oltre ad aver diritto al voto -e quindi far pendere in modo decisivo le preferenze verso i soggetti di loro gradimento-, in più occasioni  disinvoltamente disattendono le scelte delle urne per imporre i propri beniamini, chiamando in causa addirittura lo Spirito Santo.

Anche le estrazioni a sorte di chi, della comunità, debba parlare nelle "grandi occasioni" di fronte al vescovo o a folte assemblee o aprire le danze nelle serate degli scrutini per impressionare i fratelli e far credere loro che "qui si sta facendo sul serio",  sono operazioni pilotate dai "catechisti", che scelgono accuratamente chi sia il fortunato e poi fingono di averlo estratto a sorte.

Naturalmente, sia nel caso in cui facciano votare, sia nel caso in cui estraggano a sorte, attribuiscono allo Spirito Santo la responsabilità di aver operato la scelta.
Vi proponiamo i commenti da cui abbiamo tratto questi spunti organizzandoli come una sequenza di domande e risposte.


Domanda: si può dire che i catechisti che manipolano le estrazioni e orientano le elezioni siano in buona fede?

La buona fede dei catechisti, di cui non mi permetto di dubitare, è proprio quella che consente loro di manipolare e di controllare le "estrazioni".
Chiunque si ritrovi a fare gestione di gruppi sa quanto può esser pericoloso lasciare che la sorte o il gruppo stesso decida autonomamente da chi debba essere rappresentato.
Ecco perché chi desidera che il gruppo continui a camminare su una pista precedentemente stabilita da chi sta più in alto non può permettere spontaneismi e o lasciare tutto in mano al sorteggio.
L'apparentemente ingenuo interlocutore sembra affermare che siccome non c'era una telecamera che testimoniasse delle manipolazioni, esse non sono avvenute in quanto non dimostrabili oggettivamente.
Ma ci sono altre prove, per esempio perché non controllare la destinazione dei seminaristi e poi presbiteri RM in relazione alle famiglie di provenienza?
(Michela)

**********""""""""""**********

Domanda: con quale meccanismo i catechisti invalidano le scelte della comunità, nel caso in cui non siano riusciti a determinarle con il proprio voto? E su che genere di persone cade la loro preferenza?

Posso testimoniare che i catechisti manipolano tutte le dinamiche delle comunità: anche noi abbiamo votato un responsabile puntualmente destituito dai catechisti e sostituito con un altro, più adatto secondo loro.
Allora non capivo la ragione ma, come al solito, smettevo di farmi domande e andavo avanti.
Oggi ho capito che quella sostituzione è avvenuta perché il prescelto era un uomo completamente asservito ai catechisti, intellettualmente privo di personalità, di spinte emotive, di progetti per se stesso e per la sua famiglia, “ubbidiente” - come dicono loro - ai catechisti. (Claudia)

**********""""""""""**********
"Espressione greve e severa"
tipica del catechista neocat

Domanda: se la decisione, alla fine dei giochi, è sempre in mano ai catechisti, perché fanno votare i fratelli della comunità? 

Anch’io mi chiedo: “perché farci votare?”. Un’idea me la sono fatta: per ribadire ancora una volta a noi catecumeni che il potere decisionale è dei catechisti, per affermare ancora una volta la loro superiorità, di cui si fregiavano orgogliosi ogni volta, entrando nelle salette in cui li attendevamo timorosi, sedendo di fronte a noi con quell’espressione greve e severa. (Claudia)

**********""""""""""**********

Domanda: i catechisti rispettano le libere scelte dei fratelli, dopo averli sollecitati al voto?

