giovedì 29 giugno 2017

Dilettanti allo sbaraglio "senza borsa né bisaccia"

Un esempio di letteralismo biblico neocatecumenale: andare a portare in giro il verbo di Kiko per una settimana "senza borsa né bisaccia" dal 30 agosto 2017 al 6 settembre.

Per fortuna esistono smartphone e carte di credito, agevolmente nascondibili in tasca, perché è vero che la Divina Provvidenza ti aiuta, ma non è detto che lo faccia quando ti metti volontariamente in pericolo.

Ad azzeccare le maggiori figuracce saranno i fratelli meno ipocriti, quelli che hanno preso sul serio le indicazioni dei "catechisti", quelli che aprono la Bibbia a caso per estrarre una presunta "risposta del Signore" (vedi: Sortilegi e "regola del due" nei seminari neocatecumenali).

Ecco qui sotto il testo della lettera:


INVIO PER L’EVANGELIZZAZIONE 2017

Carissimi fratelli,

Cristo è risorto e ci precede in Galilea. Lui ha vinto la morte ed ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo.

Come già sapete Kiko, nello spirito di Papa Francesco che invita la Chiesa ad uscire e andare nelle periferie, ha invitato le equipes itineranti di tutto il mondo a fare una convivenza dalla quale inviare i fratelli, a due a due, “senza borsa e senza bisaccia”, per annunziare la Buona Notizia alle persone che il Signore vorrà farci incontrare.

Sacro cocomero neocatecumenale
esibito alla Domus Galilaeae
Kiko terrà una convivenza esclusivamente per i seminaristi ed i presbiteri dei seminari Redemptoris Mater e per i giovani del Centro Vocazionale di Roma, alla fine di agosto. Desidera però coinvolgere anche i giovani delle nostre Diocesi ed i fratelli e le coppie delle comunità che hanno superato il Secondo Scrutinio e che si sono alzati nelle convivenze di inizio corso.

Per questo vi comunichiamo che faremo questa esperienza ai primi di settembre iniziando con una convivenza di invio dalla sera di lunedì 28 agosto, con partenza per la missione mercoledì 30. Il giorno 6 settembre ci ritroveremo per mettere in comune le esperienze e venerdì 8, a pranzo, finirà la convivenza.

Questo tempo di missione sarà un dono di Dio per noi e per tanti uomini ai quali nessuno ha mai annunciato il Kerigma. Non guardiamo a noi stesannotatisi ma a Colui che ci dà forza, contenti di offrire a Cristo qualche sofferenza e di sperimentare la dolcezza della Sua presenza che ci accompagna: ”Io sono con voi”.

Per animare i giovani e tutti quelli che vorranno partecipare a questa esperienza (a condizione che siano maggiorenni e che abbiano superato il 2° scrutinio) ci sarà un incontro a Volla, presso la Parrocchia Immacolata a Taverna Noce. A questo incontro sono invitati i fratelli e le sorelle dei Centri Vocazionali e le coppie alzate disponibili alla missione. Sono anche invitati i Centri delle varie Diocesi che poi ripeteranno questo incontro nelle loro zone e le equipes dei Settori di Napoli. Sono anche invitati i ragazzi del Rosario. Tutti i fratelli che non potranno partecipare alla missione, ci accompagneranno con la preghiera.
Affidiamo la convivenza alla Vergine Maria, l’Umile di Nazareth, Stella della Nuova Evangelizzazione.

Pregate per noi.
L’equipe itinerante
Nazareno e Cuca, P. Giuseppe, Alessandro


Alcune brevi riflessioni.

L'iniziativa viene da Kiko. Nel Cammino non si fa nulla autonomamente, non si fa nulla che Kiko non abbia «deciso». I vari Nazareno & C. stanno solo girando ai loro sottoposti il dispaccio del quartier generale «armiamoci e partite», così come stanno facendo le altre équipe neocatecumenali girovaghe e itineranti ai fratelli delle rispettive aree di competenza (competenza stabilita da Kiko).
Ora, se Kiko comanda qualcosa, non è affatto detto che sia santa, necessaria, giusta, o almeno utile. In molte occasioni Kiko ha ideato delle vaccate colossali, spesso e volentieri inviando "dilettanti allo sbaraglio": si pensi ad esempio alla volgarissima spiegazione che diede riguardo all'invio di giovani donne in Cina, intese come "cefale" (richiamo sessuale) per attirare i cinesi alle cosiddette "catechesi".
Decorare il penoso discorsetto con espressioni tipo "Cristo è risorto", è un nominare il nome di Dio invano, e lo stesso vale per quell'invocazione alla Vergine conclusiva. I documenti del Papa e dei vescovi nominano il Signore e invocano la Madonna perché nel contesto di ciò che stanno dicendo. Invece quel primo paragrafo e ultimo paragrafo non cambiano nulla del contenuto del penoso dispaccio neocatecumenale: armiamoci e partite.

Non tenterai il Signore Dio tuo. Nostro Signore Gesù Cristo ha esplicitamente vietato di mettersi nei guai e aspettare che Dio li risolva. Questa iniziativa volontaristica di andare a fare qualche pagliacciata kikiana disprezzando il buonsenso e mettendosi volontariamente nei guai (andando "senza borsa e senza bisaccia"), è proprio un tentare Dio.
La vera missione è una vocazione di tutta la vita. E la vocazione è tale solo se è adeguatamente vagliata dall'autorità della Chiesa. Invece i fratelli del Cammino diventano "missionari" per dispaccio del quartier generale, per "alzata" davanti a Kiko - comandata dai "catechisti" o improvvisata -, per estrazione a sorte (sortilegio!).

Quando il Papa invita ad "uscire" e "andare nelle periferie", sta per caso comandando di macinare molti chilometri e di andare a casaccio? Riflettete: è più "missione" l'andare ad annunciare il verbo di Kiko dall'altra parte del pianeta, oppure l'andare far compagnia (e magari anche un panino) al vicino di casa pensionato minimo che vive solo e deve fare mille acrobazie per arrivare alla fine del mese?
Liturgie ortofrutticole neocatecumenali:
poiché banane e cipolle non bastano mai
Kiko desidera coinvolgere. Brutto segno. Significa che la libertà dei "giovani" non rientra nei piani di Kiko. Significa che siete carne da cannone, bestie da macello, siete la massa di cui vanno esibiti i numeroni (appositamente gonfiati) per poter dire che il Cammino "fa la missione" e gli altri no.

Con partenza mercoledì 30 agosto 2017 e rientro una settimana dopo, il 6 settembre. Per una settimana dovrete fingere di essere "senza borsa né bisaccia", a due a due, in modo che uno sia il controllore dell'altro per evitare che in un momento di imbarazzo utilizziate ciò che la vostra famiglia (e il Signore) vi hanno già garantito.

