lunedì 25 settembre 2017

Kiko nello spirito di Charles de Foucauld

Lettera per tutti coloro a cui può interessare.

Protesta di un membro della fraternità di Charles de Foucauld
(nostra traduzione)


Copia di Yeshivah ebraica
allestita all'interno della Domus Galileae
Alla notizia apparsa su Internet sulla Domus Galileae installata sul Monte delle Beatitudini in Israele, e visto alcuni commenti di protesta, il mio spirito e stato invaso da: un duplice sentimento: uno di non preoccuparmi e di lasciar andare e l’altro di levare la mia protesta e biasimo.

Per dire la verità, è stato quest’ultimo a prevalere.

Però ho voluto dare una giustificazione a questo malessere che mi ha dominato per più giorni. Lo ho incontrato nella seconda lettera a Timoteo, capitolo 4 versetti 1 e 2 che dice:
“Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina”.
Sono così inorridito e scandalizzato che chiedo a Gesù di Nazareth che mi dia luce per dire ciò che per parte mia credo sia un obbligo proclamare.

Lusso sfrenato nella "casa di accoglienza"
allestita "nello spirito di Charles de Foucauld"
È un vero e proprio scandalo e una profonda contraddizione edificare una simile Domus, che è una proclamazione di ricchezza, potere e dominio nel sito da cui Gesù predicò e proclamò le Beatitudini, e parlò dei poveri, tra i poveri e per i poveri, essendo come uno dei più emarginati e disprezzati abitanti di Nazareth.

Ed ancor peggio, si dedica o costruisce la “Casa” senza tener conto dei nostri fratelli palestinesi.

A proposito: questi ultimi sono stati invitati al’inaugurazione di tale edificio? Molti cardinali e vescovi (dicono circa 170) autorità civili, ambasciatori, tutti quelli che hanno a che fare con il potere e molto poco con Gesù di Nazareth e con i poveri.

Tutto cioè mi procura un tal malessere interiore che non ho visto un’ugual cosa contro cui Gesù visse e predicò.

Tutto ciò è, a mio modesto parere, contro il Vangelo.

Rabbini e cardinali amici danzano attorno ai falò
nel cortile della Domus Galileae in onore del messia
(non Gesù, uno venuto un secolo dopo)
E la cosa peggiore è che si sono applicati a pagare e ad erigere una simile costruzione coloro che si chiamano cristiani e fratelli della mia stessa fede.

E, come se non fosse abbastanza, hanno manipolato e mal utilizzato, ingiustamente ed antievangelicamente, la persona e lo Spirito del fratello Carlo de Foucauld.

Perché si vuole fare ciò nel suo nome? Il fratello Carlos, apostolo del nostro tempo, pensò e operò in e per Gesù di Nazareth, in e per i poveri.

Se avessimo l’opportunità di farlo sapere al Fratel Carlo, ci direbbe tante cose da mettere nel terrore coloro che hanno manipolato la sua persona e il suo spirito; tanto che, permettetemi lo sproposito, lo ammazzerebbero come ammazzarono Gesù, indisciplinato per i poveri.

Non so se anche ci sarà qualche cambiamento nelle intenzioni di questi che, avendo conosciuto in gioventù Fratel Carlo, oggi stanno ad anni luce dal suo esempio e dal suo spirito.

Per adorare Gesù nell’Eucaristia non ho bisogno di ricchezze, di grandi e mausolei né di grandi templi, come quella oggi chiamata indebitamente “Domus Galileae”.

Oh Gesù! Dischiudi loro l’intelligenza perché comprendano e capiscano l’azione del tuo spirito questi nuovi interpreti del carisma del Fratel Carlo, che vanno tanto bene con il denaro e tanto male con i poveri.

Fratel Carlo, come Gesù di Nazareth, perdonali perché non sanno quello che fanno. E se lo sanno, scenda su di loro il perdono del Padre.
Mi perdonino coloro che leggeranno le mie parole su questa lettera. La ricchezza e i mausolei come casa di orazione e di accoglienza per l’Eucaristia non vanno né con Gesù né con il suo Vangelo.

Un abbraccio a tutti,

Pepe Escalona Idáñez, Fraternità Secolare Charles de Foucauld di Málaga.

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È molto interessante leggere quale sia l'articolo che ha suscitato la reazione indignata del membro della fraternità secolare di Charles de Foucauld.
Si tratta di un articolo, ancor oggi leggibile nell'edizione inglese di Zenit ma che non ho più potuto rintracciare in quella italiana e spagnola (chissà perché?) a questo link .
Ne traduco una parte:

KORAZIM, Israele, 3 APRILE 2008
Cristo nell'Eucaristia sarà perpetuamente adorato sulla montagna dove proclamò le Beatitudini, grazie ad un monastero dell'adorazione edificato a fianco ad un centro di ritiro del Cammino Neocatecumenale.
Il monastero a fianco del Centro Internazionale Domus Galileae è stato inaugurato il 29 marzo, in un incontro con 170 vescovi e figure chiave fra i laici cattolici neocatecumenali.
Il monastero è costituito da 23 celle che circondano una cappella circolare dove è esposto il SS. Sacramento. Sul tetto c'è una scultura di Kiko Argüello, il fondatore del Cammino Neocatecumenale, che raffigura Gesù e i dodici Apostoli durante la predicazione del Sermone della Montagna.
Il monastero è anche ispirato al Beato Charles de Foucauld, fondatore dei Piccoli Fratelli, che quasi un secolo fa, mentre era a Nazareth, auspicava ci fosse un luogo che permettesse l'adorazione perpetua sulla montagna ove Cristo predicava.
Egli prefigurava una comunità monastica che si dedicasse a imitare la vita segreta di Gesù a Nazareth.
Come segno concetto di comunione con il fondatore dei Piccoli Fratelli, una reliquia e del Beato Charles de Foucauld, è posta sotto l'altare della cappella circolare.


Negli articoli italiani sull'inaugurazione della cappella, scompare il "monastero" ed ogni riferimento a Charles de Foucauld e la cappella viene definita "moderno complesso architettonico, comprendente 20 cellette e un colonnato formato di sette colonne con archi che rappresentano i Sacramenti."
Evidentemente, lo scandalo per aver tirato per la giacca addirittura il beato de Foucauld attribuendogli la paternità di un "monastero neocatecumenale" inserito nel lusso della Domus, è stato immediato e ha consigliato, come al solito, di nascondere le prove della gaffe sotto il tappeto, come continuamente fa questo itinerario di fede che ama un po' troppo il lusso e la menzogna, e troppo poco la semplicità e la verità.

sabato 23 settembre 2017

Habemus Papam! (Parte II)

Aggiorniamo con nuove chicche la carrellata iniziata nell’articolo Habemus Papam! per continuare a riflettere, al di là di tutta la falsa propaganda che circola tra i camminanti, se effettivamente il cammino neocatecumenale, nella sua vera essenza, sia così vicino ai messaggi di Papa Francesco, come i neocatecumenali amano millantare.


Che pazienza che ci vuole!
Iniziamo riflettendo sull’OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO in Piazza San Pietro il 4 Giugno 2017 - Santa Messa nella solennità di Pentecoste:
Per fare questo è bene aiutarci a evitare due tentazioni  ricorrenti. La prima è quella di cercare la diversità senza l’unità. Succede quando ci si vuole distinguere, quando si formano schieramenti e partiti, quando ci si irrigidisce su posizioni escludenti, quando ci si chiude nei propri particolarismi, magari ritenendosi i migliori o quelli che hanno sempre ragione. Sono i cosiddetti “custodi della verità”. Allora si sceglie la parte, non il tutto, l’appartenere a questo o a quello prima che alla Chiesa; si diventa “tifosi” di parte anziché fratelli e sorelle nello stesso Spirito; cristiani “di destra o di sinistra” prima che di Gesù; custodi inflessibili del passato o avanguardisti del futuro prima che figli umili e grati della Chiesa. Così c’è la diversità senza l’unità. La tentazione opposta è invece quella di cercare l’unità senza la diversità. In questo modo, però, l’unità diventa uniformità, obbligo di fare tutto insieme e tutto uguale, di pensare tutti sempre allo stesso modo. Così l’unità finisce per essere omologazione e non c’è più libertà. Ma, dice San Paolo, «dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà» (2 Cor 3,17).”