Nella nostra comunità il responsabile era una persona molto in gamba, umile, buona e che negli anni si era dato tantissimo da fare per il bene della comunità.
Dopo un passaggio, i catechisti ci fecero votare e il vecchio responsabile vinse le elezioni. Nonostante ciò i catechisti ci dissero che loro avevano scelto un'altra persona (il classico "trinariciuto" del Cammino) e che siccome la Chiesa non è democratica (cosa che non è neanche pienamente vera, visto che il Papa stesso viene eletto da un conclave di cardinali), il responsabile veniva sostituito.
Quello che mi sono sempre chiesto e che ancora non capisco è come ci hanno fatto votare. (Un lettore del blog)

"In questa casa nacque Kiko Argüello, fondatore del
Cammino Neocatecumenale". Neppure si rendono
conto di quanto siano imbarazzantemente ridicoli!
Da noi quando ci fu il momento di eleggere nuovamente il responsabile, mi pare dopo il secondo passaggio, in massa i catechisti per loro ammissione votarono tutti la persona che poi divenne il responsabile, perche' secondo loro aveva il carisma. Solo con i voti dei membri della comunità la persona scelta era un'altra, ma il voto di tutti i catechisti fatto convergere su una sola persona, di fatto spostò il risultato finale.
Vorrei far notare che i catechisti vedono le persone sporadicamente, mentre i membri della comunità standoci settimanalmente lo conosco realmente.

Se poi con gli anni fai notare che quella persona non è adatta a quel ruolo di responsabile, i catechisti ti ripetono il solito mantra:

  • sei una persona che giudichi
  • il Signore ti ha dato il responsabile che ti serve, anche se tu non lo capisci e ti ribelli, perché ti stai ribellando al disegno di Dio
  • se il responsabile sbaglia ti devi prendere l'ingiustizia
  • il Signore con quel responsabile vuole dirti qualcosa per la tua vita.
  • tu hai la presunzione di voler sapere come funzionano le cose.

Se me le dicessero ora tutte queste cose, gli risponderei per le rime, ora che frequento una Chiesa sana e persone normali ed ho visto la differenza. (EX-NC-???)

**********""""""""""**********

Domanda: nel caso in cui si verifichino problemi e dissapori nelle equipe dei catechisti eletti, come intervengono i catechisti della comunità? Cercano di enucleare i problemi, fornire risposte, giungere con trasparenza a soluzioni condivise?

Assolutamente no. A tale proposito vi racconto un episodio. Io e mio marito abbiamo fatto parte dell’equipe dei catechisti della nostra comunità assieme al responsabile, sua moglie e un’altra coppia. Il responsabile era stato imposto dai catechisti, che trascurando il risultato della votazione, avevano scelto questo individuo in base alla sua manovrabilità. 
Ad un certo punto io e mio marito abbiamo iniziato a manifestare i nostri dubbi su alcuni metodi utilizzati dai "catechisti" del Cammino: avevano preso di mira un fratello, ricoprendolo di domande da interrogatorio, accusandolo davanti a tutti, gettandolo nella disperazione più totale.
Di riflesso, i “fratelli” lo avevano emarginato.
Anche noi, sebbene ci ponessimo tante domande e le sottoponessimo al nostro invertebrato responsabile. Quest’ultimo, anziché prendere in considerazione i nostri dubbi, si è rifugiato tra le braccia dei "catechisti", raccontando tutto ciò che noi avevamo detto, tutti i nostri dubbi e... “tutta la nostra disubbidienza”.
Insomma, una sera la nostra comunità è stata convocata dai "catechisti", i quali, dopo aver aperto una pagina del Vangelo “a caso”, in cui era scritto che bisognava rinascere dall’alto, hanno dichiarato i carismi decaduti.
In altre parole bisognava rieleggere l’equipe. Ma - udite, udite! - il responsabile non è stato destituito in quanto... ubbidiente. Noi e l’altra coppia siamo decaduti e i "catechisti" ci hanno sostituito con un’altra coppia e con il figlio di un "catechista".
Tutti ubbidienti e ligi al dovere.
Nessuna votazione in questo caso.
Solo imposizione di persone ben inquadrate, che non devono fare nulla se non eseguire meccanicamente quanto comandato dall’alto. A seguito di questo evento è iniziato il nostro processo di allontanamento sancito poi da fatti gravissimi avvenuti. (Claudia)

**********""""""""""**********

Domanda: che cosa possiamo dire delle estrazioni a sorte, in cui i catechisti ravvisano spesso l'opera dello Spirito Santo?

