venerdì 20 aprile 2018

Scrutiamo Kiko Arguello col suo ultimo questionario: "Cosa devi fare, tu personalmente, per realizzare l'Amore e l'Unita' nella Chiesa? Di' fatti concreti!" [Seconda Parte]

(seconda parte -- la prima parte è qui)

Luca ci scrive:
Interessante novità: l'ulteriore convivenza che Kiko propone (ovviamente impone!) a tutte le comunità con la domanda: “Nella vostra comunità siete uno? Siete perfettamente uno?" “Siate uno e il mondo crederà”.

Siete uno? Allora dovete fare una convivenza e domandarvi: “Siamo uno?”, prima domanda.

Seconda domanda: “Che cosa dobbiamo fare per essere uno?”. E parlate.

Terza domanda: “Cosa dovremmo fare per arrivare ad essere perfettamente uno secondo il Vangelo?”.
Già nei primi anni del cammino Kiko si parava, mettendoci in guardia dal pensare che la "nascita della creatura nuova" fosse un fatto automatico e matematicamente certo.
Essendo tutto il cammino paragonato ad una gestazione, portò genialmente l'esempio della cosiddetta "gravidanza isterica". Ossia, puo' accadere che hai tutti i sintomi e le manifestazioni dell'essere incinta, ma non porti in grembo alcun bambino!

Cappella R.M. di Santo Domingo:
"nuova estetica" di Kiko.

Per spiegare che può succedere anche questo!
Tutti pero' siamo d'accordo sul fatto che parliamo di qualche eccezione, non certo della regola! ["se una o due macchine esce dalla fabbrica con un difetto può essere un errore umano, ma se il 99% hanno tutte lo stesso difetto allora non è errore umano ma di progettazione." (Lino)]

Trascorsi ormai 50 anni, è tempo di bilanci anche per voi! Giusto?

E dunque, finita la convivenza, un consiglio: potreste ribaltare il tavolo e invertire le parti
dettando voi a Kiko - per una volta - un bel questionario, modellato sul suo.

Poi proponete una "convivenza mondiale" perché venga a relazionarvi; può anche riunirsi col padre Mario e la Ascen.

Il questionario da dettare a Kiko potrebbe essere più o meno questo:
  • prima domanda:

Perché, dopo 50 anni, all'interno delle Comunità Neocatecumenali non si danno i Segni della Fede: l'Amore e l'Unità?
  • seconda domanda:
Come mai non si sono compiute le Promesse che hai fatto a chi ascoltava le tue Catechesi e che hai posto a fondamento di tutto il Cammino?
  • terza domanda:
Cosa devi fare, tu personalmente, in qualità di "iniziatore", per realizzare nella Chiesa Cattolica, attraverso il Cammino Neocatecumenale, la Parola di Gesù: "Amatevi e siate Uno, perchè il mondo creda?" [vedi nota 1]

Fai molto male, Kiko,
mettendoti dietro la Croce,
a non ascoltare mai nessuno!
Abbiamo profilato un'ipotesi irrealizzabile, lo sappiamo bene!

Kiko mai ha reso conto del suo operato alla Chiesa stessa, figuriamoci se si abbassa a rendere conto ai fratelli che hanno messo la loro vita nelle sue mani!

Unica cosa da fare: mandarlo a farsi benedire...

"Vai a farti benedire, caro Kiko Arguello, che ne hai bisogno!"

Sarebbe ora che i fratelli nostri - ancora camminanti nel melmoso pantano di fango in cui, piuttosto che camminare, si sprofonda, irrimediabilmente, sempre più in un baratro oscuro e senza via di uscita - ricevuto il questionario e dopo averlo letto attentamente, lo tirassero dietro a Kiko e compagni, insieme ad arredi, icone, libri, mamotreti, Hanukkah, Menorah, tavolini smontabili, piatti e insalatiere, chitarre e libri di canti, seppellendoli, una buona volta!...
...E ritornando, finalmente, in seno alla Santa Madre Chiesa.




[nota 1]
Cosa ne pensate? Quando Gesù parla, si riferisce all'Unità e all'Amore da realizzare - secondo il chiaro intento kikiano - nel chiuso mondo, segregato, delle comunità neocatecumenali?
O non, piuttosto, il Signore si rivolge a tutte le realtà ecclesiali, perchè possano risplendere nella Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, i Segni della Fede: l'Amore e l'Unità?

Giovanni 13,34-35:
34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Giovanni 17,20-23:
20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; 21perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

mercoledì 18 aprile 2018

La dura esperienza di due giovani, "scampati" ai Seminari Redemptoris Mater del Cammino Neocatecumenale.

Due commenti che meritano qualche altra riflessione:

Prima esperienza. Salvo ci scrive:
Buonasera a tutti! Ho scoperto da poco questo blog e credo sia il posto giusto per raccontare la mia esperienza in merito al Cammino Neocatecumenale. Soprattutto per quanto concerne il libero arbitrio, di come si sia tentato di distruggere la mia volontà e di come il Signore, con amore infinito, mi abbia tratto dal profondo buio in cui ero finito nel corso della mia vita. Sono "figlio del cammino", i miei genitori sono stati catechisti per molti anni e io stesso ne ho fatto parte per 17 circa. Sono frutto dell'obbedienza a qualche passaggio. Credo che questo mi abbia fatto soffrire nella mia infanzia, poichè non mi sono mai sentito veramente voluto e amato.

Kiko incantatore alla conquista
di giovani per i suoi Seminari.
I miei genitori non erano a casa quasi mai: tutti i fine settimana in convivenza, le sere impegnate... In buona sostanza ho idea che la comunità mirasse a prenderne il posto, ma non si può sostituire l'affetto di una madre e così sono cresciuto in un vuoto affettivo devastante. Neanche l'amore di Dio poteva riempire il mio vuoto poichè esso veniva mascherato dall'immagine distorta che il cammino mi propinava. Nel cammino ho conosciuto un dio mostro, un dio che voleva cose da me (!): andare a tutte le celebrazioni, le convivenze, i canti, le missioni... Ma come potevo io soddisfare le esigenze di quello che credevo essere Dio? E così vivevo nei sensi di colpa e nella convinzione profonda di non valere niente, non sapevo che Dio mi ama esattamente per ciò che sono e non per ciò che faccio!

Il cammino mi aveva messo in una terribile legge farisaica di cose da fare. Sebbene provavo a parlare di questo ai miei catechisti e ai miei genitori, ricevevo come risposta soltanto fredde catechesi, con una disumanità e depersonalizzazione che mi ferivano ancor di più. Ho tentato di riempire il vuoto che avevo dentro attraverso l'affetto di altre persone. Ma la ragazza che frequentavo da qualche anno, a mia insaputa, cominciò a chiamare i maghi e dopo poco tempo dovette ricorrere ad un bravo esorcista. Per me iniziò un periodo che evito accuratamente di descrivere, ma si può immaginare quello che ho visto e dovuto passare.

In tutto questo due differenti equipe di "catechisti" mi sentenziarono che: "Il Signore mi faceva andare tutto male perchè VOLEVA che io entrassi in seminario". Da quel momento la mia vita poteva essere finita, c'erano momenti in cui io non volevo vivere più. Io desideravo sposarmi, ma "Dio" no, voleva altro da me! Per anni ogni mattina mi svegliavo con un'angoscia indescrivibile e spesso pensavo di farla finita.

Al secondo scrutinio il sacerdote mi disse che io ero nientemeno che... l'anticristo, poichè non volevo fare la volontà di Dio. Certo, a pensarlo ora fa ridere. Presi a frequentare un'altra ragazza, ma dopo poche settimane lei mi confessò che... c'era qualcosa con il suo "catechista", peraltro padre di famiglia numerosa. Due anni fa, esasperato, decisi di chiedere aiuto ad altri che non fossero del cammino. I miei fratelli me ne dissero di tutti i colori, ma finalmente il Signore mi mostrò la sua Chiesa e il suo amore. Oggi sono fidanzato con una ragazza fantastica e la mia vita è totalmente cambiata. Sento il bisogno di fare un percorso di fede vero, che mi aiuti a superare le ferite che ho addosso, e di recuperare il tempo perduto. Sento il bisogno di aiutare gli altri e di immergermi nell'amore di Dio, quello vero.
Seconda esperienza. Un lettore del blog ci scrive:
Proporrei di dedicare une pagina alla testimonianza di Salvo identica alla mia storia nel Cammino Neocatecumenale.
Ai katekistoni interessa arruolare quanti più giovani nelle brigate dei R.M. l'importante sono i numeroni alla Kiko anche nelle piccole comunità, ed ecco che i Kikokatekisti cambiano la tua vita, te la fanno vedere con i loro occhi a immagine e somiglianza del Cammino.