Prove generali di
uscita dalla parrocchia
Che buffo: possiamo notare facilmente che, pur parlando di due tipi di attitudini opposte, in entrambi i casi il cammino esce piuttosto malconcio dal confronto con questi passaggi.

Quel “Quando ci si vuole distinguere, ecc..” è un discorso fotocopia a quello fatto ai neocatecumenali il 18 marzo 2016 quando il Papa metteva in guardia dai rischi del non “vigilare sul carisma” (l’ha detto il Papa, non lo diciamo noi), qui diventa anche più diretto con “l’appartenere a questo o a quello prima che alla Chiesa” che sappiamo benissimo essere un problema dei neocatecumenali in genere e dello stesso Argüello in particolare, che infatti senza problemi contempla la possibilità di uscire dalle parrocchie. 

Il Papa poi parla del rischio opposto, ossia dell’uniformità, dell’omologazione e della mancanza di libertà. Non è proprio il cammino lo sfornatore per eccellenza di cristiani cosiddetti adulti, tutti uguali? Ad esempio tutti dediti alla pratica della preghiera ma se e solo se così come deciso dagli iniziatori, altrimenti “non sarebbe fedele al carisma”; tutti che bollano come “religiosità naturale” qualunque forma di devozione non passi direttamente dai cosiddetti catechisti; tutti con un vocabolario proprio incomprensibile agli esterni al Cammino, con regolette e prassi che arrivano a determinare senza possibilità di alternative la vita materiale e spirituale dei camminanti come mai la Chiesa si sognerebbe di fare proprio in nome della libertà e del discernimento personale (come vivere l’elemosina, come vivere il digiuno, come vivere la paternità responsabile, come comportarsi in caso di ingiustizia subita, e perfino come impostare la voce, come imbracciare la chitarra e come pregare ad alta voce per tacere d’altro…).

Che altro c’è da dire, chapeau, il cammino con il suo stile riesce a presentarsi come il contrario di quello che propone il Papa persino quando il Papa parla di due atteggiamenti in teoria opposti, ma nella pratica complementari perché fare bene il cammino è proprio questo: distinguersi dal resto della Chiesa (e possibilmente del mondo), e annullarsi al proprio interno.

Ma chi l'ha detto che il Cammino
tende a omologare le persone?
Ma cambiamo argomento, che ci sono cose più urgenti a cui pensare, ad esempio il tema della "santità" degli iniziatori. Sappiamo tutti che il Papa, o meglio il Papa-secondo-il-cammino, è sempre stato un grande, grandissimo fan del duo Kiko e Carmen, e uno dei primi sponsor della loro canonizzazione. Quale camminante degno di questo nome non ricorda con un pizzico di commozione la Convivenza di inizio corso 2015-2016 e più precisamente la leggenda narrata nella giornata di Domenica, leggenda riportata senza un minimo di riscontro oggettivo come nella miglior tradizione, incorporata in una storia improbabile, avvincente e a tratti esilarante, di un messaggero a piedi sotto la pioggia per non so quanti chilometri portatore della notizia che il Papa avrebbe detto ai Vescovi domenicani, tra le altre cose, di essere certo che Kiko è un santo?

Il particolare che incuriosisce non poco è che questa esternazione del Papa (riportata solo ed esclusivamente da fonti neocatecumenali, ricordiamolo sempre), sembra stridere un po’ con quanto lo stesso Papa ha tenuto a sancire con il Motu Proprio dell’11 Luglio 2017 MAIOREM HAC DILECTIONEM, in cui ha deciso di modificare l’Art. 36 delle Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis facendis in Causis Sanctorum in tal modo:
Sono proibite nelle chiese le celebrazioni di qualunque genere o i panegirici sui Servi di Dio, la cui santità di vita è tuttora soggetta a legittimo esame. Ma anche fuori della chiesa bisogna astenersi da quegli atti che potrebbero indurre i fedeli a ritenere a torto che l'inchiesta, fatta dal vescovo sulla vita e sulle virtù, sul martirio o sull’offerta della vita del Servo di Dio, comporti la certezza della futura canonizzazione dello stesso Servo di Dio”.
Santino sanCarmen - Versione 1 (poco solenne)



Santino sanCarmen 2.0 - Versione definitiva
Cioè, il Papa-secondo-il-cammino parla con tale leggerezza della santità di Kiko come se fosse un fatto assodato (“una cosa certa” sono le parole che gli sono state attribuite nel racconto della convivenza) mentre il Papa-della-vita-reale fa un atto ufficiale proprio per condannare leggerezza e faciloneria su questi temi. Un cattolico quale Papa dovrebbe seguire?

Ma camminanti, facciamo uno sforzo di immaginazione in più. Senza voler malignare sull’ipotesi (comunque non da escludere a priori) che il Papa abbia voluto intervenire su questi temi proprio a seguito di quello che sta succedendo in cammino; anche solamente e semplicemente prendendo atto di questa Sua posizione espressa così chiaramente, come pensate che il Papa risponderebbe se gli si chiedesse cosa pensa della pre-canonizzazione in atto di Carmen che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti?

Forza, ragazzi, altrimenti
non si può cominciare
Parliamo di santini stampati (con immagine photoshoppata e tanto di preghiera già composta per l’occasione intitolata alla santa), gigantografie "santa subito" (vedi foto) esposte come immagini sacre, novene in occasione dell’anniversario, inviti a chiedere intercessioni alla defunta, racconti a destra e a manca di presunti miracoli già avvenuti, dichiarazioni di certezza di santità in occasioni pubbliche (“santa di categoria superiore nella lettera di Kiko ai camminanti di maggio 2017, la celeberrima frase pronunciata a Trieste in occasione della presentazione del suo libro: Tu pensi che mi canonizzeranno? Carmen senza dubbio, dopo i suoi scritti”) e chi più ne ha chi ne metta?

Ora, è evidente che a Kiko le indicazioni del Papa fanno un baffo come sempre, e i camminanti che lo seguono coscientemente idem, ma un pochino di imbarazzo?

Infine, citiamo l’intervista di Andrea Tornielli del 31agosto 2017, nella quale ci preme sottolineare questo passaggio: 
C'è un grande pericolo per i predicatori, quello di cadere nella mediocrità. Condannare solo la morale - la prego di perdonare l'espressione - “sotto la cinturaˮ. Ma degli altri peccati, quali l'odio, l'invidia, l'orgoglio, la vanità, l'uccisione dell'altro, prendere la vita, non se ne parla. Entrare nella mafia, fare accordi clandestini... “Sei un buon cattolico? Allora dammi l'assegnoˮ.
Che ne dite, chi conosce il cammino sa perfettamente e non può negare che in comunità, sebbene si condannino apparentemente tutti i peccati, c’è una sorta di gerarchia per la quale si tende sempre a concentrarsi (sia negli esempi riportati nelle catechesi, sia nelle focalizzazioni dei discorsi nel corso degli scrutini) sui peccati sessuali, mentre si alimenta una certa indulgenza compiaciuta su tutti gli altri. Ad esempio il peccato di ira si annulla se “in verità e per correzione fraterna”, così come i peggiori giudizi e le malignità, se si conclude la frase con “La pace”. È vero o non è vero?