I catechisti aprono la Bibbia "a caso"
e sparigliano le carte

Riguardo alle cosiddette estrazioni pilotate, ne sono stato testimone diverse volte: soprattutto quando si tratta di dare testimonianze in presenza di vescovi, vengono scelte le persone con le storie più strappalacrime (malattie, disgrazie, etc.), persone che hanno avuto un percorso di conversione importanti oppure persone che si conformano pienamente ai dettami del Cammino. (Un lettore del blog)

È vero: tutti i sorteggi vengono pilotati per questioni organizzative, ma peccato che prima si invocava lo Spirito Santo per essere "guidati".
Al di là di tutto a colpirmi fu il risultato dello "scrutinio": commenti e chiacchiere, non appena andavano via i "catechisti", e così la mia esperienza è finita all'ultima tappa del Padre Nostro. (Francesco)

martedì 9 gennaio 2018

Seminari kikiani R.M.: come distruggere i futuri presbiteri

Guam: finalmente chiuso il
seminario Redemkikos Mater

e cancellato il nome dall'ingresso
Il seminario neocatecumenale di Guam è stato finalmente chiuso.

Per capire meglio i pericoli e i danni arrecati alla Chiesa Cattolica da quei seminari Redemkikos Mater, proponiamo qui sotto una testimonianza a firma Veterano che contribuisce a gettar luce sul metodo neocatecumenale e sulla mentalità sottostante. È ora che quanto è da troppo tempo nelle tenebre venga, finalmente, alla luce. Sempre di più.

Nel pubblicarla intendiamo anche ricambiare gli auguri di Kiko Argüello che, dalla pagina Facebook "JMJ-CNC" di consolidata propaganda kikiana, si mostra tanto esaltato e giulivo, pieno delle più belle speranze, sicuro che nulla potrà mai ostacolare la marcia trionfale del suo "POTENTE CAMMINO", ormai SOLO SUO, da quando Carmen, nel bene e nel male, non è più al suo fianco. Inseriamo questo piccolo video di auguri - dura appena trenta secondi - perché possiate vedere con i vostri occhi la superficialità, per non definirla peggio, con cui sanKiko di santaCarmen tratta le vocazioni dei giovani (tante volte pseudo-vocazioni o vocazioni pilotate).

Kiko usa e abusa della vita stessa dei giovani che, purtroppo per loro, si affidano a lui, come fa di ogni cosa.
Alla fine del video Kiko, in un gesto scherzoso e al colmo dell'allegria, tira l'orecchio ad un presbitero del Cammino di lungo corso, che sta - devoto e sottomesso - al suo fianco.
Un gesto disgustoso, ma oltremodo simbolico.
Un monito a tutti, in particolare agli "unti del Signore", da parte di chi, per loro, si considera unico e solo "padre nelle fede"!






Testimonianza


Il problema dei Seminari Redemptoris Mater del Cammino Neocatecumenale è gravissimo per la Chiesa di oggi. Da parte mia già ne notavo le incongruenze diversi anni orsono.

Prima di enunciare le mie perplessità, vi faccio partecipi di un colloquio telefonico avvenuto tra il Responsabile Itinerante del Cammino di una nazione europea che non menziono, ed il Vicario generale del Vescovo della nostra diocesi, che aveva accolto il Cammino nella sua parrocchia, ma che, dopo un paio di anni, è stato trasferito nella città del Vescovo, causa promozione, lasciando la comunità al nuovo parroco, che non ne voleva sapere niente di queste iniziative postconciliari, ma solo per il "quieto vivere" continua a tollerarla.
Sì, è sempre una comunità, da quindici anni sempre più striminzita, perché non è ben vista neanche dai parrocchiani.