E che abbiano superato il secondo scrutinio: cioè che i loro segreti più vergognosi siano già stati annotati nei quadernetti dei cosiddetti "catechisti" laici, che i loro fratelli di comunità siano già al corrente, che le loro "decime" siano già a libro cassa. Non sia mai che qualcuno dei giovani kikos pensi di potersi sottrarre alla vaccata di Kiko senza pagarla molto cara.

martedì 27 giugno 2017

I tuoi beni... Per Kiko è una vera fissazione!

Panacea di tutti i mali, nel Cammino Neocatecumenale, la Parola: "Va, vendi i tuoi beni". 
Riflettevo questa cosa negli ultimi giorni, alla luce dello scrutinio riportato nel recente post di Donna Carson.
Ancora al tempo della Traditio, finito ormai il Precatecumenato, incamminati nel Catecumenato e protesi al tempo dell'Elezione, che si avvicina a grandi passi, si ripropone questa parola.
Sì, perché di fronte ai problemi personali della moglie di una coppia in cammino, Kiko, con gran solennità, fa un invito pressante affinché, finalmente,  possano essere risolti con un "segno forte", dando per scontato che, al tempo stabilito dal cammino, ossia alla chiusura del secondo scrutinio, questi fratelli non abbiano fatto ciò che, invece, dovevano fare: una rinuncia seria ai beni, tale da mettere a rischio la loro stessa vita e quella dei figli.
Ma una piccola domandina è d'obbligo: come hanno superato il secondo scrutinio costoro? Se la "conditio sine qua non" di quel passaggio è una solenne rinuncia a Satana accompagnata da un gesto forte di rinuncia al denaro?
Tanto più che nel famoso cesto, che si pone al centro della sala, ognuno mette nell'anonimato! E se questa coppia ha dato la disponibilità al gesto, altrimenti al rito non avrebbe potuto partecipare, come fa Kiko a sapere che non si sono provati adeguatamente?

"Guardatemi! - vi dice Kiko - Chi è più povero di me?"
Impressiona, a tal proposito, l'esperienza fotocopia, narrata da Kiko nell'Annuncio di Quaresima 2017: i catechisti anche lì, di fronte ai problemi della coppia, risolvono tutto con la vendita dei beni. (*)
Nel cammino questa dei beni è inquadrata così: "noi non facciamo un voto di povertà, questo gesto vi viene chiesto UNA VOLTA SOLA, nel passaggio dal Precatecumenato al Catecumenato, quando si chiude la porta, e nessuno può più entrare."

Il Precatecumenato è il tempo in cui si scava per mettere le fondamenta dell'edificio della fede e le fondamenta sono la vendita dei propri beni, solo chi accetta di fare questo gesto varcherà la porta, che segna l'ingresso al Catecumenato, poi la porta si chiude; si inaugura un altro tempo e della rinuncia ai beni non si parlerà più, dicono! 
Dalla fase della umiltà - Precatecumenato - si passa a quella della semplicità - Catecumenato -  infine della lode - Elezione -.
Per legittimare questo gesto di rinuncia ai beni, senza il quale non si diventa cristiani, si riportano i Vangeli.
Vangelo secondo Luca, capitolo 14:
25Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: 26«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. 28Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 30Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. 33Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Ossia, fate bene i conti, fratelli, questo è il tempo propizio! Senza questa rinuncia, non potete continuare il Cammino.
E... da ora in poi, non se ne parlerà MAI più!
Davvero? Chiediamo, a questo punto, con più di una perplessità.Ma se il tema dei "beni" percorre tutto il cammino e, come ho esordito, la rinuncia, il "segno" forte e concreto che va in questo senso è  la "panacea di tutti i mali", l'unica cura efficace per ogni malattia del neocatecumeno? Cerchiamo di capirci qualcosa...
Il segno va fatto nel Rito del secondo scrutinio. Prima si punta il dito verso la porta dicendo: "Io , nome, rinuncio a te satana che mi hai ingannato tutta la vita con.... (Ognuno dice con cosa, alla luce dello scrutinio fatto in questo tempo davanti ai catechisti e alla comunità)", per inciso sottolineo la gravità di rivolgersi direttamente al demonio!

Quindi si getta nel cesto il "segno forte" in denaro, oggetti preziosi e quant'altro.
Poi, ci si rivolge alla Croce (di Kiko) e si dice: "e scelgo te Gesù Cristo, come unico Signore della mia vita". Mi danno una gran pena questi ricordi! Ma è importante richiamarli con rigore: questo è il momento previsto nel neocatecumenato per rinunciare agli idoli, è l'unico momento!
Ora continuiamo con i Ma.....
Ma, a pensarci bene, quando tra il primo e il secondo scrutinio c'è lo Shemà - che non è una tappa, ma una "tromba" che suona per risvegliare la parola consegnata e ricordare che VA COMPIUTA - alla fine della convivenza, con molta enfasi, si presenta una colletta speciale "UNICA NEL CAMMINO" (ovviamente unica!) per gli Itineranti. Questa colletta, piazzata lì senza una ragione comprensibile, si dice che è, per tutti, UNA OCCASIONE PROVVIDENZIALE PER COMPIERE LA PAROLA CHE È STATA CONSEGNATA: Va', vendi i tuoi beni e dalli (ai poveri) a noi".
Che faccia di corno, dico io! Siete proprio dei gran bei furbacchioni matricolati e impuniti!
Neocatecumenale fedele che scrive a Kiko
Ma, giunti alla tanto attesa Rinnovazione delle Promesse Battesimali,  il Cammino si conclude - questo, vi assicuro, il camminante lo scopre, con sorpresa, solo alla fine -  con un altro "segno forte" da fare in denaro... anche lì si ripete che è quella l'ultima volta - vorrei vedere! - e che, quindi, bisogna approfittarne.
Come chiusa dei "Ma" vorrei evidenziare che delle suddette collette - e della colletta per gli itineranti allo Shemà, in particolare - nulla si legge nel mamotreto, di prima e dopo l'approvazione.
È mera tradizione orale. (A proposito di tradizione orale, devo aggiungere che, quando si inviavano i catechisti a fare questa tappa con le comunità, i Responsabili regionali spiegavano ciò che nelle tracce non è scritto e raccomandavano - particolare che mi è rimasto impresso - che questa colletta fosse preceduta da una ammonizione ben fatta).
Breve analisi conclusiva:
Il Precatecumenato è il tempo dell'Ascolto, così viene consegnato, è bandita la parola "dovere", per cui i fratelli ascoltano e si confrontano con se stessi e con gli altri. Per il resto li si lascia, diciamo così, pascolare allo stato brado. 
È il tempo della umiltà che è verità, scoprirsi peccatori, incapaci di amare, di sopportare, ché sopportare non è cristiano, quindi se non si ama, inutile sforzarsi in questo senso.
È il tempo delle convivenze mensili della comunità in cui, se il cammino è ben fatto, cominciano a volare gli stracci.
Ricordo che le visite dei catechisti erano tutte improntate su questo: avete cominciato a litigare? Se no, state facendo male il cammino, siete un gruppo di borghesi pieni di maschere e di ipocrisia.
Le convivenze erano "pulire la coppa dal di dentro"...
Finalmente arriva il primo scrutinio, si apre una porta e viene consegnata la parola sui beni.
Due anni circa sei stato che non dovevi fare niente, non dovevi sforzarti, perché lo sforzo non è cristiano, perchè lo spirito è gratis; così annichilito, bersaglio degli attacchi dei fratelli - che finalmente si sentono autorizzati a dirti sul muso ogni cosa pensino di te, e tu, a tua volta, spietato nei giudizi che spiattelli loro in faccia senza ritegno - ecco che ti arriva, dopo questa desertificazione FINALMENTE una parola da compiere, per bocca dei catechisti - il cammino si fonda sull'obbedienza ai propri catechisti - Va', vendi i tuoi beni e dalli ai poveri!
La prima parte alla lettera, la seconda... avrà dei distinguo che piano piano ti saranno svelati.
Hai compreso che non puoi essere cristiano sulle tue forze, se hai fatto bene il Precatecumenato, ora ti si dice l'unica cosa che con le tue forze puoi e devi fare ed è "VA', VENDI I TUOI BENI E..."