E poi quella citazione finale sull’assegno, come se fosse un indicatore di fede. Cosa vi fa venire in mente? Un indizio? Inizia dal secondo passaggio e non è menzionata nello Statuto…
"E io avrei dovuto scrivere
la Prefazione ai Diari di Carmen?"

giovedì 21 settembre 2017

Piccole confessioni di una catechista di alto livello

Un lettore del blog ci ha trasmesso il contenuto di una conversazione avuta con la propria ex-"catechista" neocatecumenale, la quale incidentalmente è anche la madre della sua ex-ragazza. L'oggetto della conversazione è un chiarimento da lui richiesto alla catechista riguardo a una lite apparentemente grave accaduta durante un colloquio fra loro.

Per ulteriori dettagli sulla vicenda rimandiamo al commento dell'anonimo lettore: [clicca qui, neocatekiko pigrone!]

Non entriamo nel merito delle questioni discusse nella conversazione, non ci interessano minimamente, ma mettiamo invece in evidenza alcuni degli errori neocatecumenali più volte denunciati sulle pagine del blog, tranquillamente ribaditi dalla donna durante la conversazione. Chiunque parli con un cosiddetto "catechista" neocatecumenale si ritroverà di fronte a quello stesso metodo, quelle stesse risposte.

Ecco dunque alcuni passi salienti.

1. Il cammino è infallibile, lo Statuto è un certificato di santità passata, presente e futura di qualsiasi vaccata.
Ragazzo: «...a luglio mi avevi detto che anche tu potevi sbagliare, no? E io ti dissi: "il Cammino stesso può sbagliare, perché è stato bocciato due volte." Non è vero? Sta scritto sui libri di storia---»
Catechista: «Se vogliamo continuare con il Cammino, tu il Cammino a me non me lo devi toccare per niente, perché quello è un dono dello Spirito Santo che è stato approvato dalla Chiesa e tu non hai niente da metterci! Tu sei andato sui siti, sulle cose... A me di queste cose non me ne frega un cavolo!»
R: «[...] anche il Cammino stesso ha sbagliato, durante la [sua] storia è stato bocciato due volte su tre, quindi magari si poteva sbagliare... tu mi dicevi che questo io non potevo dirtelo---»
C: «tu non ci devi entrare in queste cose!»
R: «ma non ero un catecumeno allora?»
C: «tutte le realtà passano per la purificazione, e se è stato ammesso la terza volta sai che significa questo? Che veniva dallo Spirito Santo. Una cosa che è ammessa, basta. Tu invece l'hai fatto con l'atto[?] di ferire, perché tu XXX ce l'hai! [con il Cammino]...»
R: «Io ho soltaNeodogmanto detto, magari tu puoi sbagliare, uno perché tu stessa me lo dicesti a luglio---»
C: «si ma tu non puoi strumentalizzare un detto! [si altera] Puoi sbagliare su un'altra cosa ma sul Cammino, tu non avevi... ecco adesso mi fai incaz... un'altra volta! Sul Cammino... c'è la Chiesa che ha dato una sentenza! Chi sei tu?
[...] noi fuori del Cammino non abbiamo detto mai che siamo dei cristianoni arrivati. Quando ci presentiamo alle comunità sempre abbiamo detto... noi quando ci dicono "Eh voi andate in comunità!" sai come rispondiamo? Noi andiamo in comunità perché abbiamo bisogno, perché siamo peggio di quelli che non ci vanno...»
(dopo alcuni momenti di ulteriore lite sullo stesso argomento, la catechista scivola su un pensiero molto interessante)

2. Nel cammino i preti non contano niente; le prerogative sacerdotali, come la direzione spirituale, sono usurpate da catechisti laici senza nessuna preparazione.
R: «Tu mi dicesti: "sono la catechista di Don XXX, quello che ti disse lui scordatelo e vai avanti". Per me, hai più potere di Don XXX.»
C: «Eh, no! Tu mi stai a dire di Don XXX che non sa la storia, non sa niente, non ha...»
R: «No, Don XXXX sapeva tutto. Ad Agosto gli dissi, Don XXX ho un problema a fare il cammino e lui mi disse---»
C: «Ma tu lo sai che viene dai laici? che il Cammino viene dai laici? Lo conosci XXXX [nomina un catechista itinerante]»
R: «Si, ma se il prete ti legge una parola, ti dà una parola---»
C: «Eh ma tu non ti puoi scegliere di andare a parlare con il prete---»
R: «Ma se stavamo in pellegrinaggio! Ma dico, uno non può andare a parlare con un prete...»
(il ragazzo a questo punto chiede alla catechista perché, pur avendo inizialmente richiesto ella stessa di parlare con loro, in qualità di catechista, dei problemi di coppia della propria figlia e del suo fidanzato, abbia poi ritrattato e fatto prevalere i propri diritti di madre davanti alla confessione di un peccato mortale contro il sesto comandamento, commesso dal ragazzo con la figlia)

3. Negli scrutini i catechisti violano sistematicamente il foro interno insistendo particolarmente sui peccati sessuali, anche quando si tratta dei propri congiunti. Questa pratica, secondo loro, sarebbe "approvata dalla Chiesa".
R: «al catechista queste cose si devono dire tu me l'hai insegnato»
C: «NO»
R: «come? ma quando tu chiedi se uno ha fatto sesso con quella ragazza---»
C: «no, te l'ho detto prima! c'è un foro interno, certe cose si possono dire a---»
R: «ma come? A XXXX gli avete chiesto quante volte aveva fatto sesso con il suo ragazzo, non è lo stesso foro interno?»
C: «tu adesso vuoi ritornare in quelle cose là, tu adesso vuoi farmi dire---»
R: «voi mi avete detto che uno quelle cose le deve dire... voi mi avete sempre detto che per essere giudicato bene dallo Spirito di Dio, dal catechista---»
C: «Si, ma con che spirito l'hai detto, per farmi saltare?»
(la discussione continua con un battibecco, nel quale i due reciprocamente si accusano di aver provocato la lite, dopo alcuni minuti, il discorso ritorna all'origine del problema, ovvero il fatto che la madre-catechista si è intromessa nella relazione di questi due giovani ed è esplosa alle critiche del ragazzo riguardanti il Cammino. Le reciproche accuse sono sfiancanti e per ovvi motivi vengono omesse in questo articolo: non ci interessa entrare nel merito della ragione o del torto, delle piccinerie e dei dispetti dell'una o dell'altra parte. È interessante invece commentare la reazione della catechista alle accuse mosse dal ragazzo a riguardo dello Statuto del Cammino)