Per capire tale colloquio devo premettere che, in una città vicino alla nostra, una parrocchia si era ritrovata senza parroco ed il Responsabile Itinerante aveva convinto il Vicario generale ad affidarla al cammino neocatecumenale cosicchè avrebbero provveduto loro alla sempre più dilagante diminuzione del clero, mandando un parroco ed un vice, entrambi neocatecumenali, uno dei quali - il più giovane - era stato formato in uno dei primissimi seminari fondati da Kiko.

Dopo un po’ di tempo, il nuovo parroco neocatecumenale andò in crisi e fu mandato in cura psichiatrica - a spese della diocesi - ed oggi si trova nel suo paese d’origine a seguire una piccola comunità.

Ecco com'è andato quel colloquio.

- Resp. Itin. – Ciao carissimo, cosa posso fare per te?
- Vicario – Non so se hai sentito cosa sia successo a (…), si trova in clinica con una depressione incredibile.
- Resp. Itin. – Certo che lo so, poverino, credo che comunque sia qualcosa che possa succedere, o no?
- Vicario – Mi sono sentito con il Vicario generale della Diocesi di (…) e mi ha detto che non è il primo caso, anzi, più del 50% dei preti che escono da quel Redemptoris Mater hanno gli stessi sintomi, al massimo dopo due anni di permanenza nella Parrocchia di destinazione.
- Resp. Itin. – Non credi che sia un’esagerazione? Sai quanti nemici abbiamo?(1)
- Vicario – Affatto, mi ha parlato con statistiche alla mano.
- Resp. Itin. – E allora?
- Vicario – Non credi che ci sia una lacuna nella formazione di questi ragazzi? Hai mai pensato di rivedere un po’ i vostri programmi ed adeguarli a quelli diocesani? Io so con precisione che questo non accade nei normali seminari! Forse uno, ma non queste dimensioni di cui ti ho informato, ma che sicuramente sapevi.
- Resp. Itin. - … … …
- Vicario – Pronto…? Pronto…? Ma è caduta la linea? Non capisco!

Il Vicario ritenta quindi a telefonare, ma nessuna risposta! Non so come sia andata a finire, se si siano più messi in comunicazione, perché avvenne in quello stesso periodo che venni allontanato dalla comunità e dal Cammino in generale, definitivamente. Ricordo solo che dopo un paio di mesi il responsabile di quella nazione è morto.

Parliamo dunque del programma formativo.

Non esiste un programma ben definito e continuativo per gli studenti dei seminari kikiani: molte volte Kiko stesso ha detto che la formazione “vera” viene dall’esperienza di itineranza che questi giovani sono costretti a fare altrimenti possono pure ritornare a casa. Il tempo di durata del "periodo obbligatorio di itineranza" necessario alla "formazione" lo stabilisce il "discernimento" del catechista neocatecumenale responsabile di nazione.(2)

Lo studio vero e proprio si riduce a corsi tenuti da fratelli di comunità neocatecumenali, professori che si mettono a disposizione per il tempo necessario a dare ai seminaristi qualche infarinatura di greco, latino, storia della Chiesa, teologia, ma soprattutto di corsi intensivi per imparare la lingua locale perché la maggior parte di ragazzi provengono da paesi dell’America del sud.

Questo significa che il tipico seminario neocatecumenale non possiede affatto un corpo docente stabile che organizza il programma di studio consono alla preparazione presbiterale, ma ogni insegnante, indipendentemente dagli altri, segue il proprio metodo che ha imparato dall’istituto dove lavora o ha lavorato, anche se non aveva niente a che fare con la preparazione di sacerdoti, futuri pastori della Chiesa.

Inoltre una percentuale non trascurabile di tali insegnanti è in pensione.