Presbiteri neocatecumenali:
tutti clonati su un "modello unico".
Nella mia esperienza da giovane promessa dell'esercito di Kiko, ricordo che smisi di chiedere consigli ai Kikatekisti, chiunque essi fossero e quali che fossero i problemi da portare a loro nella speranza di una buona parola, poiché essi avevano una sola medicina (come l'aspirina dataci sotto il servizio militare per qualsiasi malore tu accusassi):

  • "sono in crisi" = entra in seminario
  • "sono contento" = entra in seminario
  • "non mi accetto" = entra in seminario
  • "mi sono fidanzato" = entra in seminario
  • "la mia ragazza mi ha lasciato" = entra in seminario
  • "ho dolori di pancia" entra in seminario...

sempre la stessa medicina e quando vedi che la medicina è inefficiente e tu sei impotente e debole (questo è quello che vogliono i Kikatekisti per poterti manipolare e portarti per vie che tu mai immagineresti di percorrere, ad esempio il seminario), allora cadi nel vuoto più assoluto dove non c'è nessuno che ti aiuta a rialzarti (anzi i Kikatekisti ne godono a farti cuocere nel tuo brodo, sanno che se sei arrivato a quello stadio sei ormai nelle loro mani).
Loro pensano ad opprimerti con i loro mantra e tu pensi che non c'è via di scampo e come dice Salvo pensi anche al suicidio.
Coraggio, Salvo, io ce l'ho fatta: con tanti dolori ho combattuto quella voce che ogni mattina appena mi svegliavo mi diceva di farla finita.
Ti assicuro che è stata una dura lotta ma ce l'ho fatta.
Coraggio a tutti quelli che non hanno il coraggio di uscire di fuggire, coraggio siete ancora in tempo a ricostruire la vostra vita che questi pezzi di M...a hanno distrutto o giocato a Risiko.
Ci son voluti 10 anni ma ce l'ho fatta.

P.s.: Sono felicemente sposato con figli.

P.s. del p.s.:
Tutte le volte che mi opprimevano con l'offerta del seminario e io dovevo combatterli per dire loro che io mi volevo sposare e avere figli, era come parlare ad un sordo per loro l'unica medicina era ed è il seminario.
Ma andate a quel paese cari i miei Kikokatekisti, che poi nell'arco della loro vita si sono separati dalle mogli, hanno dato scandali sessuali (tradimenti, corna, all'interno della loro sacra comunità) e contemporaneamente erano sempre li a rompere: "Entra in seminario, entra in seminario".
Un abbraccio Salvo ti auguro di vivere fino in fondo la tua vocazione (Auguri e figli maschi).
Queste due testimonianze sono preziose perché portano alla luce  una realtà sommersa: quanto vivono tanti ragazzi finiti nella "tela di ragno" del cammino.
Ne abbiamo parlato già molte volte, ma non è mai abbastanza.

Nel cammino si ostenta un grande fiorire di vocazioni, le famose "alzate" alle chiamate di Kiko, nelle GMG, che si sono moltiplicate in tutti questi anni. Ma esiste un macabro laboratorio neocatecumenale in cui queste "numerose" vocazioni vengono "coltivate". È costituito dai c.d. "Centri Vocazionali", portati avanti nelle varie zone, rigorosamente, dalle equipe itineranti. Non solo, ma opera anche capillarmente attraverso le comunità di appartenenza, che esercitano la loro consistente dose di pressione psicologica, primariamente attraverso i catechisti dei "chiamati" e, per ultimo - ma non in ordine di importanza e cosa amarissima a dirsi! - attraverso i propri genitori, peggio se camminanti ultra-fedeli, magari con incarichi di responsabilità.

A fronte dei nostri due "scampati" ai seminari Redemkikos Mater - letteralmente graziati - tanti altri ne sono rimasti invischiati, senza riuscire a venirne fuori! E oggi diversi di loro sono preti frustrati, manipolati, tenuti sotto ricatto dai loro stessi sensi di colpa.
Che grande responsabilità portano sulle loro spalle e nella loro anima i Kikokatekisti, come Anonimo disgustato li chiama, questi mostri!
Anche perché, diventati "preti per caso", saranno a loro volta, pastori di anime, con quali devastanti conseguenze? Ci chiediamo sgomenti!

Poi ricordo che, tanto, per i Neocatecumeni i preti non devono fare NIENTE DI NIENTE, solo consacrare il Pane e il Vino e dare l'Assoluzione nella Confessione Sacramentale a chi, il giorno dopo l'ascolto del Kerigma, in forma assolutamente facoltativa, decida di accostarsi anche al Sacramento, per la remissione dei peccati, già "perdonati" con l'ascolto della kikopredicazione. Per completezza ricordiamo che la Confessione Sacramentale, da sempre, è vissuta nel Cammino frettolosamente: la Celebrazione Penitenziale delle comunità è fatta, come tutto il resto, di monizioni, catechesi, risonanze, canti in quantità, in essa la figura del presbitero è assolutamente marginale, ornamentale direi, anche se indispensabile.

Alcune famiglie di camminnanti di lungo corso hanno arricchito i seminari R.M. di tutto il mondo anche con due o tre vocazioni sacerdotali; figli che, messi tante volte alle strette, hanno ceduto, oppure figli che, non vedendo l'ora di affrancarsi dalla loro opprimente famiglia, sono finiti in una cattività più grande.
Incapaci di vivere, scegliere, decidere, hanno pagato il caro prezzo di una "finta libertà", alla fin fine, anche di buon grado!
Va detto, in conclusione, che alcuni di questi "figli del cammino" hanno superato in fanatismo i genitori e i loro stessi catechisti, essendo nati e cresciuti nel cammino, vittime da sempre di una "formazione deformante" ristretta al piccolo mondo neocatecumenale, l'unico che hanno mai conosciuto.
Potremmo esporre un intero campionario di questi talebani irriducibili "in erba", ma sveleremmo persone e luoghi, solo per dire che sappiamo bene di cosa parliamo.

Siamo certi, anche in questo caso, che tutto è uguale, dappertutto!
Non aspettiamo altro che le testimonianze si aggiungano alle testimonianze, perché luce sia fatta su questa ennesima orripilante devastazione di giovani vite ad opera del "Potente Cammino".

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Voglio aggiungere in coda a questo post e mettere in evidenza il commento di Rebel, perchè è una testimonianza diretta della "triste storia di una vocazione forzata".
Speriamo che serva a qualche giovane, che trovi finalmente il coraggio di difendere le sue libere scelte di vita:

"Accade sovente, nel dentro delle mura neocatecumenali, che qualche ragazzo subisca sollecitazioni forzate volte ad una fantomatica vocazione sacerdotale, che riempie di ego umano cammino e genitori.
Posso riportare un' esperienza che, ahimè, ho avuto occasione d' osservare, anche se indirettamente, poiché la persona coinvolta non ero io ma un mio carissimo amico di un frangente di vita passata.
Era figlio di due esponenti di rilievo della prima comunità della parrocchia di cui faceva parte, e non perché i genitori fossero dei catechisti rinomati, bensì perché erano considerati delle persone importanti dalle stesse comunità della chiesa in questione. Responsabili, lui anche capocantore, imitatore perfetto di kiko e amico intimo di alcuni catechisti regionali.
Probabilmente in virtù di tale circostanza, prepotenti e severi, avevano deciso che il primo dei loro 4 figli si dovesse dedicare al sacerdozio neocatecumenale. Era chiamato, una volta ogni 15 giorni se non erro, non ricordo bene, a dirigersi in una cittadina in cui avvenivano degli incontri preparatori per tale avvenimento, in cui erano presenti dei ragazzi su per giù della stessa età, 15, 16 anni. Ricordo una sera in particolare, in cui casualmente - e il caso non esiste, per ogni cosa chiamerei in causa la Provvidenza Divina - ci ritrovammo ad una celebrazione eucaristica assieme. Mi raccontò la sua amarezza, il suo disprezzo mai manifestato per i genitori e la sua ansia nel dover viaggiare la mattina dopo per ben due ore e perdere l' intera giornata domenicale per dedicarsi ad una vocazione che non gli apparteneva.
Solo una volta, preso da un coraggio generato dall' esasperazione, propose l' argomento, mi disse però che valse a nulla, essendo chiara ed esplicita la risposta dei due coniugi, di cui ricordo bene il significato, e che coincide all' incirca a questa dura e crudele esternazione: "tu non sai cosa è meglio per te. Vai e ubbidisci!"
Una discussione sintetica nel racconto e nella realtà.
In seguito andai via, ci sentivamo solo tramite telefono, i classici messaggini adolescenziali di un tempo, in cui si ci sorreggeva a vicenda. Mi raccontava che aveva conosciuto una ragazza, facente parte della stessa scuola da lui frequentata, che si era fidanzato con lei ma che per obbligo proseguiva nella strada sacerdotale. Lo colse una specie di depressione.
Nel tempo, a causa della lontananza, le nostre chiacchierate andarono via via scemando, non conosco l' epilogo di questa vicenda, ma avendo conosciuto la sofferenza di Dxxxxxxx mi sento sicura nell' affermare che il cammino intacca la psiche dei genitori che, seppur in buona fede, influiscono sulla serenità dei figli, quindi sul benessere dell' intera famiglia. E se tanto mi dà tanto il maligno è all' opera alla grande, poiché nel nucleo familiare sosta la più grande manifestazione d' amore di Dio!

Grazie Pax ♡"                                                                                              (da: Rebel)

lunedì 16 aprile 2018

"Perché si pensa alla morte del bambino? Perché tu la desideri"

«E nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio». In questo versetto di Luca (Lc 20,36), come in tanti altri riferimenti biblici, veniamo indistintamente chiamati figli, circostanza che predispone l'animo ad elevarsi per sicurezza e gratitudine, essendo un termine che secerne premura e cura. Il modo in cui il Signore ci chiama figli, rende chiaro quanto immenso sia il Suo amore verso di noi e, soprattutto, rende comprensibile la Sua generosa volontà di generarci, darci la vita e precluderci la morte.

L'appunto appena esposto aiuta a ritemprare la mente, dato il titolo gravoso che contraddistingue questo articolo; intestazione però necessaria essendo parole provenienti da Kiko Argüello e che presentano al meglio il pericoloso messaggio che scaturisce dai neocatecumeni in genere.
Ma adesso, dopo una doverosa preghiera che mi esonera da un amaro trasporto emotivo, proponiamo quella che definiamo: LA CATECHESI DEL SUBCONSCIO ASSASSINO (termine coniato da Lino)

Consideriamo dunque cosa dice Kiko Argüello:
"Ma noi vediamo tanti genitori che sono angosciati - e sono angosciati anche i figli - perchè non gli vogliono bene, cioè nevrotici, perché probabilmente non li hanno voluti perché gli scoccia, perché costano, perché gli sconvolgono tutta la vita; dato però che abbiamo un io morale che non ci permette di essere assassini, perché questo ci fa entrare in conflitti profondi, ecco che facciamo di tutto per calmare per fare giustizia in noi, di queste zone profonde che non volevano questo bambino, così lo coccoliamo, cioè facciamo il contrario: diventiamo ansiosi verso di lui; perché? - dico una cosa - diveniamo ansiosi verso i nostri bambini perché costantemente stiamo pensando alla morte. Allora farei una domanda: perché si pensa alla morte del bambino? Io direi: PERCHE' TU LA DESIDERI NEL SUBCONSCIO".
(fonte: Orientamenti alle equipes di catechisti per lo Shemà, pp. 74-75)

Ah...
Iniziamo ad esaminare questa inquietante "catechesi" dell'Argüello, che figli non ha, e meno male!
È chiaro che in un mondo imperfetto, degenerato dalla delinquenza scaturita da persone come Kiko, dalla mente costantemente proiettata alla disperazione e a satana, i genitori si preoccupino dei figli, e cerchino in ogni modo di salvaguardarli. Ma è ancor più vivida l'astuzia di Kiko, che fa leva su reali preoccupazioni per costruirvi sopra un lugubre castello, che trasporta la psiche dei fedeli kikiani ad intendere i loro reali timori nella maniera in cui l'«ispirato» guru li presenta. Kiko evolve la realtà plasmandola a suo piacere, così da inculcare filosofie che possono determinare delle gravissime conseguenze oggettive. Argilla nelle sue mani la psiche degli inconsapevoli adepti.
«Perché si pensa alla morte del bambino? Io direi: PERCHE' TU LA DESIDERI NEL SUBCONSCIO», paure naturali degenerate a desiderio personale del suddetto timore. E' molto semplice, Kiko convince l'assemblea che in loro vige il desiderio che il proprio figlio muoia; ed esaminando il discorso per intero, Argüello persuade i genitori preoccupati, o in ansia per i figli, che i loro pensieri - che sorgono spesso quando devono lasciare i figli piccoli, magari ammalati o con problemi in mani estranee per correre a celebrazioni, incontri, convivenze, 100piazzate, servizi ai seminari RM eccetera- non sono legittimi, né sono dovuti al senso di responsabilità per i propri doveri di stato o espressione di amorosa sollecitudine, ma anzi, tutto al contrario!  Le loro ansie, per il guru spagnolo,  sono dovute al rifiuto dei figli, addirittura al desiderio di sopprimerli; quindi il soggetto ascoltatore tende a dare per certo ciò che viene detto, senza contare il fatto che vige di per sé un'idolatria che rende vera anche la teoria secondo cui "l'asino vola", basta sia il dio Kiko ad annunciarlo.
Nel cammino, si sa, le famiglie sono chiamate a procreare, e di donne in stato di gravidanza, soggette alle normali fragilità che i 9 mesi procurano, tra quelle sedie di plexiglass ve ne sono molteplici. Così come anche novelle mammine, che bisognerebbero di concetti edificanti e non di ascoltare che il loro cuore, piuttosto che accogliere quel fagottino, lo rigetta.

Non so se ho reso l'idea; se è chiaro che certe esortazioni potrebbero condurre ad azioni sconsiderate. Kiko, questo "beato nessuno", osa esprimersi su circostanze di cui non è istruito, nè sotto il profilo professionale, né sotto quello personale; non ha figli, ma è stato figlio, certo,  depresso, contraddistinto da manie di persecuzione e tendente al suicidio (a tal riguardo invito i lettori a leggere la sua biografia, pubblicata un po' ovunque). Prodigarsi ad ergersi insegnante di argomenti così personali e complicati potrebbe generare delle convinzioni avverse negli adepti.

A tal proposito ci tuffiamo nelle considerazioni di una giovane coppia neocatecumenale norvegese, genitori di 5 figli, che come di consuetudine nell'ambiente da loro frequentato, pongono "testimonianza della loro vita" (virgolettiamo in virtù della consapevolezza che la maggior parte delle testimonianze si rifanno ad un protocollo ben preciso, che comunque, purtroppo, non esclude un reale plagio mentale):
«Se fosse stato per noi, probabilmente non avremmo figli. Molti si sorprendono sentendo questo. Molti pensano che l'idea sia che se avete figli è perché vi piacciono. Noi non siamo questo tipo di persone che amano avere un bambino, da un punto di vista umano. Se abbiamo dei figli è solo per grazia di Dio».
Tendo a ricordarvi che l'esperienza appena esposta proviene da una famiglia neocatecumenale, che reagisce agli insegnamenti di Kiko mettendoli appunto in pratica, quindi esprimendo disprezzo e incapacità anche nei riguardi dei propri figli. Il diavolo, entità spesso nominata da Kiko con annessi sudditi, viene evocato anche in queste parole, a che modo? Approfondiamo la drammatica vicenda.
"Se fosse stato per noi probabilmente non avremmo avuto figli": per quanto il generare un figlio possa corrispondere ad una decisione personale, per noi cattolici riguarda una più profonda realtà:
Humanae Vitae"Il matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori". I figli pongono un senso universalmente riconosciuto al matrimonio stesso, considerare che la volontà degli sposi è contro la procreazione deteriora l'atto stesso del congiungersi nel santo sacramento in oggetto.