4. Solo gli aderenti al Cammino, e solo se di alto rango, hanno il discernimento. Nessuno può giudicare il Cammino o il comportamento dei suoi intoccabili catekikisti, la vera corte di Kiko.
C: «...e dopo hai cominciato ad attaccare il Cammino, e quando io ho detto: "che ne sai tu del Cammino?!" tu mi hai risposto: "si, si e perché solo tu che sei catechista sai?" Io, Io e hai cominciato ... e non ti si fermava più---»
R: «...vi hanno corretto lo Statuto, ti ho detto---» 
C: «non ti fermavi più e allora io ti ho detto: "Chi ca... sei tu per venire a dire a me queste cose, che sono 44 anni [che sono catechista]---»
R: «Ah, allora te lo ricordi bene!»
C: «Si, me lo ricordo bene, e non ti dovevo chiedere scusa per quello. Potevo chiederti scusa per il metodo, ma di quello che hai detto [le critiche al cammino], non l'ho accettato per niente. Io non l'ho accettato per niente! [...] non ti giustifica, dire male del cammino! »
5. Se fallisci nel Cammino la colpa è tua. Seguire il Cammino (movimento laico) rientrerebbe addirittura nella volontà di Dio, come fossa una vocazione.
C: «...tu il Cammino non l'hai fatto seriamente e non ti diamo una colpa. Non ce l'hai fatta, sta a posto. Non era nella volontà di Dio.»
R: «quando io dicevo pure a te e pure a lei: "non me la sento di farlo più [il Cammino] perché non ci trovo nulla di buono e voi mi avete detto "continuate a farlo, continuate"»
C: «infatti ti ho detto, fai almeno il secondo passaggio»
R: «ma fare il secondo passaggio vuol dire sei anni!»
C: «embé? perché no? il secondo passaggio è una tappa dove o si entra o si esce!»
6. Il Cammino comanda sugli affetti, il fidanzamento è valido solo fra aderenti. Il matrimonio è a tre: lui, lei e l'esigentissimo dio-cammino, del quale ci si deve addirittura "innamorare".
C: «...tu mi dici: "perché mi hai detto insisti"... che se tu ti innamoravi del Cammino, mia figlia restava con te ... tu ti sei sentito pressato... ma ricordati che l'ho fatto perché lei era contenta. [...] lei che è entrata lì [nel Cammino] e che vive... lei che ne è convinta, come quelli che fanno il Cammino se no se ne vanno, ha visto che con te non ci poteva condividere tante cose...»
R: «...ma se lei mi avesse parlato, mi avesse detto queste cose---»
C: «...no, lei con buona intenzione, ha sperato fino alla fine, che tu---»
R: «...eh, questa è da una parte buona intenzione, dall'altra parte anche un minimo di egocentrismo! [...] Sapeva che nel frattempo io stavo buttando anni e anni là dentro!»

mercoledì 20 settembre 2017

"Ogniqualvolta" parte la propaganda kikiana...

Mons. Isao Kikuchi
Lo scorso 14 settembre 2017 il Papa ha inviato ai vescovi giapponesi una lettera di esortazioni. Spieghiamo qui sotto perché i neocatecumenali, mentendo, la spacciano come una loro vittoria.

Sintetizziamo anzitutto gli otto paragrafi della lettera (per chi vuole verificare, il testo completo è disponibile sul sito web del Vaticano):
  1. il cardinal Filoni è latore della lettera;
  2. il Papa loda i martiri della fede cattolica del Giappone;
  3. il Papa ringrazia i vescovi giapponesi per il loro impegno missionario;
  4. li esorta a cercare operai per la vigna del Signore;
  5. conosce i problemi della società giapponese e sa che non si risolvono solo con le parole;
  6. sottolinea la necessità di una buona formazione sacerdotale e religiosa;
  7. dice che «i movimenti ecclesiali... possono essere di aiuto»;
  8. benedice i vescovi augurando loro operai per la vigna del Signore.
Per chi non ci avesse fatto caso:
  • la lettera non parla del Cammino Neocatecumenale;
  • la lettera non comanda qualcosa a riguardo dei movimenti ecclesiali;
  • la lettera non impone alcunché ai vescovi giapponesi.
In Giappone sono presenti da vari decenni diversi movimenti ecclesiali.

Come al solito i neocatecumenali gente fanatica, abilissima a mentire, malata di presunzione») tentano la furbata e sparano la solita sequenza di menzogne della propaganda kikiana:
  1. la lettera riguarderebbe direttamente il Cammino Neocatecumenale;
  2. il Papa esigerebbe che i vescovi giapponesi cambino idea sul Cammino;
  3. dunque il Cammino deve imporsi di nuovo in Giappone.
L'urgenza di tali menzogne neocatecumenali deriva dalla tremenda sconfitta di Kiko e del Cammino quando i vescovi giapponesi chiusero d'autorità il seminario neocatecumenale Redemkikos Mater di Takamatsu nel 2008. I singoli vescovi giapponesi, a loro discrezione, vietarono le "catechesi iniziali" e la costituzione di nuove comunità neocat.
Si vedano ad esempio un intervento dell'arcivescovo di Tokyo, del vescovo di Takamatsu, del vescovo emerito di Takamatsu, e del vescovo suo predecessore; anche il nunzio apostolico in Giappone dell'epoca elevò critiche al Cammino.

La chiusura del seminario neocatecumenale ha avuto lunghi strascichi e la notizia che Benedetto XVI avrebbe voluto più tempo per riflettere sulla questione venne trasformata nelle redazioni dei giornali in una vittoria del Cammino. I vescovi giapponesi incontrarono Benedetto XVI a gennaio 2012 pochi giorni prima che il cardinal Burke evidenziasse la truffa dell'autoapprovazione della liturgia neocat.
Contro tali menzogne neocatecumenali è sceso in campo mons. Kikuchi, vescovo di Niigata e presidente della Caritas giapponese, che in un'intervista ad AsiaNews ha detto che «uno» dei movimenti ecclesiali (che la redazione di AsiaNews ha identificato nel Cammino Neocatecumenale) è da tempo una «questione irrisolta» perché i suoi adepti «creano divisione tra le piccole comunità di cattolici» ed anche perché il loro modus operandi non viene discusso coi vescovi locali.

In particolare mons. Kikuchi ha fatto notare una stranezza - di quelle stranezze che avvengono sempre quando c'è di mezzo il Cammino (cfr. ad esempio mons. Mizobe e l'udienza del 13 dicembre 2010).
Nell'intervista ha detto: «Pensavo che ci sarebbe stato l’annuncio della visita del papa in Giappone, ma non c’era. E questo ha creato un piccolo disappunto».
Anche se nel testo italiano esordisce con «pensavo», è evidente che è molto più di un'opinione personale, e che ai vescovi giapponesi era stata davvero ventilata l'idea di una visita del Papa: la presenza del Filoni sembrava il momento migliore per annunciarla. Invece il Filoni si è limitato a leggere in italiano la lettera di esortazioni del Papa (che i vescovi già conoscevano, avendola già tradotta in giapponese sul sito ufficiale della loro Conferenza Episcopale). Perché l'equivoco sulla visita del Papa? Era forse un'esca per attirare tutti i vescovi a Tokyo e far pesare la lettera come un pressante invito del Papa a lasciare campo libero al Cammino? Capirete che il disappunto è «piccolo» in senso ironico...

Per questo il vescovo Kikuchi ha avvertito il bisogno di chiarire nella stessa intervista che «questi movimenti, qualunque essi siano, spesso creano divisione fra le piccole comunità di cattolici in molti posti di un Paese come il Giappone... [...] Noi speriamo soltanto che questi movimenti abbiano il coraggio e la volontà di discutere il loro modus operandi delle loro attività con i vescovi locali».

Insomma, i vescovi giapponesi non hanno cambiato parere sul Cammino poiché il Cammino ancor oggi rifiuta di essere al servizio dei vescovi.

E in ogni caso la lettera del Papa non ha chiesto loro di cambiare parere.