La formazione teologica dei seminari neocatecumenali, dunque, risulta un’isola a sé stante, per quanto riguarda la formazione, mentre è fortissima l’unità nel trasmettere il pensiero e il metodo di Kiko, in tutti i luoghi del mondo dove sorge uno di questi R.M.: il Rettore, il Vice-Rettore ed il Direttore Spirituale devono essere necessariamente presbiteri neocatecumenali fedelissimi all’iniziatore e totalmente inquadrati nei suoi dettami.

In particolare, anche visivamente, si nota nella maniera in cui sono arredate le sale e i corridoi di quei seminari R.M., piene di "icone" e suppellettili fatte da Kiko.

Rassicurante rappresentazione
della bellezza della sequela kikiana.
Bisogna anche ricordare la "regola soci".

Le camere necessariamente devono essere sempre doppie per adempiere a tale “regola soci”, quella che i seminaristi devono sempre osservare fino all'inverosimile.
Per esempio: se ad un seminarista viene concesso il permesso di andare a trovare i familiari o di fare un po’ di vacanza, egli deve necessariamente portare con sé il suo “socio”, anche se la famiglia originaria non ha la possibilità di ospitarlo e forse neanche di nutrirlo (di solito sono molto famelici, ne ho esperienza diretta e ve lo posso confermare) o addirittura pagargli le spese della vacanza!

Non solo: nella formazione dei seminaristi kikiani c'è anche l’incontro obbligatorio mensile con il “gruppo dei garanti” dove si procede alla scarnificazione delle coscienze: in tali incontri è impossibile che resti segreta qualche piccola parte di intimità, tutto deve essere manifesto, anche se il ragazzo non è abbastanza maturo per sopportarne le conseguenze. La pressione psicologica è così elevata che si preferisce parlare purché smetta la tensione, con la conseguenza che poi, inevitabilmente, sopraggiunge un sentimento di depressione e di rancore verso il “gruppo" stesso, sentimento che negli incontri successivi si viene indotti psicologicamente ad auto/ svelare, peggiorando quindi la propria situazione poiché, di conseguenza, sono costretti a chiedere perdono a chi hanno giudicato... pena l'espulsione dal seminario e il ritorno in famiglia.

Sono tantissimi quelli che ritornano a casa, non solo sconfitti, ma anche con seri problemi relazionali con la loro stessa famiglia, figuriamoci con il sesso opposto!
Ho sentito dire con le mie orecchie da una madre scandalizzatissima: gli ho dato un figlio sano e me lo hanno rimandato malato!




Locandina pubblicitaria:
Kiko tira a sorteggio anche le reliquie
e chiede "donazioni generose"
Un'altra grossa esagerazione è la pretesa di "preservare dalle tentazioni" i seminaristi.

Se da un lato esiste questa pressione psicologica (che è già letale di suo), da un altro lato si cerca di proteggerli dagli “attacchi del mondo”, per usare una loro tipica espressione.

Vediamo qualche esempio di tale esagerazione.(3)

1) Nei pressi di un seminario kikiano XY vivevano diverse “famiglie in missione” del Cammino, ognuna inserita in una comunità neocatecumenale del posto, per fare il cammino, naturalmente anche con i figli. Una di queste famiglie aveva una figlia abbastanza spigliata e, a dire di molti, anche attraente.
Dopo un paio di anni - cosa apparentemente inspiegabile - il Responsabile di nazione li rimanda a casa.
Ma un motivo fin troppo valido c'è, per i soliti fedeli kikatechisti: togliere ai seminaristi la tentazione "di cattivi pensieri" o, il che è ancora peggio, "di lasciare la vocazione per sposarsi".

Quando la famiglia chiese il motivo (ossia chiese di sapere il perchè veniva in malo modo rimossa dalla missione e rispedita a casa, per quale colpa?), le venne risposto che la figlia in questione era una “mina vagante” che sarebbe esplosa da un giorno all’altro, facendo un grave danno morale ai seminaristi. Immaginate un po’ come venne disturbata la psiche di questa ragazza: “sono colpevole, sono una mina vagante, rovino le vocazioni”! Come al solito nel Cammino si colpevolizza la vittima per giustificare i colpevoli!