Mi ha sconvolto scoprire che, le parole attribuite a San Giovanni Crisostomo e ripetute con enfasi nel Cammino -  "Nessuno può essere battezzato se non compie la virtù senza sforzo", "Quante volte devo ripetervelo?" sono state inventate di sana pianta, e mi è venuto spontaneo chiedermi: perchè Kiko, che si è preoccupato di togliere lo sforzo ed ogni tensione rivolta al bene lo ha, poi, lasciato tutto per un'unica e sola opera da compiere: quella di vendere i propri beni e darli...?
Ti si dice: "Con lo sforzo non puoi amare, tanto meno il nemico, questa forma di amore è uno spirito che ti viene dato gratis e ce l'ha chi ce l'ha, perciò il Signore ti dà una parola che puoi compiere... va'... E avrai il cento per uno e, in più, la vita eterna."
Il senso finale è questo: se non sai rinunciare a qualcosa che è esterno a te, ossia ai tuoi BENI, come farai a rinunciare a ciò che è dentro di te, che si identifica con te, fino a perdere la tua stessa VITA?
Come farai a morire all'altro? Amare in questa forma, anche in famiglia, amare così la moglie, il marito, i figli, perché solo questo è Amore, tutto il resto è affettività e idolatria. Come farai a salire sulla croce, amando il nemico, nessuna di queste cose puoi fare con sforzo, questo è uno Spirito che puoi solo ricevere dall'alto. 
Tu fa' una sola cosa: Va', vendi i tuoi beni, e avrai il cento per uno e la vita eterna che è questa forma di amore che riceverai gratis dal cielo!

Vangelo secondo Luca, capitolo 13:
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai». 
23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: 24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. 25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. 
Dunque nel C.N. esiste un'unica parola che va compiuta, costi o non costi sforzo, ed è la parola sui beni.

La catechesi del fico, che parla dei frutti che Gesù viene a cercare, nel neocatecumenato è collocata al tempo dello Shemà ed è messa in relazione al compimento della parola consegnata al primo scrutinio. Vi si dice:  "Vedete? Proprio questa tappa, sono tre anni che avete cominciato il cammino! Dopo due anni il primo scrutinio, ora è passato un anno, sono tre anni, fra un anno ancora arriva il secondo scrutinio e la porta che vi è stata aperta si chiuderà, e nessuno potrà più entrare! Noi, i vostri catechisti, diciamo al padrone che non trova frutti: lascia che per un anno ancora gli zappi intorno, lo concimi e, se fra un anno ancora non darà frutti lo taglierai! Ma i fichi che sono? Che sono i frutti che Gesù cerca? Che tu metta in pratica la parola che ti abbiamo consegnato: "Va', vendi i tuoi beni!"

E la porta stretta? È la porta che introduce al Catecumenato appunto, dopo il tempo dell'ascolto ora bisogna compiere la parola dei beni e chi passa entra, poi la porta si chiude. Nessuno può più entrare. Ricordi le Vergini stolte, senza olio, che non hanno fatto rifornimento, per compiere la parola?
Il cammino non mette esigenze sulle persone, né pesi, né doveri da compiere, perché il cristianesimo è gratis. Il cristiano è colui che compie la virtù senza sforzo. Questa è "parola di Kiko", ecco la sorprendente scoperta! E nessun Padre della Chiesa, nè - come loro narravano - san Giovanni Crisostomo, ha mai detto questo!

C'è una sola Parola che, secondo Kiko, il bravo fratello obbediente DEVE compiere, una volta... cento volte:  "Va', vendi quello che hai e dallo ai..... poveri!"


Alla fine lasciamo un interrogativo aperto, poichè questa fissazione di Kiko per i beni altrui, i soldi altrui, è veramente difficile da spiegare!
Il poverino fa il suo buon proposito ogni volta e ripete: "Questa è l'ultima volta!", ma... è più forte di lui, non ce la fa proprio a mantenere la parola data e... ci ricasca sempre!
Continua a ripetere, negli anni, che i fratelli si provino alla grande, che ogni volta è l'ultima volta, ma poi continua e continua e continua... come abbiamo dettagliatamente spiegato, durante tutto il percorso diviso in tappe.  
Una volta finito il cammino, ancora continua a chiedere laute offerte, promettendo divine ricompense, a consigliare spudoratamente cospicue donazioni e lasciti ereditari, di qualunque entità, fratelli, tanto tutto fa brodo.

Per concludere, dopo tante scempiaggini, ecco qui sotto le parole di un Papa che non dimenticheremo mai!
Egli parla a noi di sacrificio, ci spiega che lo "sforzo" per entrare nella porta stretta è l'impegno ad "imitare" Gesù
Pax


Che significa questa "porta stretta"? Perché molti non riescono ad entrarvi?
Si tratta forse di un passaggio riservato solo ad alcuni eletti? In realtà il messaggio di Cristo va inteso in senso opposto...
Grazie, Santo Padre (emerito)!
Sempre sarai per noi un faro di luce!