Ieri mons. Kikuchi ha commentato sul suo blog la visita di Filoni negli stessi termini dell'intervista già citata ed ha espresso riconoscenza al Papa per i singoli temi della lettera. Ma per quanto riguarda i "movimenti ecclesiali" ha aggiunto:
Non intendo ribadire ancora una volta la posizione ufficiale della diocesi di Niigata, ma è compito del vescovo decidere in che modo vadano valorizzati i movimenti ecclesiali riguardo all'evangelizzazione e nelle parrocchie. Nelle singole parrocchie, infatti, va fatta in comunione con i sacerdoti, i consacrati e i fedeli. Come già indicato dal Papa, i movimenti ecclesiali coi loro carismi sono un dono importante per l'intera Chiesa universale, ma è non è possibile considerarli automaticamente vantaggiosi per qualsiasi comunità ecclesiale di qualsiasi regione. In futuro chiederò di conoscere al riguardo i giudizi dei singoli parroci e in comunione con le comunità parrocchiali tenendo presenti le circostanze locali e la situazione delle parrocchie. La posizione ufficiale della diocesi di Niigata resta la stessa espressa qui il 1° febbraio 2011.
La posizione espressa il 1° febbraio 2011 contiene sostanzialmente le stesse considerazioni di mons. Mizobe già tradotte qui. In più mons. Kikuchi aggiunge:
Siamo a conoscenza del fatto che le attività [del Cammino] sono state accettate in molte diocesi del mondo. [...] Ma allora perché nelle parrocchie giapponesi sono nati conflitti, confusione e divisioni durante vent'anni, cioè fin da quando era stato fondato il seminario [di Takamatsu]? Ed hanno coinvolto ampiamente fedeli, religiosi e sacerdoti. Penso sia necessario chiarire che l'avere successo in una parrocchia di un altro paese non significa la possibilità di avere esattamente lo stesso successo anche in Giappone. Del resto ho avuto notizia che ci sono parrocchie nel mondo dove [a causa del Cammino] avvengono gli stessi problemi registrati nelle parrocchie giapponesi.

[...] Anche nella diocesi di Niigata ci sono membri del Cammino sparsi in diverse comunità parrocchiali. [...] Adottare o no il Cammino come itinerario di formazione è una decisione che spetta al vescovo. Al momento non intendo adottare, e non considererò l'adozione in un prossimo futuro. Come già indicato nella mia prima lettera pastorale, "Per promuovere la fede in questa chiesa locale che è la diocesi di Niigata non sono d'accordo ad affidare la formazione a qualche itinerario prestabilito o esercizi specifici". Questa resta la mia idea di base. Se consideriamo lo stato attuale della diocesi di Niigata, ogni parrocchia è una piccola comunità. Per cui è più appropriato che le parrocchie procedano insieme nella comprensione reciproca piuttosto che dividersi ulteriormente in gruppetti ancora più piccoli. [...] Per lo stesso motivo per la liturgia quotidiana e della Settimana Santa pensiamo che non sia appropriato per le nostre parrocchie celebrare liturgie diverse e separate dalla comunità parrocchiale. [...]

lunedì 18 settembre 2017

Domande di una bambina a Kiko Argüello

In rete, ci siamo imbattuti in un interessante racconto di una giovane donna che supponiamo, da ragazzina, abbia avuto occasione di conoscere Kiko Argüello.
Ella racconta di come abbia visto con i propri occhi innocenti e indagatori alcuni eventi importanti del Cammino, ne abbia notato, con grande acutezza e maturità, le incongruenze e abbia posto delle domande all'iniziatore del Cammino ottenendone delle risposte molto dirette e significative. I fatti narrati risalgono agli anni 1998-99.


Chi è Kiko Arguello?

Chi è quest'uomo che cerca di spezzare le normali leggi Sacre, creando uno scisma che travolge moltissime Chiese, invertendo le norme liturgiche?
Ricordo con precisione un evento, una chiacchierata, così come ricordo tanti altri stralci di vita riguardanti questo superbo, ma astuto, fondatore neocatecumenale.
"Mi spieghi il significato che ha il cammino neocatecumenale? Perché camminiamo in modo diverso dagli altri?"
Ero adolescente, ma molto riflessiva.
La sua risposta fu:
"Il Cammino è un'arma che il Signore ci dà per sconfiggere la scristianizzazione che sta dilagando"
"Quale scristianizzazione?"
"Quella che coinvolge il popolo della Chiesa che non aderisce. Il cammino è un itinerario, uno strumento che Dio concede e che porta a riscoprire la bellezza del Battesimo. Il Cammino neocatecumenale si prefigge di far riscoprire il significato, complicato e ambito, del Battesimo; è importante percorrere lo stesso cammino di formazione delle prime comunità cristiane, solo allora avremo diritto al Battesimo!"
Parlavamo così, in modo un po' informale. Una chiacchierata improvvisata... come tante.
"Allora il percorso sacramentale che propone la Chiesa non è corretto!"
"No, non lo è."
Rimase dentro me un senso di incertezza e confusione.
La Chiesa sbagliava! Il percorso da Lei proposto era errato!
Osservavo quest'uomo, un poco ambiguo, un poco stranamente avvincente, con un modo di porsi tra l'affabile e il minaccioso.
Come mai un termine così forte? Un evento chiarirà questa mia espressione non casuale.

Seminario Redemptoris Mater
di Denver (Colorado)
Denver (Colorado).
Lì si ergeva una meravigliosa costruzione, un seminario Redemptoris Mater, entrammo, tralascio i particolari che hanno poca importanza, preferisco andare al sodo e presentare la storia di un povero fratello neocatecumenale, che suo malgrado si trovava ad offrire la sua vita, seguendo un carisma che non gli apparteneva, ma che aveva origine nel cammino e nella mente contorta dei suoi genitori neocatecumenali.
Durante la visita, così ambita da parte dei plagiati neocatecumenali, si eseguì un giro di esperienze. Durante tale situazione, questo ragazzo, dal viso gentile ma ansioso, forse a causa di ciò che stava per esprimere, con fatica comunicò il suo malessere. Ricordo che mise tutti a conoscenza del suo stato depressivo, che si sentiva amareggiato, che aveva dentro sé la voglia di andare via e ritornare al suo Paese, dalla sua famiglia. In definitiva, chiese il permesso di poter lasciare tale contesto.
Kiko lo osservava con fare provocatorio..

Sala per la "scrutatio",
copia di una "yeshivah" ebraica,
del seminario neocatecumenale di Denver
Non era contento, lo percepivo vistosamente.  Si avvicinò alla croce dorata, vi si aggrappò, e con tono violento (e dico proprio violento) iniziò a scuoterla e ad urlare. Non si rivolse a lui in particolare, ma generalizzò, creando imbarazzo in quel povero ragazzo già soggetto al suo malessere morale. Disse che chi desiderava tradire il cammino e Dio, avrebbe dovuto dirlo in quell'istante, che chi sentiva il bisogno di arrendersi alle tentazioni di satana, avrebbe dovuto affermarlo e andare fuori da quelle mura sacre!
Bella minaccia sottilmente velata!
Il ragazzo non disse nulla e, concluso il giro di esperienze, non seppi più nulla, mi rimase solo la consapevolezza che la minaccia morale era parte integrante del cammino... ma forse, mi rimase impresso anche lo sguardo imbarazzato del povero malcapitato.
Piano piano la mia mente stava scrutando, e intuendo, la vera natura del cammino neocatecumenale.

Direi che tale episodio appena espresso, non è nulla in confronto a ciò che in seguito compresi, comprensione nata dall'istruzione e dalle dirette parole del fondatore, che ingegnoso e sagace, ha intrapreso un percorso inverso che trasporta le leggi Dottrinali in dubbie interpretazioni. L'enfatizzazione dell'ebraismo: la Pasqua ebraica; il sacrificio eucaristico negato; la croce astile... circostanze dubbie che mi incitavano a documentarmi.

Entrai in una bellissima Chiesa,  tutti erano seduti, erano davvero in tanti, e un bellissimo e grande Crocifisso si innalzava davanti al mio sguardo sbigottito. Ero curiosa e entusiasta.