2) Il seminario neocatecumenale YZ si trova in una città dove vige una tradizione pluricentenaria di festeggiamenti per il carnevale, con sfilata di carri e festeggiamenti vari in tutto il circondario. Sappiamo benissimo che questo genere di manifestazioni portano tante volte ad eccedere, come succede all' "October fest" a Monaco e, proprio perchè si sa, ognuno può decidere con libertà e responsabilità se andarci o no, ognuno si prende le proprie responsabilità..

Nei seminari Redemptoris Mater non funziona così: infatti vige la mentalità che per preservare i ragazzi da questa “immane tentazione”, in concomitanza con la festa il seminario viene svuotato e i seminaristi vengono mandati, sempre a due a due (regula soci), nelle “famiglie in missione” che abitano il più lontano possibile da quel circondario. Questo periodo di una o due settimane diventa una “Vacanza” per i ragazzi, ma costrizione per la famiglia che li deve accogliere.

Questi seminaristi neanche hanno una loro volontà a volersi far del bene (allontanandosi dal male), piuttosto il loro consueto atteggiamento è quello che è sotto gli occhi di tutti, tipico di una mentalità da privilegiati:
di arroganza, credendo di essere dei super eletti e che tutto sia loro dovuto, sentendosi perfino in diritto di dare consigli (cioè comandare) su come una famiglia cristiana si dovrebbe comportare.

Bisogna amarli? Certamente! La famiglia e la comunità ce la mettono tutta pur di avere questa medaglia da sbandierare davanti ai catechisti del Cammino! Si mettono a loro disposizione nel servirli di tutto punto, anche di comprargli la ricarica del telefonino (tutti i seminaristi del Cammino hanno il telefonino, anche chi non lo vorrebbe, perché devono essere sempre contattabili).

Perciò la misura per diventare “presbitero” nel Cammino non consiste nello studio della teologia (arrangiato malissimo), nella preparazione spirituale (che manca totalmente), nella vita di preghiera e liturgica (organizzata alla maniera esclusivamente kikiana), ma solo nell’ubbidienza cieca ai "catechisti" del Cammino e quindi a Kiko. Sappiamo bene cosa succede quando questo non avviene (cfr. ad esempio il caso di don Rosini), ma tanti altri che conosco personalmente e non faccio nomi per non metterli in imbarazzo.
Piccola nota personale. Io stesso con la mia famiglia, perchè ho detto chiaramente che - visto che ho finito il Cammino e avendo fatto anche la tappa aggiuntiva di cui mai si era parlato in precedenza, quella del “Matrimonio Spirituale” - non ero più disposto ad avere nè "catechisti" e neanche più ad obbedire, perché l’ubbidienza - come dicono sant'Agostino e tanti altri padri della Chiesa e lo stesso Catechismo (cfr. ad esempio CCC 144) - si deve alla Parola di Dio: al Vangelo dobbiamo la nostra sottomissione. Sia il Vangelo che gli scritti di san Paolo, su tale argomento, sono categorici - per esempio: Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini!” (1 Cor 7, 23); Siete stati chiamati alla libertà; non fatevi schiavi degli uomini (Gal 5,13).
Così, dopo aver terminato il Cammino e perfezionato il percorso con il“Matrimonio Spirituale” (ultima trovata inventata da Kiko), ossia pur avendo tutte le carte in regola, non ho potuto dire e fare altro che allontanarmi io stesso, cosa che allora mi ha preso alla sprovvista perché non immaginavo neanche, ma che ora, vedo, è stata pura Misericordia di Dio.
Ma ritorniamo ai seminaristi così formati nei seminari kikiani e cerchiamo di capire meglio il motivo della loro inutilità per la Chiesa Cattolica. Consideriamo il tipico ragazzo che incontrate in tali seminari: è stato viziato dalla comunità neocatecumenale e dalle “famiglie in missione”, gli sono state “impedite le tentazioni” spostandolo qua e là, con buona probabilità è un ragazzo distrutto psicologicamente e annientato nel suo essere... dunque, cosa farà appena si troverà da solo a combattere con i problemi di una parrocchia e dei suoi parrocchiani? Dove non si conosce affatto quel tizio che si chiama Kiko Argüello, e dato che loro sono molto più cristiani di lui?