Dice Gesù: chi accoglie anche uno solo di
questi piccoli, accoglie me.
Kiko dunque uccide Gesù stesso
uccidendo i bambini nel cuore dei genitori
Ma continuiamo nell'osservazione approfondita del testo sopra esposto. Quei  coniugi svedesi dicono: "Molti si sorprendono sentendo questo. Molti pensano che l'idea sia che se avete figli è perché vi piacciono. Noi non siamo questo tipo di persone che amano avere un bambino, da un punto di vista umano". A questo punto è d'obbligo chiamare nuovamente in causa l'Enciclica del Sommo Pontefice Paolo VI:
«L'amore coniugale rivela massimamente la sua vera natura e nobiltà quando è considerato nella sua sorgente suprema, Dio, che è "AMORE", che è il Padre da cui ogni paternità in cielo e in terra trae il Suo nome».
E ancora aggiunge: «Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite"».

In questi meravigliosi estratti, possiamo rilevare come l'AMORE sia alla base del divenire genitori, che così, come Dio Padre è sorgente suprema d'AMORE anche l'uomo e la donna sono chiamati a rendersi operosi e accoglienti riguardo il santo dono dei figli. Come si può mai esonerare l'AMORE quando si fa riferimento ai bambini, e ancor di più se il discorso riguarda i propri figli? 
Leggiamo ancora una volta le parole di quei due genitori neocatecumenali svedesi: "noi non siamo questo tipo di persone che amano avere un bambino"; bene, anzi male, molto male, sono riusciti ad inserire la mancanza d'amore nei riguardi dei figli, che predispone l'animo di chi ascolta e legge, all'indignazione e amarezza. È contro natura, non è umano né tantomeno cristiano; il non amore richiama appunto satana.

Ma proseguiamo con la testimonianza di un nostro lettore, Ruben, che a suo tempo qui sul blog ci riferiva:
«Significativa la prima testimonianza al "100 Piazze" di domenica scorsa (1 giugno 2014), in Piazza Gimma a Roma, anche in relazione agli ultimi temi trattati. La testimonianza è di marito e moglie:
A un certo punto della sua testimonianza, il marito dice: "...ho quattro figli ma per me potevo averne anche uno..."
Al suo turno la moglie ribadisce: "...con quattro figli, mio marito è sempre fuori per lavoro, è difficile amarli, anche perché io non li volevo..."
Se tanto mi dà tanto, "qualcuno" dev'essere intervenuto sulla paternità e maternità di questa coppia».
Riscontriamo nuovamente la mancanza d'amore, che va a cozzare con la meraviglia della famiglia in sé e con le esortazioni dell'Humanae Vitae che abbiamo preso in considerazione. La mancanza d'amore predispone all'odio, altra parola azzardata di consuetudine dai camminanti, che, con questi annunci riguardanti la propria vita, pare vogliano lasciare ad intendere che la Chiesa si stia conformando al mondo, che quindi comprende quanto il peccato, caratterizzato appunto dalla mancanza d'amore, possa venire incluso nel percorso cristiano senza quindi sentirne avversione oppure vergogna. Meschino e insensato, eppure accade.

Quei due genitori che Ruben ha avuto occasione di ascoltare in piazza, esponevano perfettamente la loro afflizione, riversandola sui figli, quasi colpevolizzandoli della loro esistenza che, sempre secondo loro, preclude un amore spontaneo tra i due coniugi, costretti alla lontananza per il loro sostentamento. La costatazione più dolorosa riguarda il fatto che il più delle volte i bambini si ritrovano in piazza assieme ai genitori, portati lì come addobbi, ritrovandosi lì ad ascoltare e intendere ogni cosa. Altra meschinità che induce ingiustamente il morale dei piccoli a rattristarsi e ad impensierirsi.

Un' altra testimonianza ci viene consegnata da Sebastian, che con coraggio espone un'esperienza personale che ci aiuta a comprendere quali pericoli corrono questi figli soggetti a famiglie kikiane, ma soprattutto rende chiaro, se già non lo fosse, il punto di vista del figlio. Sebastian ci scriveva:
«L'educazione kikiana consiste nel comportarsi con i propri figli come un catechista neocatecumenale.Viso duro e ordini perentori, obblighi di andare in comunità e ai pellegrinaggi (io questo me lo sono risparmiato, perché i miei avevano già rinunciato ad educarci quando avevo 13 anni), mancanza di affetto e di compassione, tipici problemi adolescenziali vissuti come "croci", accettare passivamente le ingiustizie subite (tipo il non denunciare chi ti aggredisce fisicamente fuori scuola), le lodi domenicali come unico momento di condivisione della famiglia (in cui ti testimoniano il paradiso in terra, e 10 minuti dopo ti fanno vivere l'inferno)... per il resto l'educazione è completamente delegata alla comunità, al cosiddetto "catechista"...»
Ci approcciamo alla testimonianza del nostro amico Sebastian con profondo rispetto. Anche in questo caso, a rappresentanza di molti altri ragazzi neocatecumenali, Sebastian viene abbandonato, trattato con indifferenza e sminuito dai genitori, che come pensiero principale hanno il cammino, con i suoi numerosi e non casuali impegni, sia pratici che emotivi.
Che forse la mancanza d'amore verso i figli possiede proprio la finalità di condurre i ragazzi tra le braccia del cammino? Magari possiede l'intento di rendere i genitori soggetti al cammino senza che essi si pongano sensi di colpa nei riguardi della prole, destinata non solo a cavarsela da sola ma a subentrare anch'essa in comunità a far numero.

I catechisti, "sinonimi" di Kiko, si rifanno  sempre e comunque al guru, nei pensieri, nel modo di approcciarsi con il prossimo e nelle azioni; i genitori,"sinonimi" dei catechisti, vivono riconducendo il loro agire ad essi, quindi apprendendone le modalità e riproponendole nell'ambito familiare (desideriamo ricordare che il carattere predominante di Kiko, quindi anche dei catechisti, è perlopiù prepotente e iroso). Ogni sinonimo che si rispetti possiede un significato uguale ad una parola d'origine, che in questo caso si identifica in... Kiko! Molti imitatori di Kiko trasmettono messaggi errati per il mondo, contaminando i più piccoli e ledendo la loro dignità.
Ricordiamo infatti le parole iniziali di Arguello: «perché si pensa alla morte del bambino? Io direi: PERCHÉ TU LA DESIDERI».

Attenendoci alla testimonianza di Sebastian e alle varie esperienze esistenti, spesso trasmesse e rese pubbliche, poniamo in rilievo un'esortazione di santa madre Teresa di Calcutta; qualcuno ha azzardato un paragone tra Madre Teresa e Carmen, che può solo far indigna e che rigettiamo automaticamente, anche in virtù di fattori oggettivi, cioè vita, pensieri e azioni colme d'amore della piccola grande Madre Teresa, che si contrappongono a quelli della "santa di categoria superiore" delle baracche.

"Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia"
(Madre Teresa di Calcutta)
Ci auguriamo che i genitori neocatecumenali si astengano dal proferire ulteriori e strazianti parole dirette a discapito dei propri bambini e si approprino delle espressioni dei veri Santi ispirati da Dio. In questo caso, prendendo come spunto  Madre Teresa, direi, smantellate le salette e dedicatevi alla famiglia, la quale rappresenta la vera, decisiva e potente preghiera che promuove la pace e dà gloria a Dio!

domenica 15 aprile 2018

Tutto fumo e niente arrosto: i seminari kikiani Redemkikos Mater

Abbiamo estratto dalle statistiche pubblicate dalla Conferenza Episcopale Spagnola la situazione dei principali seminari neocatecumenali Redemkikos Mater (R.M.) - diciamo "principali" perché una casa con due seminaristi e un presbitero non si può chiamare seminario come invece fa Kiko Argüello, che prima grida "abbiamo oltre cento seminari!" e poi tace che tre quarti di tali "seminari" sono comunità minuscole. Il che non è affatto strano, visto che lo scopo della formazione neocatecumenale è di evitare che i seminaristi kikiani possano accedere ad una normale formazione garantita dal vescovo, ma abbiano solo accesso al kikismo-carmenismo soprattutto per quanto riguarda spiritualità, dottrina e liturgia.

Nelle statistiche abbiamo evitato di menzionare i trasferimenti da seminario a seminario (alquanto frequenti in ambito neocatecumenale vista la faciloneria con cui i giovinotti si "alzano" per timore di non aver risposto alla "chiamata di Kiko" e per paura di non compiacere abbastanza i desideri dei cosiddetti "catechisti") e gli abbandoni, poiché l'importante è capire che consistenza ha un seminario neocatecumenale e quante ordinazioni kikiane ci sono ogni anno. Inoltre il trasferirsi in un altro paese, anche se di lingua spagnola, è concettualmente un abbandonare e ricominciare, per cui il dato della sola Spagna si può ancora considerare come abbastanza significativo (tanto più che tra Italia e Spagna si concentra oltre l'ottanta per cento delle comunità kikiste-carmeniste del mondo).

C'è anche da notare che un seminario non può crescere più di quanto la struttura (mura e stanze e spazi comuni) non gli permetta. Per cui è un madornale errore organizzativo l'aprire nuovi e nuovi seminari kikiani con strutture piccole, tanto più che i tanto vantati "presbiteri R.M." sarebbero diocesani ma missionari. Ma a Kiko piace vantare "più di cento seminari"... Dalla tabella, infatti, si nota come i maggiori seminari kikiani abbiano, a regime, fra i dieci e i venti seminaristi: in tutta la Spagna fa eccezione solo il seminario kikiano di Madrid.

Quelle statistiche vanno dal 2001 - quando i seminari neocatecumenali più consistenti della Spagna erano solo quelli delle diocesi di Madrid, Córdoba e Segorbe-Castellón - al 2017 incluso, coi nuovi seminari neocatecumenali appena aperti nelle diocesi di Alcalá e di León con ben sei seminaristi ciascuno. Capite? Una casa con sei ragazzi, e la chiamano "seminario"... altro che il seminario kikiano di Madrid, che nei primi anni 2000, con un'ottantina abbondante di seminaristi, era grosso modo rilevante rispetto al seminario diocesano di Madrid (che aveva più di 150 seminaristi: ma è una diocesi di oltre tre milioni di anime), e si era ancora alquanto lontani dal primo Statuto Temporaneo Ad Experimentum del 2002 (quello approvato all'insaputa di Giovanni Paolo II, che infatti tacque per interi mesi, senza mai menzionarlo).

Seminaristi neocatecumenali
evocano lo spirito di Kiko
Un altro dato interessante è che dai primi anni 2000 ad oggi il numero di seminaristi neocatecumenali è pressappoco raddoppiato (sebbene da alcuni anni stia vivendo una fase discendente) ma... il numero di ordinazioni no. Questo già ci dice che la percentuale di "alzati" incapace di perseverare verso il sacerdozio perfino nel comodo nido neocatecumenale di un seminario R.M., è in perenne crescita. La scusa della "lunga formazione" (¹) non regge, visto che in seminari kikiani appena aperti (cfr. Cartagena) dopo appena quattro anni si procede alla prima ordinazione (evidentemente un soggetto "traslocato" da altrove). Il gigantesco totale di 178 ordinazioni sacerdotali in 17 anni (una media di dieci all'anno: quanto ci vorrà per avere "ventimila preti per la Cina"?) è particolarmente misero a confronto delle ordinazioni diocesane in Spagna (oltre duecento l'anno, e potrebbero persino includere seminaristi kikiani spediti alla diocesi anziché in un seminario R.M.): anche credendo alla propaganda kikiana, la scarsità vocazionale del Cammino è decisamente più grave di quella delle diocesi e delle parrocchie.

Si può perciò ipotizzare che tali seminari siano un'area di parcheggio in attesa di essere traslocati altrove. Di conseguenza le ordinazioni di presbiteri kikiani nel resto del mondo dovrebbero essere tantissime per compensare la tutt'altro che esaltante situazione spagnola. Invece, nemmeno fuori dal recinto kikiano italo-spagnolo si vedono risultati. Questa è una conferma indiretta che il traslocare seminaristi kikiani da un R.M. all'altro è un modo per sottrarre gli inetti dalle statistiche: l'importante, per Kiko, è sempre e solo il vantare numeroni giganteschi.

Vale anche la pena ricordare un dato che non emerge dal grafico: il numero di abbandoni del sacerdozio, molto più alto fra i "presbiteri R.M." che fra i sacerdoti diocesani, per cui le ordinazioni kikiane non possono giustificare alcun trionfalismo. È anche il caso di ricordare un curioso fenomeno migratorio di presbiteri kikiani che smettono di ubbidire ai cosiddetti "catechisti" in modo da poter ubbidire solo al vescovo: di fatto è un abbandonare il Cammino allo scopo di servire la Chiesa.



Note.

¹) La Chiesa prevede che la durata normale della formazione al sacerdozio sia dai quattro ai sei anni. Nell'epoca postconciliare, di fronte alla marcata crisi del sacerdozio, molti vescovi hanno pensato che bastasse allungarne i tempi, credendo così di risolvere il problema. Kiko compie lo stesso errore, ovviamente in modo più grave, allungando la "formazione" nei R.M. a ben nove anni (le virgolette sono necessarie perché il seminarista kikiano viene esclusivamente addestrato alla spiritualità kikiana - quella delle confessioni pubbliche, della vita comoda, delle carnevalate liturgiche, ecc.), col risultato che i suoi "seminaristi" sono arroganti, ignoranti, sono ubbidienti solo ai loro cosiddetti "catechisti" (anche se in teoria dovrebbero dare priorità assoluta al vescovo che li ordina), sono infastiditi da qualsiasi cosa che non sia il Cammino.

²) Utilizziamo ironicamente il termine "Redemkikos" perché Kiko ha adoperato abusivamente il titolo di Redemptoris Mater ("Madre del Redentore") per i suoi seminari. La devozione mariana nel Cammino è nel migliore dei casi inesistente, nel peggiore è una forma velata di kikocentrismo assoluto (si vedano ad esempio le orride "icone" di Kiko). Alla luce dei problemi dottrinali, disciplinari, liturgici, ecc., e del percorso ancor oggi poco limpido per vagliare e ordinare, i seminari neocatecumenali andrebbero chiusi d'autorità e i loro seminaristi rimasti dovrebbero compiere la stessa formazione richiesta a quelli diocesani: se si sentono sinceramente "diocesani missionari", non dovrebbero avere alcun problema.

venerdì 13 aprile 2018

"Unità a tutti i costi": questo l'ultimo tormentone di Kiko Arguello che chiede ai camminanti: “Che cosa dobbiamo fare per essere UNO?". [Prima Parte]

                                                                                                                   

 Luca ci scrive:
Interessante novità: l'ulteriore convivenza che Kiko propone (ovviamente impone!) a tutte le comunità con la domanda: “Nella vostra comunità siete uno? Siete perfettamente uno?" “Siate uno e il mondo crederà”.

Siete uno? Allora dovete fare una convivenza e domandarvi: “Siamo uno?”, prima domanda.
Seconda domanda: “Che cosa dobbiamo fare per essere uno?”. E parlate.

Terza domanda: “Cosa dovremmo fare per arrivare ad essere perfettamente uno secondo il Vangelo?”.

Questa cosa dell’unità a tutti i costi, non mi piace per niente.
Lo scorso anno i catechisti, in occasione dell’annuncio di Avvento, hanno chiesto espressamente alle comunità di passare l’ultimo dell’anno insieme.