BENEDETTO XVI
ANGELUS
 XXI domenica del tempo ordinario - Anno C

Cari fratelli e sorelle!
Anche l'odierna liturgia ci propone una parola di Cristo illuminante e al tempo stesso sconcertante. Durante la sua ultima salita verso Gerusalemme, un tale gli chiede: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?". E Gesù risponde: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno" (Lc 13, 23-24).
Che significa questa "porta stretta"? Perché molti non riescono ad entrarvi? Si tratta forse di un passaggio riservato solo ad alcuni eletti? In effetti, questo modo di ragionare degli interlocutori di Gesù, a ben vedere è sempre attuale: è sempre in agguato la tentazione di interpretare la pratica religiosa come fonte di privilegi o di sicurezze.

In realtà, il messaggio di Cristo va proprio in senso opposto: tutti possono entrare nella vita, ma per tutti la porta è "stretta". Non ci sono privilegiati. Il passaggio alla vita eterna è aperto a tutti, ma è "stretto" perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo.
Ancora una volta, come nelle scorse domeniche, il Vangelo ci invita a considerare il futuro che ci attende e al quale ci dobbiamo preparare durante il nostro pellegrinaggio sulla terra.
La salvezza, che Gesù ha operato con la sua morte e risurrezione, è universale. Egli è l'unico Redentore e invita tutti al banchetto della vita immortale. Ma ad un'unica e uguale condizione: quella di sforzarsi di seguirlo ed imitarlo, prendendo su di sé, come Lui ha fatto, la propria croce e dedicando la vita al servizio dei fratelli. Unica e universale, dunque, è questa condizione per entrare nella vita celeste.
Nell'ultimo giorno - ricorda ancora Gesù nel Vangelo - non è in base a presunti privilegi che saremo giudicati, ma secondo le nostre opere. Gli "operatori di iniquità" si troveranno esclusi, mentre saranno accolti quanti avranno compiuto il bene e cercato la giustizia, a costo di sacrifici. Non basterà pertanto dichiararsi "amici" di Cristo vantando falsi meriti: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze" (Lc 13, 26).
La vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l'umiltà, la mitezza e la misericordia, l'amore per la giustizia e la verità, l'impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione. Questa, potremmo dire, è la "carta d'identità" che ci qualifica come suoi autentici "amici"; questo è il "passaporto" che ci permetterà di entrare nella vita eterna.
Cari fratelli e sorelle, se vogliamo anche noi passare per la porta stretta, dobbiamo impegnarci ad essere piccoli, cioè umili di cuore come Gesù. Come Maria, sua e nostra Madre. Lei per prima, dietro il Figlio, ha percorso la via della Croce ed è stata assunta nella gloria del Cielo, come abbiamo ricordato qualche giorno fa. Il popolo cristiano la invoca quale Ianua Caeli, Porta del Cielo. Chiediamole di guidarci, nelle nostre scelte quotidiane, sulla strada che conduce alla "porta del Cielo".



Note:

(*) La terza tentazione: amare Dio con tutte le forze. Significa amare Dio con tutto il mio denaro, offrendo a lui il mio denaro. Sapete che anche noi abbiamo debiti; quando facciamo la convivenza degli itineranti a Porto S. Giorgio sempre ci lasciano un debito di 250 mila o 300 mila euro. Non so quanti debiti abbiamo adesso, lo saprà Giampiero [NdR: Donnini]. Senza il vostro aiuto ho pensato che non avremmo potuto evangelizzare, e spero che ci diate qualcosa. Il Signore ce li darà. In Spagna, alcune persone anziane hanno lasciato qualcosa in eredità alla Fondazione. In Italia, no! Non abbiamo una lira: forse qualche anziano, che ha qualcosa in banca, lo può lasciare per l’evangelizzazione, li usiamo solo per evangelizzare. È chiaro che se faccio la convivenza degli itineranti e siamo 1000, per 10 giorni, sono 500 € a persona; l’equipe è formato dalla coppia e dal ragazzo, sono 1500 € e non li hanno. Allora che facciamo? Non facciamo più convivenze degli itineranti? Non vi sto chiedendo soldi, vi racconto la situazione. È vero che dobbiamo sempre vendere i nostri beni, sempre dobbiamo dare del denaro perché sempre ci attacchiamo ad esso. QUESTA L'ESPERIENZA FOTOCOPIA: Mi ha impressionato quella cosa che ci ha scritto una famiglia in missione in Cina: una coppia cinese stava divorziando, avevano già fatto il Secondo Scrutinio, hanno parlato con i catechisti e questi gli hanno detto che non potevano più continuare il cammino se si divorziavano e gli hanno profetizzato che la loro vita sarebbe stata un inferno. La moglie ha riconosciuto che la sua vita era un inferno e ha parlato con il marito e sono andati a ritirare l’istanza per il divorzio. Sono ritornati in Cammino. Sapete che hanno detto ai catechisti? Questo ci è successo perché non abbiamo voluto vendere i nostri beni quando ce lo avete detto perché tutti e due abbiamo un grande amore al denaro e per il denaro ci siamo odiati. Vedete? Le famiglie che sono in missione non hanno soldi, non hanno niente, sono un esempio per noi. Abbiamo deciso di vendere tutto e vivere come queste famiglie in missione. Riconoscevano che la causa di tutto era il denaro, l’amore al denaro.
È Parola di Kiko
Rendiamo grazie a Kiko

domenica 25 giugno 2017

La sindrome del "bravo ragazzo"

Spesso e volentieri ci si accusa di essere "duri", di "giudicare" il prossimo, di volerci sostituire agli organi competenti della Chiesa. Spesso negli articoli del blog usiamo (o trattiamo) argomenti forti, espressioni di motteggio, ironia e sarcasmo, a volte possiamo apparire persino crudeli.
I neocatecumenali che si sentono attaccati (come di recente mostrato su Facebook) ci aggrediscono con violenza urlando che siamo "pieni di odio", che abbiamo "livore" o che siamo "invidiosi". Alcuni ci definiscono "rancorosi" o malati

Il più delle volte queste stesse persone sono poi quelle che invitano alla calma, che invocano una generica "pace", con la quale chiudono immancabilmente i loro messaggi (chiara la spiritualità ipocrita neocatecumenale? Prima ti ricoprono di escrementi, e poi ti augurano "la pace"...), sono quelli che ci chiedono di stare in silenzio, sono quelli che sostengono "se il cammino è cattivo la Chiesa interverrà, altrimenti....", in definitiva sono coloro che, pur di non dover più leggere niente che contraddica il sacro idolo Kiko, e la SanCarmen, ci comandano di tacere

Sant'Atanasio schiaccia l'eretico Ario
...e l'eretico lo implora di tacere
C'è poi un'altra frangia che riconosce alcuni errori del cammino - anche se le chiamano "esagerazioni", come se si trattasse di isolate marachelle... ma è già qualcosa - pur tuttavia ritengono che si tratti di problemi isolati e comunque nel cammino "ci sono tante brave persone"

In altri casi questi stessi neocatecumenali non completamente "circoncisi" sostengono che i loro catechisti si sono sempre comportati bene, che niente del loro atteggiamento corrisponde a quanto riportato da una miriade di testimonianze contrarie, insomma è la fallacia del "da me mai successo", secondo la quale se io non l'ho visto allora non esiste.
Qualche mese fa, ad esempio, una certa Annamaria scrisse di aver conosciuto Kiko di persona, e di averne ricavato come impressione che "certo non è un santo, ma molto umile". Certo, sarà stato molto umile in elicottero, o in preghiera nel suo costoso mausoleo a favor di telecamere....