Ero molto piccola, ma ricordo ancora la bellissima atmosfera, e la musica soave e delicata che penetrava  non solo nelle orecchie, ma soprattutto nel cuore. Era una delle poche volte che, nella mia infanzia, solcavo il pavimento Sacro. Ne rimasi inebriata.
Queste rare esperienze mi invitavano a pormi delle domande.
"Senti Kiko, i cattolici della domenica si confessano sempre prima della Comunione, noi no! Come mai?"
"Non c'è alcun bisogno di confessarsi spesso. Siamo figli di Dio, Egli ci ha già perdonati nella Sua misericordia. La confessione... noi la facciamo spesso e spesso con risvolti più positivi. Si riceve l'aiuto della Chiesa."
Vorrei sottolineare che la parola Chiesa, per Kiko, assumeva il significato di assemblea, di comunità, quella neocatecumenale.
Quel "noi ci confessiamo spesso" stava a indicare i peccati personali dei neocatecumeni, barbaramente sciorinati e tanto barbaramente giudicati... da laici!

Il periodo era pieno di impegni e il Triduo Pasquale stava per compiersi. Ero ormai adolescente, amavo studiare e comprendere ciò che accadeva attorno a me.
Eravamo al compiersi del Giovedì Santo, l'assemblea era pronta per affrontare il mero teatrino kikiano. Il Vangelo di Giovanni fu più volte reinterpretato e catechizzato con dovizia di particolari... tramutati e rigirati!!!! Non vi era alcun ministro ordinato e da laici iniziammo, in quella stanzetta, la danza! Qui si comprende bene il concetto di perdono, frivolo e striminzito, che hanno i neocat.
Il responsabile inizia le danze lavando i piedi a tutti, assumendo il ruolo di Cristo (falsa umiltà e tanta superbia). Uno ad uno, tutti i fratelli, iniziano ad alzarsi e a lavare i piedi del fratello contro il quale avevano peccato. E via a quella strana scena ingarbugliata e priva di qualunque significato veramente sacro!
Il punto? Beh, risollevati e leggeri, i cari fratelli si erano in qualche modo "confessati". Tutti pronti ad affrontare la Pasqua, con animo umile e rinfrancato!

Un altro scrupolo, mai sopito, riguardava il concetto del perdono così come veniva presentato. Una donna, che frequentava il cammino assieme a sua sorella e fratello di sangue, confidò, dopo diretta domanda: "Quale peccato hai dentro?" (tengo ad evidenziare che la catechesi era incentrata sul giudizio!)
Spiegò che aveva molta rabbia verso una persona che non riusciva assolutamente a perdonare (per un fatto molto grave; la compresi nel profondo). Il catechista impose a lei e ai suoi fratelli, di dirigersi a casa di tale persona e chiedere loro stessi perdono a quell'immondo!!!
La donna rimase piangente perché fu aspramente rimproverata per il suo "cuore di pietra". Seppi, poco tempo dopo, che la donna e il fratello portarono a termine tale obbligo (immagino che sollievo... sì, come no).
Mentre l'altra sorella si rifiutò. Fu ovviamente ripresa per il suo comportamento non Cristiano.
Il perdono, dono donato da Dio e buon proposito cristiano, è il cessamento di risentimento nei confronti di un'altra persona, che risulta totalmente vano se reso obbligatorio e senza un giusto senso di contrizione e pentimento da parte dell' offensore. Tutto ciò, nel cammino, viene reso inutile.

Per capire ancor di più questo pensiero contorto e logoro, è doveroso parlare della liturgia "Penitenziale" nel modo in cui avviene nei meandri ingannevoli del cammino neocatecumenale.

Annientato il senso Sacro dei sentimenti umani e cristiani, tocca inesorabilmente ai sacramenti che, nella realtà sono volti alla Salvezza dell'uomo, ma nel cammino assumono altri sensi, molte volte a mo' di "macchietta". Come avviene tale stortura? (e qui me la prendo anche con i sacerdoti, che non intuisco per quale subdolo motivo, si alleano a tale eresia e perdizione).

L'assemblea pronta per il rito; una piccola ammonizione precede il tutto, in cui il responsabile esorta ad essere brevi e non approfondire per dare il giusto spazio a tutti.
Canti assordanti e fastidiosi, accompagnati da chitarra, bonghi e cembali, iniziano a innalzarsi coprendo le voci ma anche i pensieri. Come poter meditare e pregare in quelle condizioni? Ah, sì, non è prevista alcuna preghiera o meditazione in quel contesto... tutto in linea allora! Ci si confessa esponendo sommariamente i propri peccati, sperando sempre che il prete abbia davvero compreso ciò che gli veniva detto dato il trambusto! Si tornava al posto, nuovamente rinfrancati senza alcuna penitenza da effettuare o consiglio di cui far tesoro.

Cari fratelli neocatecumeni, il peccato non è vostra responsabilità, in fin dei conti siamo schiavi del peccato e finché viviamo su questa misera terra non vi è alcun modo per evitare il male: perciò il perdono, nella concezione kikiana, è un atto che il peccatore richiede senza alcuna forma reale di pentimento e ravvedimento. I fratelli neocatecumeni, che richiedono il perdono per il male causato, lo richiedono con tanto di superbia e costrizione alla persona offesa, ritenendo che l'atto misericordioso sia dovuto. Questa falsa disciplina inculcata e incisa nel tempo tramite continue catechesi, si insinua nel profondo come verità reale e illuminante.


La Domus Galileae, il nuevo Vaticano sul Lago di Genezareth
Le dottrine kikiane si differenziano da quelle cattoliche in molteplici varianti e sfumature, che incitano al peccato e alla menzogna. Una struttura anticristiana astutamente costruita per manovrare le Sacre leggi e rigirarle a proprio piacere.
"Kiko, il significato di perdono?"
"Il perdono è un atto già compiuto da Dio, bisogna donare la propria vita alla comunità che attraverso il suo percorso ripulisce da ogni peccato e ridona integrità. Arriveremo al Battesimo puri e Santi."
Ah, allora il Paradiso è salvaguardato! Basta donare la propria vita al cammino neocatecumenale e non peccare mai di apostasia!
Qualche dubbio mi sovviene! 

sabato 16 settembre 2017

Il Cammino Cattolico

Il Cammino Neocatecumenale è una aggregazione all’interno della Chiesa Cattolica, cioè i suoi aderenti definiscono se stessi CATTOLICI, quindi:

PROPONIAMO ai fratelli neocatecumenali di RIFLETTERE INSIEME sulle parole pronunciate dal PAPA durante l’ omelia nel suo recente viaggio in Colombia.

Il senso di fare ciò è che “TUTTI NOI cattolici” dovremmo avere a cuore di comprendere il significato dei discorsi del Papa, come lui ha a cuore di parlarci perché nelle sue parole possiamo trovare un AIUTO per il nostro cammino PERSONALE di fede.

Ed il fatto che il CAMMINO di FEDE è innanzitutto personale, per poter essere anche COMUNITARIO, è il Papa stesso a ricordarcelo in più occasioni, come ad esempio:
Dallomelia dell’11 maggio 2017
“La salvezza di Dio è in cammino verso la pienezza dei tempi…
II Signore guida il suo popolo, con momenti buoni e momenti brutti… ma guida il popolo verso la pienezza…
Il popolo di Dio è in cammino. Sempre. Quando il popolo di Dio si ferma, diventa prigioniero in una stalla, come un asinello, lì: non capisce, non va avanti, non approfondisce la fede, l’amore, non purifica l’anima.
Ma c’è un’altra pienezza dei tempi, la terza. La nostra.
Ognuno di noi è in cammino verso la pienezza del proprio tempo. Ognuno di noi arriverà al momento del tempo pieno e la vita finirà e dovrà trovare il Signore.
E questo è il momento nostro. Personale.
Che noi viviamo nel secondo cammino, la seconda pienezza del tempo del popolo di Dio.
Ognuno di noi è in cammino”.