Gli altri anni, almeno nella mia parrocchia, non è stato mai chiesto in maniera tanto palese.
Kiko tenta di stringere il laccio, perché, a mio parere, la baracca si sta sgretolando.
Luca aggiunge:
(Gli ultimi fatti di Guam parlano da soli, il primo esempio di Diocesi neocatecumenale al 100%, Vescovo compreso, non ha dato i frutti che Kiko si aspettava.
Il Gennarini può parlare di persercuzioni quanto gli pare, ma la realtà si è rivelata ben altra.)"

Luogo privilegiato di indottrinamento:
la "convivenza".
Dunque, i fratelli camminanti devono interrogarsi:
“Che cosa dobbiamo fare per essere uno?”

Davvero interessante: Kiko inventa una nuova convivenza che "devono" fare le comunità per interrogarsi su cosa? Sull'«unità a tutti i costi».

Singolare quel...
..."cosa DOBBIAMO FARE per...?"

Ma come? Non erano l'Amore e l'Unità i frutti per eccellenza del cammino? Il frutto di rivivere il Battesimo in una comunità formata da fratelli che INSIEME hanno ascoltato e accolto il prodigioso Kerigma kikiano che, "di pronto", perdona i tuoi peccati e gesta in te la creatura nuova?
Qualcosa non ha funzionato!

Kiko ha chiesto e ottenuto tutto il tempo che ha voluto: il neocatecumenato doveva durare 7 anni, che sono diventati 15-20-30-40 anni. Il percorso si è andato allungando, col passar del tempo, a dismisura.
Tutto il tempo che ha preteso, Kiko lo ha ottenuto e, alla fine, basta guardare le comunità che hanno finito il cammino, un unico, grande clamoroso fallimento.

Semplicemente la comunità "un cuor solo e un'anima sola" non esiste ed è inutile fare tutte le convivenze e tutti i soliti, inutili questionari, ai quali non si può nemmeno rispondere con sincerità.

[Mav] aggiunge:
"Il punto saliente è proprio il FALLIMENTO, inequivocabile, e lo dimostra il fatto che non entra più nessuno; nessuno è attirato da queste comunità, perché questi segni non si danno, nè all'interno nè all'esterno, anzi la gente vede persone tristi nella vita quotidiana e artificiosamente allegre e sguaiate nelle occasioni "pubbliche".

Il minimo che possano pensare è che siano bipolari, oppure, molto più semplicemente ipocrite.

Il fatto è che l'Amore e l'Unità sono una GRAZIA!!! e non il frutto di chissà quale sforzo: "cosa dobbiamo fare?"...la risposta è sempre la stessa "CONVERTITI E CREDI AL VANGELO". Non lo dico io, ma S.Paolo.
E allora cosa vuol dire... se in 50 anni le comunità non si sono convertite, forse non hai predicato il Vangelo (quello vero) e come dice proprio il Vangelo "dai loro frutti li riconoscerete" e infatti si riconoscono eccome!

    Kiko inventa il "Matrimonio spirituale"
ma di Amore e Unità neanche l'ombra.
È vero che vedere persone che stanno insieme da 30/40 anni ti interroga, ma se non ti trasmettono niente rimane un fatto esteriore. Tutti noi, ex camminanti di lungo corso, ricordiamo bene i primi tempi, dove veramente esisteva un entusiasmo genuino e sincero che ha attirato noi, e altri dopo di noi. Poi, pian piano, ci si è costruiti una "facciata" e si è scaduti nel doverismo (il tanto odiato fariseismo), e nonostante si predicasse la "libertà", "la virtù senza sforzo", la realtà è che si sono fatte cose senza la grazia, per cui tutto in realtà è frutto di sforzi immani, dall'apertura alla vita in giù...
"Ma come, non sei contento?"... il combattimento spirituale, che comprende anche la crisi di coscienza, è stato completamente sotterrato! Ci si aspetta sempre la risposta "cristiana", senza tollerare nessun tentennamento, alla faccia del Getsemani e il risultato è davanti agli occhi di tutti.

La parte più sana del Cammino Neocatecumenale è rimasta quella più bassa, dove i cosiddetti "catechisti" almeno vivono la comunità e sanno di che parlano. Dagli itineranti delle regioni in su, non sanno di cosa parlano, perché non hanno mai fatto il cammino, se non i primissimi anni, e mai più hanno avuto rapporti alla pari con qualcuno.
Il grosso peccato, e ne abbiamo già accennato, è che, piuttosto che fermarsi a riflettere, si sposta l'attenzione sempre sulla nuova "invenzione", "impresa" del momento di Kiko.
Mi dispiace moltissimo per Carmen, diceva di non voler morire Kikiana ed invece è andata proprio così, e da quando lei si è ammalata (fate il conto di dieci anni) tutta la baracca si è trasformata, irrimediabilmente, nel Kikianesimo, che spero muoia con lui e solo chi ha vissuto a lungo nel cammino può comprendere quanto sia penoso scrivere tutto questo!" [1]

Altrettanto penso sia difficile comprendere fino in fondo, per chi non è rimasto altrettanto coinvolto dall'esperienza, come si fa a restare 30 anni nel cammino, prima di decidere di uscirne definitivamente.
Nei primi anni, tutto pareva genuino e vero, perché Kiko si è saputo camuffare bene e solo chi ha vissuto il tempo dei dubbi, delle evidenti contraddizioni, potendo entrare in contatto diretto con Kiko stesso e Carmen, o con gli itineranti più talebani, è stato in grado, alla fine, di rendersi conto che i problemi del cammino non erano dovuti a cattiva applicazione delle regole ai livelli più bassi (che anzi vero è che sono i più puliti) ma che si compiva alla perfezione il famoso detto che recita: "il pesce puzza dalla testa"
Questa la vera tragedia: se li metti davanti alle loro contraddizioni, diventano violenti, si trasformano, mostrano il loro vero volto demoniaco... "invece di fermarsi a riflettere"... Tante volte si è chiesta una sana riflessione: andare a vedere i "mostri" che il cammino aveva dato alla luce o stava partorendo, a livello di responsabili di zona e di catechisti a cui veniva affidato il cammino di molte comunità e, di conseguenza, il rapporto con tanti parroci e con tanti poveri fratelli sottoposti alla loro "direzione", per poi scoprire che certe "aberrazioni" non erano invenzioni di qualche testa bacata, ma erano precisamente quelle dettate dagli itineranti, Kiko in testa!

Stenti a credere che sia tutto così corrotto e provi a contrastarlo dall'interno ma, quando li metti alle strette, non ottieni più di un "Già verremo, già vedremo, già faremo"... a giugno ti rimandano a settembre e a settembre a giugno... sempre così; questo è stato per anni e mai nulla cambiava.

Intanto tutte le continue "invenzioni" di Kiko, vere manovre diversive, studiate per tenere costantemente tutti impegnati: correre, correre, sempre più vorticosamente, spegnendo il cervello.

Ma con alcuni di noi non ha funzionato!

Ci chiediamo sgomenti:
Come fanno, i nostri cari fratellini, a non capire che, dietro l'assurdo questionario sul "cosa DOBBIAMO fare per essere uno?", c'è tutto il rovinoso fallimento di questa opera umana che è il cammino di Kiko e Carmen? (Non dura come tutte le cose concepite dall'uomo, non dà frutto; e magari fosse opera solo umana e non anche diabolica, nella sua matrice!)

"Cosa DOBBIAMO fare per essere uno?": appare inconcepibile porre questa domanda a chi ha ascoltato un annuncio del Kerigma per il quale si richiedeva SOLO ascolto, perché - sperma dello Spirito Santo - bastava semplicemente accoglierlo che, "di pronto", gestava in noi l'embrione della nuova natura: AMATEVI COME IO VI HO AMATO E SIATE UNO
Parola che si compie in modo assolutamente gratuito.

E ora dovete dire voi a Kiko, cari fratellini (ciechi dalla nascita e ciechi ancora oggi!) COSA SI DEVE FARE?