Insomma, guai a dire male riguardo alle opere di qualcuno. Guai a mettere in luce gli errori, le gravi mancanze, gli scandali. Bisogna tacere. Con la scusa del "non giudicare" in sostanza non è più permesso affermare la verità.
Non è solo un problema del Cammino, questo, sia chiaro. La Chiesa del dopo Concilio Vaticano II è una Chiesa appestata dalla sindrome del "bravo ragazzo". Specialmente quando una persona muore e si arriva al momento della resa dei conti - quella vera, quella del Tribunale divino - improvvisamente si scoprono tutti garantisti. 

In fondo "era un bravo ragazzo".

Persino riguardo ai soggetti più chiacchierati, più sopra le righe, persino nei confronti di veri e propri nemici della Chiesa, al momento della morte - ma anche prima - si evita in ogni modo di dire la verità, ci si scioglie nel peggiore buonismo ipocrita del "volemose bbène", per cui chiunque alla fine risulta una persona ottima, esaltando presunte qualità umane e dimenticando totalmente quelle spirituali.

È stato il caso di Don Gallo per esempio, elogiato nonostante avesse trasformato la sua chiesa in una "spelonca di ladri", compiendo atti turpi contro la Rivelazione, contro il Santissimo sacramento, contro la Fede. 

Presentazione degli improbabili
Diari di SanCarmen
È stato il caso della Carmen Hernandez, cofondatrice del Cammino, che ha concepito ed esternato paurose eresie contro l'Eucarestia, il Sacerdozio, la Redenzione, la Riconciliazione e chi più ne ha più ne metta, che ha ebraicizzato il Santo Sacrificio dell'Altare, introducendo nella Chiesa cattolica romana un nuovo rito inventato di sana pianta, che ha mostrato poca o nessuna devozione per la Santa Vergine Maria (ne era anzi nemica, come più volte dimostrato). Al momento del suo funerale abbiamo dovuto ascoltare gli imbarazzanti panegirici del Vescovo Osoro e gli elogi sperticati di Mons. Cordes (il quale sostiene sia stato merito della Carmen se lui ha potuto "veramente" studiare la teologia - dobbiamo ridere o piangere?). Insomma, siccome è morta allora ne dobbiamo necessariamente parlare bene.

Neanche un alito di vento sugli strilli della Carmen contro i Vescovi che non accettavano il Cammino. Neppure una parola su tutte le sue intemperanze e capricci, niente sul disprezzo che aveva per il Tabernacolo, per la Presenza Reale, per le sante virtù.

In fondo era una "brava ragazza".
È difficile dire la verità perché questa spesso è dolorosa. È doloroso ammettere ad esempio di aver sbagliato, è doloroso capire di aver affidato l'anima e la vita a due eretici
Questo è il motivo per cui i neocatecumenali di solito reagiscono come infoiati quando gli si dimostra con i fatti e i documenti che hanno torto, che Kiko non dice la verità, che Carmen diceva eresie. 
In questo atteggiamento la Verità viene uccisa, cancellata, ridotta al silenzio. Non si può più parlare della Verità, dimenticando che questa è la prima forma di carità verso Dio e verso il prossimo. Come si può dire di amare Dio e il prossimo se non si difendono le verità di fede?

La sindrome del "bravo ragazzo" è una delle cause del proliferare di sètte come il Cammino. Se critichi "ne parli male", sei prevenuto, non guardi i cosiddetti "frutti", e vieni sommerso da cretinate tipo "Dio sa agire in tanti modi misteriosi", come se il male potesse così essere legittimato, in quanto probabile via di azione del Bene. In questo ragionamento distorto il male non è più male in modo assoluto, si sfuma in un "male minore".
Kiko sempre al centro, e non batte le mani:
dopotutto è lui la star dello spettacolino
In un discorso simile, è vietato contrastare l'avanzata di qualsiasi denominazione religiosa, induisti, buddisti, musulmani, e perché no anche wicca e animismo... Tanto Dio può manifestarsi come vuole, no?

Parole come quelle di San Paolo ai Galati:

« vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio?»

o quelle di San Giovanni ai suoi discepoli:

«Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse.»

suonano come obsolete e violente, mentre invece rappresentano il vero e giusto atteggiamento da tenere contro i sovvertitori del Vangelo (come Kiko) che operano il male. "Sia anatema!", "Non ricevetelo in casa!"... Un tempo queste parole risuonavano nelle nostre chiese, ora non più ed è il motivo per cui tanti movimenti simil-ereticali hanno messo radici. Più di tutti il Cammino, che non solo predica eresie e stupidaggini ma ha modificato il cuore stesso della Chiesa Cattolica, ovvero l'Eurcarestia e mina alle fondamenta anche l'Ordine Sacro e la Riconciliazione.

E' così che il cancro del Cammino si è sviluppato, che i peggiori bubboni della Chiesa sono cresciuti e poi scoppiati causando ogni genere di scandalo (pedofilia, IOR, diffusione dell'omosessualità nel clero, ecc.): si è smesso di dire la verità, di chiamare l'errore col proprio nome. Gesù nella sua predicazione non è mai stato politically correct, come tanto si ama fare al giorno d'oggi anche e sopratutto negli ambienti di Chiesa: è in gioco la salvezza delle anime!
Questo è ciò che intendiamo fare nel nome del Signore, chiamare l'errore come tale, ridicolizzarlo, affermare la Verità che sola può salvare.

Ecco perché siamo duri, ecco perché non possiamo assolutamente tacere, ecco perché anche noi non possiamo essere "bravi", non vogliamo essere amati dal mondo, non vogliamo che si parli bene di noi.

No more nice guys. Non più "bravi ragazzi".


venerdì 23 giugno 2017

Un altro arcano del Cammino: le convivenze di rabbini e vescovi sono scomparse...