Dallomelia del 31 gennaio 2017:
“ E ogni volta che Gesù usciva, c’era più folla…
Ma lui cercava un’altra cosa: cercava la gente. E la gente cercava Lui: la gente aveva gli occhi fissi su di Lui e Lui aveva gli occhi fissi sulla gente . – ‘Sì sì, sulla gente, sulla moltitudine’ – ‘No, su ognuno’ –
E questa è la peculiarità dello sguardo di Gesù. Gesù non massifica la gente:
Gesù guarda ognuno.
Il Vangelo di Marco racconta due miracoli: Gesù guarisce una donna malata di emorragia da 12 anni che, in mezzo alla folla, riesce a toccargli il mantello. E si accorge di essere stato toccato. Poi, risuscita la figlia dodicenne di Giàiro, uno dei capi della sinagoga. Si accorge che la ragazza ha fame e dice ai genitori di darle da mangiare.
Così guarda Gesù: ci guarda tutti, ma guarda ognuno di noi. Guarda i nostri grandi problemi o le nostre grandi gioie e guarda anche le cose piccole di noi. Perché è vicino.
Gesù non si spaventa delle grandi cose, ma anche tiene conto delle piccole”.


Tornando alle parole del Papa in Colombia, c’è da dire che l’occasione per approfondirle è stata fornita da un lettore NEOCATECUMENALE anonimo che, rispondendo all’autrice di un precedente post (riguardante il rito del Battesimo) le ha rivolto il seguente ottimo consiglio (a lui quindi il MERITO per questo approfondimento):
Ti consiglio di leggere le parole del Papa di ieri... sembrano scritte per te, per questo blog, e per il caro vescovo abruzzese che tanto tiene all'evangelizzazione tanto da dire che la chiesa evangelizza tutta assieme... tradotto... non fa un tubo!"
Invito ogni neocatecumenale che si riconosce nell’affermazione del suo fratello di cammino a seguire le parole del Papa e le riflessioni scaturite, di seguito riportate, come risposta al precedente commento.




Quando il Papa parla, in una determinata nazione o contesto, in realtà si rivolge sempre a TUTTI... ma devo ammettere che, mentre ieri lo ascoltavo, per 1 momento ho commesso il tuo stesso errore: ho pensato che le sue parole sembravano dette proprio per uno come te, per il Cammino Neocatecumenale, e per il caro laico spagnolo che ci tiene tanto all'«evangelizzazione» da volersi distinguere dal resto della Chiesa per procurare gloria a se stesso... tradotto... fa confusione e crea disunità!

Vediamo come mai mi è venuto questo pensiero...

Oltre alla frase già citata da Lino:

PAPA - "Gesù insegna che la relazione con Dio non può essere un
freddo attaccamento a norme e leggi, né tantomeno un compiere certi
atti esteriori che non portano a un cambiamento reale di vita".

vorrei riportare altri passi significativi dell'omelia del Papa.

PAPA - "questo cammino di sequela ha richiesto nei primi seguaci di Gesù molto sforzo di purificazione. Alcuni PRECETTI, DIVIETI e COMANDI li facevano sentire sicuri: COMPIERE determinati RITI e PRATICHE li dispensava dall'INQUIETUDINE di chiedersi: «Che cosa piace al nostro Dio?»"

Dai Anonimo NC, ammettilo!
Non è forse questa la cosa più importante che ti dà il 'Cammino'?
  • Ti fa sentire SICURO, in regola, perchè partecipi alle celebrazioni, convivenze, lodi, decima, missione nelle piazze, battezzi i tuoi figli per immersione nella notte di Pasqua...
  • Ti fa sentire protetto, a posto con la 'coscienza' perché obbedisci ai CATECHISTI, sia in ciò che DEVI fare, sia in ciò che NON devi fare (come non parlare più con un fratello che ha lasciato la comunità) e così l'INQUIETUDINE del dover prendere una decisione importante (o non importante visto che anche su quale modello di auto comprare devi chiedere ai catechisti)...
Non la senti... quella sana e benedetta inquietudine? Non lo avverti quel disagio del cuore partendo dal quale Dio ti vuole parlare?

Lo sai che è lì che parla Dio? Nel cuore? Non per bocca dei cosiddetti "CATECHISTI".
Lo sai che la COSCIENZA va ascoltata e non tacitata? L'hai mai fatta alla tua coscienza la domanda che ha indicato il Papa?

Ti sembrano un po' troppo personali queste domande? Beh... dovresti esserci abituato... ma non ti sto facendo uno 'scrutinio', non è a me che devi rispondere ma a Dio, ti sto solo dando degli spunti di riflessione.



PAPA – “Per il Signore, anche per la prima comunità, è di somma importanza che quanti ci diciamo discepoli NON ci ATTACCHIAMO a UN CERTO STILE, a certe pratiche che ci avvicinano più al modo di essere di alcuni farisei di allora che a quello di Gesù”

È più importante il Battesimo (ciò che è e l'effetto che produce) o
il MODO con cui viene fatto?
Se rispondi "il Battesimo" (= Sacramento della Chiesa), come spieghi la testimonianza di EX-NC riportata qui sotto???

Testimonianza di EX-NC???
"Quando nacque mio figlio decisi di non battezzarlo a Pasqua e chiesi di farlo prima, allora cercarono di farmi cambiare idea. Alla mia motivazione di far partecipare agevolmente le persone anziane della mia famiglia senza obbligarle ad una veglia che non erano in grado di affrontare, mi fu risposto che il battesimo era per il bambino e non per i parenti, nonni compresi. Mi dissero che avrei privato mio figlio di una cosa importante. Risposi che la Chiesa permetteva il battesimo anche fuori dalla veglia di Pasqua, mi fu risposto che in origine, nella Chiesa si battezzava solo a Pasqua.
Alla fine visto che non ritornavo sui miei passi, usarono l'ultima carta: Mi dissero che non ero nell'obbedienza.
Ma nonostante i vari sensi di colpa battezzai mio figlio dopo un mese dalla sua nascita senza aspettare 11 mesi.
Riflettevo ora che in 30 anni di cammino mi sono venuti a trovare solo due volte: Per il battesimo di mio figlio e quando ho detto che uscivo dal cammino.
Non mi sono mai venuti a trovare quando stavo male o quando avevo dei problemi".

Cosa c'entra l'«obbedienza», a delle persone come me e come te, con la LIBERTÀ di genitori cattolici di decidere QUANDO e come chiedere (ALLA Chiesa) il Battesimo per il proprio figlio?

Risponditi onestamente: "per me conta di più il MODO, che il Battesimo" che ci fai più bella figura con te stesso!