Ma sì! Tanto voi siete sempre obbedienti! Farete la convivenza e, diligentemente, risponderete al vostro bel questionario.
Secondo voi, Kiko cosa si aspetta? Sarà fatto un bilancio alla fine?


Fratelli, aprite gli occhi, basta con i "sensi di colpa"!

Conoscendolo, egli è convinto che farete a gara a elencare le vostre mancanze contro il DOVETE "essere UNO ad ogni costo" con conseguente aumento dei "sensi di colpa"; cosa che, in ogni caso, gli torna utile, per mantenervi in uno stato di perenne soggezione

Unico, vero miracolo di Kiko, a cui abbiamo assistito in tutti questi anni: trasformare qualsiasi cosa nel prodigioso "fango rivelatore dello schifo che sei"

Ridotti a battervi il petto, a testa china, in un eterno "mea culpa", di fronte al bidone che vi ha rifilato Kiko col suo "potente cammino", spegnerete gli ultimi residui di capacità critica, sospenderete ogni giudizio, vi sorbirete tutte le amarezze di una comunità che, dopo 50 anni, non è rinata per nulla nella Fede e, fantozzianamente, continuerete a mostrare eterna gratitudine al vostro impareggiabile aguzzino-maestro/venditore di fuffa, cercando di riparare, almeno in parte, ai peccati commessi contro il "DOVER essere UNO" con laute collette, che Kiko tanto gradisce, mettendo, ogni volta che ve lo chiede, puntualmente mano al portafoglio.

Continua...     

                                                                                                              [Prima Parte]

_______________________________

[1]  

Mav scrive:
    
Integro qui il mio commento precedente. 
Un altro fallimento clamoroso è rappresentato dalla Pastorale di Mediazione ( dopo la Redditio ) che nelle intenzioni iniziali ( basta leggere il mamotreto ) dovrebbe servire per aprirsi alle altre realtà mentre di fatto la si usa per "coloniizzare" e "neocatecumenalizzare" tutta la pastorale della parrocchia. Kiko stesso si dimentica quello che dice e poi va per una strada che è l'esatto contrario, Pax ne è testimone diretta. 
Sempre per evitare che qualcuno si stracci le vesti, porto solo l'esempio della preparazione al matrimonio, per la quale esce fuori quasi subito un mamotreto ad hoc, che è la sintesi delle Catechesi Iniziali più le varie chatechesi dello Shemà e della Traditio sul matrimonio e sulla educazione dei figli. 
Altro che aprirsi.                                                                                 
                                                                                                                         


mercoledì 11 aprile 2018

Ben poco di cattolico nelle "catechesi iniziali" del Cammino!

Piatto pizza e portafrutta ottagonali:
due gadget liturgici neocatecumenali
Pubblichiamo una lettera apparsa sulla rubrica di F. Morera, esperto in Apologetica cattolica, che risponde a quesiti su argomenti di fede e dottrina sul canale di EWTN, un Network cattolico di informazione religiosa diffuso e seguito in USA, Africa e alcuni paesi europei e asiatici.
Il quesito che pubblichiamo proviene da un utente che riferisce di una propria esperienza come uditore di catechesi neocatecumenali; pur essendo un'esperienza relativamente recente (risale al 2015), gli svarioni dei catechisti sono sempre i medesimi, a dimostrazione del fatto che il Cammino continua a diffondere le stesse eresie cinquantennali in tutto il mondo.
Riportiamo inoltre anche la risposta di Morero, che, apparentemente stupito da quanto gli viene riferito, dà dei consigli molto significativi nella loro brevità (il carattere maiuscolo è nell'originale).

EWTN - Domande cattoliche -- Catechesi per adulti

Domanda fatta da Enrique Velázquez il 27/6/2015

Fratello Frank, che la pace di nostro Signore Gesù Cristo sia con voi.
Ho frequentato un corso di catechesi per adulti (nel corso di due mesi, da fine aprile a giugno, martedì e venerdì) del Cammino Neocatecumenale, catechesi che furono esposte da un sacerdote ed una coppia della Spagna. Alla fine del corso si fece un ritiro di 3 giorni in un hotel: in questo ritiro affermarono che la Chiesa si è corrotta dopo Costantino e tutto ciò che conosciamo come Messa è una farsa molto ben organizzata dalla Chiesa, a cominciare dai grandi edifici, con troppa gente che assiste alla cosiddetta Messa, con dipinti celestiali o immagini disegnate per intrattenere, altari posticci di vergini e santi, con letture di assai basso contenuto liturgico, come anche canti mal eseguiti o cori troppo sfarzosi. A dir loro, il problema è uno scorretto uso liturgico, mentre è corretto usare il pane azzimo. Parlavano di falsità dell'altare ove si consacra, dicevano che la Chiesa ci insegna false processioni con statue, e che questa corruzione viene da Costantino fino al Concilio Vaticano. Hanno detto che lo Spirito Santo abbandonò la Chiesa fino al Concilio Vaticano II, e che con l'avvento di Kiko Argüello, che è un illuminato (1964), si riceve una nuova luce e ora con il neocatecumenato abbiamo la verità.
Ci hanno esortato a non farci abbindolare dall'inganno delle cosiddette Messe e di cominciare a celebrare la cena pasquale cristiana primitiva in piccole comunità di 20 o massimo 40 persone, che la smettiamo di pensare ad un Dio che sta rinchiuso in un tabernacolo o in un ostensorio, Dio sta da tutte le parti e non in una casetta.

Fecero la cena pasquale primitiva in un albergo, il sabato sera, e la cosa curiosa fu nello spezzare il pane azzimo caddero frammenti o briciole a terra, così come quelle che lasciarono nel piatto (non in una patena) le buttarono nella spazzatura.
Per concludere il ritiro, ci dissero che se una persona estranea al cammino neocatecumenale ha un contatto seppur minimo  con qualcuno che vi appartiene, se l'estraneo ha un incidente e muore, immediatamente si salva per aver avuto un semplice saluto dalla persona che sta in cammino.

Di 44 partecipanti a questo ritiro solo in quattro abbiamo detto "NO", tutti gli altri accettarono di buon grado; la cosa triste è che le persone che assistevano ricoprivano dei ruoli all'interno della parrocchia. Ho parlato con il parroco della chiesa e lui mi ha detto che questi sono autorizzati dalla diocesi di San Diego, California.
Ho chiesto in diocesi, ma mi hanno detto che questo movimento ha tutto l'appoggio del Vaticano.
Il panciuto sbandieratore avrebbe
riportato lo Spirito nella Chiesa
Alle mie richieste, il parroco ha risposto che avrebbe fatto un incontro con questi catechisti perché siano chiariti i miei dubbi, e che però lui vedeva di buon occhio questa catechesi neocatecumenale.
Fratello Frank, non so più che dire, però cosa mi consiglia di fare? Sfortunatamente questo movimento si è installato in parrocchia già dalla scorsa settimana.
Riceva benedizioni e grazie in anticipo.


Risposta di F. Morera:

Ciao Henrique. 
Io non conosco molto il Cammino Neocatecumenale, però mi consta che siano persone fedeli al Magistero della Chiesa e dubito molto che queste parole della "corruzione di Costantino" siano parte di ciò che essi credono.
Se tu hai sentito tutte queste cose su Costantino ed il Concilio Vaticano, devi andare dal vescovo e RIFERIRGLI OGNI COSA NEL DETTAGLIO.
Per quanto il Cammino Neocatecumenale possa essere approvato nella tua diocesi,  NESSUNO nella Chiesa ha il diritto di dire tali cialtronerie.
Quindi non dirgli che sei andato a una Liturgia che non ti piace, ma riferiscigli quello che è stato detto in quel posto, che anche a me sembra ancora molto strano: davvero o erano due impostori o due folli. Benedizioni+

lunedì 9 aprile 2018

Piccolo bilancio della "Pasqua neocatecumenale" che sfocia nelle "100 piazze", tra l'Agape a fine Veglia e la Veglia di Pentecoste.