Torniamo indietro nel tempo, anno 2015!
In occasione del 50° anniversario della Dichiarazione Conciliare Nostra Aetate e nel ricordo del 70° anniversario della fine della Shoah, si è tenuto in Israele, nel 2015, presso il Centro Internazionale "Domus Galileae", situato vicino alla sommità del Monte delle Beatitudini, il primo incontro ebraico-cristiano promosso dal Cammino Neocatecumenale. Al particolare evento, pubblicizzato all'inverosimile, hanno preso parte 120 rabbini, 7 cardinali, 20 vescovi e personalità di rilievo dell'ambiente neocatecumenale. Evento contornato da interviste, dichiarazioni, foto, video e interventi da parte di Argüello, come quello avvenuto per Radio Vaticana in cui Kiko, soddisfatto e intraprendente, sottolineava, tra una miriade di altri concetti: "il Cammino si sta aprendo adesso in Asia, in Cina...e noi stiamo portando la Torah che è la luce del mondo..." I chiari riferimenti ebraici rendono l'idea di quanto l'ebraismo rappresenti il punto centrale dell'errata concezione kikiana di cattolicesimo. Un paradosso? No! Un fatto! (se vogliamo conformarci al linguaggio neocatecumenale).

L'evento include principalmente il "Shema Israel", il credo ebraico facente parte di una sezione della Torah (Pentateuco nella Bibbia Ebraica), che richiede di assolvere quotidianamente un rituale imprescindibile. È un dato di fatto che la Torah ebraica occupa un posto d'onore nell'immensa Domus Galileae, perciò ci chiediamo che tipo di rapporto Kiko desideri instaurare tra cristiani ed ebrei (sembra voler incorporare le 2 realtà in una).
  
Tutto questo intercalare di interventi pubblicitari, riferiti all'evento appena presentato, ci pongono un quesito riguardante il secondo incontro tra ebrei e cristiani avvenuto dall'1 al 5 Maggio 2017; situazione contornata da una nube di segretezza e riservatezza, virtù che non coincidono con lo spirito neocatecumenale nel momento in cui risultano essere in gioco vanto e ottime prerogative di divulgazione dei "frutti buoni che il cammino elargisce".
Perché parliamo di segretezza? Perché nessuna delle testate virtuali affiliate al Cammino Neocatecumenale, né Zenit, né Kairos, né Camineo, che tanto risalto avevano dato all'incontro con i rabbini alla Domus Galileae nel 2015,  ha fatto il benché minimo accenno a questa edizione della Convivenza dei rabbini.

Eppure Kiko, nell'annuncio di Pasqua 2017, aveva preannunciato l'evento con le seguenti parole:
"Adesso devo andare in Israele dove mi aspettano 200 vescovi da tutto il mondo; poi c'è la convivenza dei rabbini! Che facciamo con i rabbini! Che facciamo? Va bene, devo essere umile ed accettare la storia che Dio fa con me".
Forse Kiko Argüello, non sapendo davvero che fare con i rabbini, cosa dire loro, ha annullato l'incontro?
No, l'incontro è avvenuto.
Ne dà notizia la pagina Facebook JMJ-CNC, con tanto di foto.
Pur fidandoci della fonte, abbiamo setacciato internet, in cerca di resoconti sulla partecipazione all'evento, trovando su Facebook un commento in proposito da parte del vescovo ausiliare della diocesi di Haarlem - Amsterdam,  un altro da Curacao Chronicle, attestante la partecipazione dei rabbini Daniel Kripper e Hazzan Avery Tracht, ed infine un trafiletto, su un sito caritativo ebraico di New York, del rabbino Daniel Allen.
Quindi, la convivenza con rabbini, vescovi e cardinali (i numeri differiscono in ogni relazione, tutti concordano però sul numero complessivo di 400 provenienti da 27 diversi paesi) è stata fatta.
Allora PERCHÉ QUESTO SILENZIO?

Rileggiamo le parole di Kiko all'annuncio di Pasqua
"Adesso devo andare in Israele dove mi aspettano 200 vescovi da tutto il mondo; poi c'è la convivenza dei rabbini...".
Ebbene, quest'anno, neppure la convivenza dei vescovi, avvenuta dal 19 al 23 aprile sempre presso la Domus Galileae, quindi prima della convivenza dei rabbini, ha avuto la abituale copertura mediatica dei grandi eventi del Cammino.
Ne danno notizia solamente fonti quali la pagina Facebook JMJ-CNC ed un blog neocatecumenale di recente creazione, e dal nome che ci è vagamente familiare: Observatorio Del Camino Neocatecumenal.
Quindi, poche fonti a disposizione, una sola certezza, l'evento è avvenuto e si è svolto come è consuetudine (o tradizione neocatecumenale); a gran sorpresa, però, pare che ad esso sia intervenuto il Cardinale Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino.
Addirittura, la pagina Facebook riporta una foto del Cardinale intento a celebrare una Eucaristia davanti al tavolone - altare.
Sì, proprio il Cardinal Sarah, che, sappiamo, auspica che gli altari siano di nuovo rivolti verso oriente e che si torni al gregoriano e al silenzio composto ed adorante durante la liturgia eucaristica!
La foto però è un po'strana, il Cardinale sembra essere il celebrante, ha in mano un oggetto ma non si capisce di cosa si tratti, mentre un altro presbitero è intento a leggere dal lezionario.
Inoltre, viene riportata, come fosse stata fatta in occasione della convivenza dei vescovi, una dichiarazione che il Cardinal Sarah ha letto nel 2015 in occasione del Sinodo della Famiglia.
Insomma, non crediamo che il Cardinal Sarah si sia prestato a celebrare esattamente ciò che ha sempre condannato: su quella foto sentiamo una gran puzza di photoshopping (sappiamo che c'è chi lo sa fare molto bene...) e, nel contempo, di bruciato.
L'evento ci pone di fronte a qualche chance di interpretazione, che ci trascinano a delle domande che scaturiscono spontanee: come mai un evento di tale portata, che include un Cardinale del calibro di Sarah, ha messo a tacere la virtù propagandistica kikiana? 
Come si concilia il silenzio con un evento che potrebbe dare ancora più lustro  il cammino? 
Come mai nelle circostanze precedenti sono stati utilizzati tutti i mezzi propagandistici esistenti, scomodando anche il fondatore, il quale ha espresso via radio e tramite interviste tutta la grandiosità dell'evento, mentre quest'anno,  che avrebbe dovuto rappresentare la vera riuscita di questi incontri, vista la continuità e la presenza del Cardinal Sarah alla precedente convivenza dei vescovi, un  silenzio "assordante" ha precluso qualsiasi fuoriuscita di notizie? 
Sussistono pochi riferimenti al riguardo, nessuna considerazione da parte dei fedeli neocatecumenali sui social e nessuna dichiarazione formale riguardo l'evento.
È davvero insolito!
Se davvero il Cardinale avesse partecipato alla convivenza e avesse celebrato la chiassosa ed irrituale Eucaristia neocatecumenale, non avrebbe avuto alcun senso impedire che la "bella" notizia venisse esposta  ed invece agire affinché l'intervento del Cardinale Sarah - insieme all'intera Convivenza - venisse censurato!
A meno che, invece,  non sia accaduto qualcosa che infrange l'ego del nostro Francisco Argüello e di controproducente verso il Cammino e la sua liturgia!
E questo "qualcosa", che potrebbe essere ciò che il Cardinal Sarah, probabilmente su mandato di papa Francesco, ha voluto comunicare al fondatore del Cammino di fronte a duecento fra vescovi e cardinali, è stato così chiaro ed efficace da far calare, come un nero sipario, il silenzio stampa sia sulla convivenza dei vescovi sia su quella successiva, e ancor più importante, di vescovi e rabbini!
Tutto ci fa pensare che una bella "ramanzina" o correzione potrebbe essere avvenuta tra le mura della Domus Kikiana; ogni elemento sembra convergere verso tale ipotesi, soprattutto il silenzio imbarazzato di chi in passato strombazzava gli eventi della Domus quasi fossero di capitale importanza per la Chiesa intera.