PAPA – “Il discepolato non è qualcosa di STATICO, ma un continuo movimento VERSO Cristo; non semplicemente attaccarsi alla spiegazione di una dottrina ma l’esperienza della presenza AMICHEVOLE, viva e operante del Signore un apprendistato permanente per mezzo dell’ascolto della sua Parola. E tale Parola, lo abbiamo ascoltato, ci si IMPONE nei BISOGNI CONCRETI dei NOSTRI FRATELLI.”
  • Come ho detto più volte riportando la mia esperienza, il Cammino Neocatecumenale nonostante il nome che ha è una struttura del tutto STATICA, non solo si ripete uguale da oltre 50 anni senza guardare come cambia la realtà del mondo che lo circonda...
  • ...ma anche al suo interno tra un cosidetto "passaggio" e l'altro non c'è nessun vero progresso di fede, morale o spirituale... solo dei nuovi RITI, nuove PRATICHE che si aggiungono ai precedenti.
  • Non viene approfondito, ma nemmeno AVVIATO alcun dialogo tra i partecipanti alla comunità.
Col procedere degli anni di cammino NON cresce neanche un po' la "presenza amichevole del Signore" all'interno della comunità... anzi i rapporti PEGGIORANO essendo sempre più improntati al giudizio dell'altro, alla maldicenza, alle lotte di 'potere'.
Lo ha proprio testimoniato bene Ex fratello:
Testimonianza di Ex fratello
"nel cammino tutti a parlare di fratelli fratelli fratelli, ma nessuno si interessa davvero come stai, se hai bisogno semplicemente di chiacchierare, sfogare... All'interno delle salette tanti sorrisi falsi e ipocriti, ma appena finisce il teatrino, fuori dalle salette, diventi un emerito sconosciuto e nessuno ti chiede come stai davvero,senza cacciare le solite frasi fatte, tipo sei solo perché non vuoi perdere la faccia; una tigre affamata è più sensibile dei catecumeni!".

Attento Anonimo NC prima di dire di no, prima di dire a una persona che sta soffrendo a causa VOSTRA che non è vero che sta soffrendo... attento, perchè Dio non dimentica le vittime d'ingiustizia che a Lui gridano!

E' così che dopo aver ascoltato la Parola la applicate ai "bisogni concreti dei fratelli" come ha detto il Papa?
Con l'emarginazione, l'indifferenza, la superficialità? Mi sembra evidente che non è la Parola di Gesù che voi ascoltate.

PAPA – “La Chiesa è sempre in rinnovamento – Ecclesia semper renovanda – Non si rinnova a suo CAPRICCIO, ma lo fa fondata e ferma nella fede, irremovibile nella speranza del Vangelo che ha ascoltato (Col 2,23).”

Kiko vuole 'rinnovare' la Parrocchia, vuole 'rinnovare' la Chiesa?
Secondo un modello da lui inventato?
Cioè secondo il suo capriccio?

Non ha fatto altro che inventare un sistema basato su "prescrizioni e insegnamenti di uomini che hanno una parvenza di sapienza con la loro falsa religiosità e umiltà e mortificazione del corpo" (ad es. l'obbligo di alzarsi in piena notte per la preghiera o il digiuno di 3 giorni a Pasqua)...

..."ma in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddisfare la carne." (Col. 2) (infatti queste forzature poi si sfogano quasi inevitabilmente in eccessi oltre all'immotivata e sciocca sensazione di sentirsi 'a posto').

PAPA – “La Chiesa non è nostra, fratelli, è di Dio; Lui è il padrone del tempio e della messe; per tutti c’è posto, tutti sono invitati a trovare qui e tra noi il loro nutrimento. Noi siamo semplici ‘servitori’ (Col 1,23) e non possiamo essere quelli che OSTACOLANO tale incontro.

Ciò significa, Anonimo NC, che anche i NC possono far parte della Chiesa se è il nutrimento della loro fede che vanno cercando, se ciò che vogliono è INCONTRARE personalmente Dio... ma bisogna che accettiate il nutrimento che vi viene dato COSÌ COM'È e non PRETENDERE che sia come volete voi.

Inoltre, dire che c'è posto per tutti significa anche accettare le DIVERSITÀ dei carismi all'interno della Chiesa, non PRETENDERE che tutti siano accentrati sul vostro.

(che secondo ciò che ho visto e secondo la mia esperienza, è un finto carisma... cioè non viene dallo Spirito Santo... tanto per dire la mia!).
Qualche anno fa, parlando dei movimenti ecclesiali, il Papa ha detto che nessun movimento che sia veramente ecclesiale, deve essere centrato sul suo carisma, anzi deve essere "decentrato"... perchè l'UNICO CENTRO è Cristo.
Da un discorso del Papa rivolto ad un movimento ecclesiale, 7 marzo 2015:
"...ricordate che il centro non è il carisma, il centro è uno solo, è Gesù, Gesù Cristo! Quando metto al centro il mio metodo spirituale, il mio cammino spirituale, il mio modo di attuarlo, io esco di strada.
Tutta la spiritualità, tutti i carismi nella Chiesa devono essere “decentrati”: al centro c’è solo il Signore! Per questo, quando Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi parla dei carismi, di questa realtà così bella della Chiesa, del Corpo Mistico, termina parlando dell’amore, cioè di quello che viene da Dio, ciò che è proprio di Dio, e che ci permette di imitarlo. Non dimenticatevi mai di questo, di essere decentrati!… ‘Uscire’ significa anche respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, significa saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera.”

Anonimo NC, rileggiti i commenti che ho citato e anche tanti altri che ti sarà capitato di leggere altre volte, ed ascolta anche le persone che sono uscite dalla tua comunità o da altre a te vicine, e guarda anche negli occhi alcuni dei tuoi fratelli ancora in comunità ma che i catechisti ti insegnano a considerare 'di serie B'...

Sai cosa deduci da queste esperienze se le guardi con attenzione?
Che tutti costoro sono stati OSTACOLATI nel loro INCONTRO con Dio proprio da quello che voi chiamate un CAMMINO di FEDE. Complimenti per il SERVIZIO!



Per tutti i neocatecumenali in buona fede che non si riconoscono in quanto descritto, cioè che non “vedono” queste situazioni negative accanto a sé, oppure a cui sembrano esagerate vorrei precisare:

1- Anche fosse una persona sola ad aver subìto i danni morali, psicologici (e materiali di cui si parla in altri articoli) testimoniati, sarebbe già una di troppo! Perché una comunità cristiana è chiamata a fare il BENE e non il MALE ed innanzitutto nei confronti dei propri stessi membri .. non ha forse detto Nostro Signore che è vedendo il bene che ci vogliamo tra noi che il mondo può credere?

2- Il problema non è circoscritto a qualche fratello neocatecumenale che sbaglia comportandosi così, e qui NON si sta GIUDICANDO la singola PERSONA ma si sta mostrando che è un SISTEMA, inventato da Kiko, che viene trasmesso, inculcato, insegnato con la parola e con l’esempio grazie alla struttura gerarchica (da catechista a catechista) che vige nel Cammino Neocatecumenale.

Quindi concludo con il seguente APPELLO tratto da un commento di Dorothea D.:
Cari neocatecumenali dubbiosi che passate di qua a leggere,
i Farisei che vengono qui a difendere il Cammino contro ogni evidenza, e negando evidentemente anche l’evidenza di fatti e documenti, vengono qui ANCHE per riacchiappare proprio voi, che avete deciso di cercare altrove ulteriori informazioni sul Cammino Neocatecumenale. Ora che una conferenza episcopale regionale di Vescovi si è espressa pubblicamente contro una disobbedienza del Cammino, a qualche camminante in ottima fede qualche dubbio viene, ed i “mastini” debbono non solo circuire preventivamente il gregge ma anche andare a recuperare le “pecore” là dove sono scappate per viva curiosità. E quindi è tutto per voi il linguaggio farisaico di questi difensori del Cammino, con argomenti che, come vedete, tra i blogger non trovano altro che validi controargomenti... Cari neocatecumenali dubbiosi ed in buona fede, continuate a prendere le vostre informazioni e prendete sul serio i documenti e le esperienze dei fuoriusciti: NON è NECESSARIO ABBANDONARE LA FEDE QUANDO SI ABBANDONA IL CAMMINO”.
Anzi, se si prende sul serio quella domanda che ha fatto il Papa: che cosa piace al nostro Dio”?

Direi che si impone l’obbligo di SCEGLIERE tra FEDE e CAMMINO NEOCATECUMENALE.
(Roberta)