Quello che so personalmente sulle "100 piazze", iniziativa "ispirata" a Kiko Argüello - come egli stesso ci assicura - e che si dispiega ovunque per tutto il tempo pasquale, riguarda una pianificazione degli incontri in cui i dilettanti allo sbaraglio vengono scelti dai cosiddetti "catechisti" tra i neocatecumeni che hanno una storia personale legata fortemente al cammino.

Kiko e i suoi motivano gli adepti
col loro "buon esempio".
Su quel palchetto provvisorio non parla qualcuno scelto a caso magari con estrazione o con l'invocazione dello spirito santo.

No, gli oratori sono rigorosamente selezionati, sia quelli che conducono gli incontri ("catechisti" del cammino) e sia quelli che sono chiamati a dare la propria esperienza personale che deve esaltare l'esperienza nel cammino neocatecumenale.

Vengono raccontate anche cose molto personali, anzi più sono personali e meglio è.
Le 100 piazze servono a fare pubblicità sfacciata al cammino neocatecumenale.
Sono scelti i fedelissimi, i talebani del cammino per far passare il messaggio salvifico di Kiko.
Per i fedelissimi l'essere scelti è un grande onore.

È un segno di fiducia che porterà a prossimi incarichi importanti all'interno del movimento.

Mi dispiace deludere chi pensava che nell'Annuncio di Pasqua 2018, fatto da Kiko alle comunità del cammino, ci sarebbero state delle novità.

Tranquilli non ci sono state, le 100 piazze erano presenti anche nell’annuncio di Pasqua dell’anno scorso.

Anche le "catechesi nelle case" erano già state proposte lo scorso anno.
Nella mia parrocchia “neocatecumelizzata” al 100% sono già due anni che tentano questa cosa delle catechesi nelle case.
In entrambi i casi è stato un fallimento completo.
Le ultime “catechesi per adulti” fatte in parrocchia (non nelle case) hanno raccolto veramente poche persone, è stata formata una piccola comunità (20-25 persone), pochissime coppie, e circa il 40% di giovanissimi figli di neocatecumenali.
Non sono servite a nulla le 100 piazze e un anno di Traditio porta a porta nelle case del quartiere.

L’unica novità di questo annuncio 2018 è stata la convivenza della Pentecoste.
(ndr. È detto, nell'annuncio di Pasqua, che Ascen ha ricordato a Kiko di raccomandare alle comunità questa ennesima convivenza, forse un poco trascurata negli ultimi anni. Brava Ascen! Il tuo contributo è prezioso, per incrementare gli infiniti obblighi del Cammino Neocatecumenale, che portano i fratelli sempre più lontano dalle loro Parrocchie!)
Fino all’anno scorso la veglia di Pentecoste, iniziava la sera dopo la cena, si consumava un piccolo rinfresco (qualche dolcetto e le primizie usate per la mensa della veglia) e terminava con il pranzo del giorno dopo.
Da quest’anno Kiko l’ha trasformata in un duplicato della veglia di Pasqua.

Veglia neocatecumenale
"separata dalla Parrocchia".
Digiuno a cena, Agape a fine veglia e il giorno dopo, lodi la mattina, pranzo e giro di esperienza che termina il pomeriggio.

Kiko dice fino alla 17,00 ma tanto sappiamo tutti che, se le persone sono tante, si sfora alla grande, come al solito, ben oltre le 17,00.

Sulla Veglia di Pasqua posso solo immaginare i sacrifici fatti dai poveri neocatecumenali, costretti dai loro "catechisti" a sobbarcarsi la gestione di una Agape a fine veglia.

È vero che nei ristoranti alle 3-4 del mattino si mangia da cani, ma gestire una "Agape" dopo il triduo pasquale neocatecumenale (che è un vero massacro) e una veglia infinita è una esperienza da film dell’orrore.

Possiamo fare solo i nostri auguri a tutti i neocatecumenali, ne hanno davvero bisogno.

(da: Luca)

sabato 7 aprile 2018

Il Cammino Neo-Sindacale

Ecco il kerygma delle sigarette
Ho immaginato che esiste una città dove i cristiani vanno serenamente a messa la domenica, si impegnano nell’apportare il proprio contributo nel posto di lavoro e nella società, focalizzati sul dare e sul costruire e non sull’accaparrare e scavalcare il prossimo.

In questo bel posto, non esiste una famiglia neocatecumenale/sindacale che gioca all’asso pigliatutto con i servizi pubblici, soprattutto nella sanità. Non sarebbe possibile diventare infermiere, addirittura dottore, essere assunto senza un reale concorso. Non è possibile aggirare regole e norme, forti di legami famigliari e sindacali (conditi da un più o meno segretamente proselitismo a Kiko... che può sempre servire “non si sa mai!”) del tipo:
· il capostipite, impiegato presso la ASL, è un prominente sindacalista (e la moglie assunta presso l’ospedale)
· la “sorella del capostipite” è caposala ex-militante del PD,
· le “figlie della sorella del capostipite” infermiera e, addirittura “super dottoressa” assunta senza idoneo titolo e soprattutto senza un concorso pubblico
· la “cognata della sorella del capostipite” assunta presso l’ospedale (con marito sostenitore pubblico del sindaco)
· la “figlia della cognata della sorella dl capostipite” infermiera, presa “dal mazzo” al Pronto Soccorso locale, ovviamente… senza concorso.

In questa bellissima città, un dottore studia per entrare nella facoltà di medicina, si laurea, effettua le ore di tirocinio previste e necessarie per poter praticare in modo idoneo la professione, si specializza. Solo allora è pronto per poter presentare titoli idonei per aspirare a lavorare in una struttura sanitaria; se la struttura è pubblica questo non basta perché la selezione impone anche delle esperienze pregresse… è una questione di merito e di qualità del servizio pubblico. Non esistono dottori del Pronto Soccorso assunti su chiamata, con “acrobazie” normative, che abbiano concluso i soli studi iniziali in 12 anni con alcuni “buchi” coperti con sabbia neocatecumenale (per i tirocini basta trovare un medico del cammino… e la firma è apposta!).

Il servizio pubblico, in questa bella città, è per l’appunto pubblico e l’accesso è garantito a tutti in misura proporzionale alle necessità reali. Le piccole “correzioni” estetiche a naso ed occhi, a favore di chi può pagarsele, ne sono infatti escluse. Non esistono liste di attesa differenziate per esami medici; nessuno si sogna di approfittare della propria posizione per fare un bel numero di Risonanze Magnetiche e TAC ai figli, così tanto per togliesi dei dubbi, come si trattasse di foto fatte con lo smartphone.

Il carisma delle bocche urlanti
e delle chitarrelle ndrùng-ndrùng-ndrùng
I pazienti non sono degli scocciatori, dei polli in batteria senza dignità da liquidare il prima possibile; degli ostacoli alla tranquillità della dottoressa e allo shopping compulsivo (con gusto piuttosto discutibile... basta ostentare), ai viaggi... alla bella vita da mostrare a tutti in prima pagina che, insieme al distacco nei confronti di quegli esseri inferiori e ignoranti che sono i pazienti, consolidino l’immagine (a dire il vero piuttosto vuota di contenuti) nella famiglia e nei gruppi neocatecumenali, di gran luminare. E già, gran luminare che guarda tutti dall’alto, con ridottissime competenze tanto che sul lavoro si deve avvalere dello smartphone per le diagnosi; forte dei 12 anni di onorata e singhiozzante (anche un po’ incompleta …) carriera universitaria.

In fondo perché i nostri figli, noi stessi abbiamo studiato… meglio il Cammino Neocatecumenale che l’università! Meglio, l’ossessionata continua ricerca dell’appoggio dei potenti, di qualsiasi provenienza (politici, sindacalisti, vescovi) che conseguire una NECESSARIA specializzazione… Meglio un titolo vuoto, un lavoro vuoto e una religiosità vuota. Meglio essere un cristiano ben nascosto (il sabato o la domenica, se c’è tempo, si può pure andare a messa) che impegnarsi verso il prossimo ed il sofferente… d’altronde è tanto bello essere la punta della lancia di questa bella tribù neocatecusindacale…
Giuseppe

(nomi e luoghi li troverete nell'esposto in procura)