Per rendere ancora più chiara la nostra osservazione, riportiamo alcuni interventi che espongono in modo preciso il pensiero del Cardinale riguardo la Chiesa e la liturgia.

Il cardinale Roberth Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino, poche settimane prima aveva dichiarato, in un messaggio ad una conferenza liturgica a Herzogenrath, Germania: «sussiste una crisi, grave e profonda, nella liturgia e nella Chiesa a partire dal Concilio Vaticano secondo». Aveva continuato sostenendo che molti cattolici trascurano il "sacro silenzio", gesti essenziali come la genuflessione e tutte le espressioni che indicano riverenza per il Santissimo Sacramento. Aveva anche sottolineato la drammaticità che coinvolge chi sminuisce il sacrificio salvifico di Cristo "L'Eucarestia è un sacrificio identico all'atto compiuto una volta per tutte da Gesù Cristo"... "Dio è stato esonerato dal centro della liturgia. Piuttosto che dirigere il culto verso l'adorazione di Dio, l' Eucarestia, per alcuni cattolici, è predominata da motivi semplicemente umani come la celebrazione della comunità stessa."

mercoledì 21 giugno 2017

Piccoli kikiani crescono

Kiko-boys alla convivenza
con felpa omologata del Cammino
Tutti sappiamo quanto gli iniziatori del cammino neocatecumenale abbiano a cuore il concetto di gradualità: evitare di anticipare temi e arcani a chi, immaturo nel percorso di fede da loro ideato, potrebbe non essere pronto ad accogliere certi contenuti e metodologie. Questa attitudine, indice di grande sensibilità e delicatezza trova il suo fondamento in San Paolo della Prima Lettera ai Corinzi, cap. 3 “Vi ho dato da bere latte, non un nutrimento solido, perché non ne eravate capaci…” e cap. 13 “Quando ero bambino, parlavo da bambino, ragionavo da bambino…”.

Interessante a questo punto sarebbe approfondire  come il sommo iniziatore del cammino declini questa soave inclinazione nei confronti di chi è piccolo non solo in relazione al cammino di fede, ma proprio anagraficamente. Da una tale sensibilità ci si aspetterebbero una sapienza e una dolcezza particolari verso i piccoli, intendendo per una volta non il senso metaforico, ma proprio i bambini.

Nel Direttorio Vol. 6 per la Traditio, Edizione 2001 troviamo un interessante paragrafo, intitolato: Ammonizione alla benedizione dei bambini, previsto nelle Lodi della Domenica.
Che bellezza, diremmo tutti, un bel pensiero che dopo che i bambini sono stati sballottati in convivenza e sbattuti con delle babysitter (probabilmente minorenni, sottopagate e in numero inadeguato rispetto ai bambini da tenere) lontani dai sacri luoghi dei sacri arcani nei sacri alberghi, vengano coinvolti, oltre che nella Celebrazione Eucaristica del sabato sera (dai contenuti notoriamente non sempre appropriati per ogni fascia d’età), anche nelle Lodi (dalla durata chilometrica e dai toni tuttaltro che gioiosi) insieme a tutti. Che orgoglio deve essere stato per i genitori sentire il sommo Kiko rivolgersi direttamente a loro, e chissà con che perle di saggezza, umiltà e dolcezza…
Presto detto, ecco qui il testo, riportato nel Direttorio – il che vuol dire, ricordiamolo sempre, che tale testo non è semplicemente un esempio riportato, ma funge proprio da insegnamento per i catechisti che dovranno replicare lo show a loro volta…

Poiché ogni commento sarebbe superfluo ed estenuante ci limiteremo a indicare con i colori i temi ricorrenti: in GRIGIO i contenuti denigratori nei confronti dei bambini stessi, quelli finalizzati a suscitare senso di colpa e vergogna (certo, devono essere addestrati a subire), in GIALLO i chiari inviti verso atteggiamenti di snobismo e isolamento dal resto del mondo, partendo dal presupposto che gli "altri" siano sempre e comunque in difetto, in VERDE gli sproloqui sul fatto di essere degli eletti, caricando il più possibile sul senso di appartenenza e di autoesaltazione. In tutti i casi, è da rilevare come toni, forma e contenuti siano assolutamente inadatti ad un uditorio di bambini e soprattutto c'è da chiedersi come reagirebbero dei genitori normali, immuni dall'influsso NC, a un adulto che si permetta di parlare così ai propri figli. (Nota: in alcuni casi la scelta del colore di riferimento potrebbe essere intercambiabile).