La tentazione è necessaria alla formazione, ce lo insegna Cristo stesso che è stato tentato nel deserto proprio prima della sua missione.
Fuggire le tentazioni è una scelta libera e personale di ogni momento di ogni giorno: non è un’operazione che si può dare comodamente in sub-appalto ad una struttura gestita da altri. Inoltre, non c’è bisogno di una festa di paese per lasciarsi andare a ubriachezze o altri peccati.

Viziare qualcuno, significa non volergli bene, e la pressione psicologica continuativa riduce le persone ad “amebe”, rendendole malate per tutta la vita. Ma forse è proprio questo ciò che vuole il Cammino Neocatecumenale!

In misura ridotta e, in alcuni casi in forma più accentuata, si ripete questo meccanismo anche negli “scrutini” delle varie tappe del Cammino: più si va avanti più si deve essere pronti ad essere messi alla gogna; meglio ci si riesce, e più amici dei "catechisti" si diventa!

Credo che non esista una setta più perfida e più falsamente rivestita di luce come il Cammino Neocatecumenale.

(da: Veterano)


[nota 1]
Usuale modo neocatecumenale di negare la realtà, facendo le vittime di inesistenti calunnie. Chiunque osa parlare è un "nemico" o un "faraone".

[nota 2]
La durata del periodo di "itineranza obbligatoria" è decisa, in modo insindacabile, dal responsabile itinerante della nazione, che è anche il vero responsabile della formazione dei seminaristi del R.M. istituito nella sua zona di competenza. Il periodo di itineranza serve per inquadrare il seminarista nel ruolo che avrà nel cammino neocatecumenale una volta ordinato presbitero. Si comprende facilmente come il periodo si prolungherà di molto per quei ragazzi che non dimostrano subito e inequivocabilmente di essere perfettamente allineati alla obbedienza assoluta a Kiko e agli itineranti stessi, unico asse portante della loro "vocazione".
Abbiamo molte testimonianze in questo senso, di ragazzi messi a lungo "sotto torchio", sottoposti a disagi sempre più grandi, finchè non si piegano del tutto alla disciplina oppure, stremati, alla fine alcuni optano per un seminario diocesano, altri rinunciano alla vocazione, si può immaginare con quali conseguenze.

[nota 3]
Parliamo di esagerazione, infatti è comprensibile un atteggiamento da parte dei "formatori" che tenda a preservare i seminaristi e li aiuti nella "lotta" contro le tentazioni, ma nessuno può sostituirsi totalmente o pensare di risolvere il problema mettendo "sotto una campana di vetro" i ragazzi che, un domani, nello svolgimento del ministero sacerdotale, dovranno scendere, da soli, nell'agone e combattere contro gli attacchi del mondo”.
La spiegazione è una sola: al centro, ancora una volta, non è il ragazzo e la sua vocazione, il rispetto per la persona, al centro è il cammino e il ruolo che ricopriranno, nel cammino, i futuri presbiteri al servizio di responsabili laici (in particolare i loro catechisti) a cui devono obbedienza. Non si può tralasciare che un altra cosa richiesta - come imprescindibile per il percorso di formazione al sacerdozio - ai seminaristi dei R.M. è che facciano loro stessi il cammino per la loro vita, sottoposti anche qui agli scrutini dei vari passaggi, portati avanti da un capo equipe laico.