Cari bambini, prima che riceviate la benedizione dal Presidente, vorrei dirvi alcune cose.
Grazie al suo Figlio Gesù Cristo, Dio vi sta togliendo il cuore di pietra che avete, un cuore duro, senza misericordia, un cuore egoista che solo pensa a sé. Quando giocate, per esempio, vedete che pensate solo a voi, che non sapete perdere, che a volte siete crudeli. Ma il Signore vi sta purificando, vi sta togliendo la lebbra - come sentivamo ieri nell'eucaristia -, il peccato, le vostre idolatrie, e vi sta dando un cuore di carne, vi sta dando il suo Spirito, come aveva profetato (cf Ez 6,25-­27). Dio sta realizzando in voi quest'opera immensa.
Come sapete, le mamme portavano i bambini a Gesù perché imponesse loro le mani e pregasse per loro (cf Mt 19,13). Infatti, l'educazione dei figli è difficile, vero? Le mamme pensavano: “Se Gesù tocca e benedice mio figlio, farà sì che sia buono ...”. I discepoli di Gesù sgridavano le mamme. Ma Gesù disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli” (Mt 19,13-14).
Perciò ora la Chiesa vi benedirà. Gesù Cristo, attraverso il presidente, vestito di bianco, pregherà per voi e vi benedirà imponendovi le mani, affinché viviate questo giorno con gioia, alla presenza del Signore.
Già dal seno di vostra madre, attraverso i vostri genitori, il Signore vi ha eletto per formar parte di un popolo sacerdotale (cf 1 Pt 2,9), che ha la missione di benedire il Signore. Dice S. Pietro: “Siete stati chiamati per avere in eredità la benedizione (1 Pt 3,9). Non è che benediciamo il Signore perché sia un obbligo farlo; benediciamo il Signore perché siamo contenti e grati per tutto ciò che fa con noi.
Ieri, nell'eucaristia, abbiamo cantato “C’erano due angeli e l'uno all'altro domanda: ‘Dov’è il trono della gloria di Dio?' E l'altro risponde: ‘Nella benedizione!’”.
Cosa significa la benedizione? Dire bene, parlare bene del Signore, lodarlo, rendergli grazie. Perché? Perché ha creato tutto per noi: gli uccelli, le montagne, i pini ecc.; ha fatto il mare e i fiumi perché facciamo il bagno; ha fatto le nuvole, tutta questa natura meravigliosa. E ha creato voi, attraverso i vostri genitori. E perché vi ha dato la vita? Perché viviate eternamente, perché siate sempre felici, perché partecipiate della sua felicità. Dio vi ha chiamato e vi ha detto: “Tu sei mio figlio” (Sal 2,7; cf Lc 3,22).
E Dio vi ha dato una cosa stupenda che si chiama “libertà”, perché solo si può essere felici se si è liberi.
Vedete, infatti, che siete liberi: potete obbedire o non obbedire, studiare o non studiare, essere sinceri o mentire; rubare soldi dalla borsa di vostra madre o non rubarli, ecc. Già ora, da piccolini, dovete imparare a usare bene la libertà, perchè potete usarla per fare del male e distruggervi. Non è facile usare bene la libertà, perché ci sono le tentazioni, perché altri bambini della scuola possono invitarti a fare del male, ecc. Dovete imparare a essere uomini, cioè a optare e a decidere per il bene.
Dio ha fatto questo giorno, la domenica, come giorno di riposo, perché così abbiamo più tempo per ringraziarlo. Vedete che alcuni dei vostri compagni non si ricordano mai di Dio, non pregano mai prima di mangiare, non lo ringraziano mai, ecc. Eppure tutto ci è stato dato da Dio. Noi non abbiamo inventato gli alberi, l'acqua, il latte, ecc. Ma tante volte pensiamo che tutto sia nostro. Se tocchi qualcosa di qualcuno, ti dà una bastonata in testa: “Questo è mio! Mio!”  Lo stesso che fai tu, quando tuo fratello tocca un tuo giocattolo: “Mio! E' mio!” Sei un egoista. Perciò il Signore vuole toglierti dal cuore l'egoismo. Lo sta facendo a poco a poco.
Arriverà un giorno in cui si apriranno i cieli e Gesù apparirà glorioso tra le nuvole (cf Mt 24,30) e tutto sarà trasformato: Egli farà cieli nuovi e terra nuova (cf 2 Pt 3,13)91.
Ma, prima di quel giorno, Dio ha dato un tempo a tutti gli uomini perché si convertano, perché tutti gli uomini conoscano suo Figlio Gesù Cristo. Ma Dio non vuole mostrarsi agli uomini apparendo visibilmente a loro, perché resterebbero terrorizzati.
Immagina che Dio appaia a un tuo compagno e gli dica: “Somaro! Vedi come è vero che esisto? Resterebbe terrorizzato, vero? Perciò Dio vuole che gli uomini lo conoscano attraverso altri uomini. E così ha chiamato i vostri genitori e gli ha dato la missione di dare testimonianza di Dio agli altri. E, con i vostri genitori, Dio ha chiamato anche voi. Voi avete una missione a scuola, per esempio: comportarvi come figli di cristiani e dare testimonianza di Gesù.
A una bambina di otto anni, una sua compagna di scuola un giorno le ha detto: “Dio non esiste. Me l'ha detto mio padre”. E lei ha risposto: “Come? Dio non esiste? E allora con chi parla mio padre tutte le domeniche nelle Lodi? Dio esiste! Vieni a casa mia la domenica e vedrai che Dio esiste!” E così ha fatto dell'apostolato. Ha invitato la sua compagna alle Lodi della domenica a casa sua, ed è rimasta a bocca aperta e piena di santa invidia.
Vi stavo parlando della benedizione. Dio si affaccia dal cielo per vedere se siamo contenti, felici e grati a Lui. E sapete che vede? Gente amareggiata brontolando, gente che neanche si ricorda di Lui, che mai fa una preghiera, che vive come se Lui non esistesse. Perciò Dio sta per mandare i vostri genitori ad annunziare per le case la Buona Notizia alla gente: “Dio esiste! Dio ti ama! Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, ha dato la vita per te!” Molti neanche gli apriranno la porta. Ma non importa. Quando Gesù doveva nascere dal seno della Madonna, S. Giuseppe non ha trovato un posto; nessuno ha voluto aprire la sua casa.
Così Gesù è nato in una stalla. Tu e i tuoi fratellini avete avuto una culla. Gesù no. Gesù è stato messo in una mangiatoia.
Come possiamo annunziare alla gente che Dio esiste, che Dio è buono, che Dio ci ama? Vivendo contenti e benedicendo il Signore. Se ringraziamo Dio vuole dire che Lui ci ha fatto molti favori, che ci vuole molto bene, che ci protegge, che ci perdona, che, quando deviamo e siamo cattivi, Lui ci perdona ancora. Perché ringraziamo Dio? Perché suo Figlio, Gesù, si è lasciato crocifiggere al nostro posto, ha preso su di sé le nostre colpe e così ci ha mostrato l'amore immenso che Egli ha per noi.
Bambini neocatecumenali
all'esito delle gioiose Lodi mattutine
Adesso, prima che andiate a giocare, riceverete la benedizione. Venite qui davanti al Presidente.
Lui, a nome di Gesù - come fa ogni domenica vostro padre alla fine delle Lodi -, pregherà Dio Padre per voi, perché vi mandi dal cielo il suo Spirito che vi accompagni e vi protegga in questo giorno, perché passiate una giornata stupenda, contenti e grati a Dio; e poi vi darà la benedizione ponendovi la mano sulla testa. E allora potete andare a giocare mentre noi restiamo qui per continuare il nostro lavoro, preparando i vostri genitori ad andare per le case ad annunziare Gesù alla gente.

Per concludere, una sola annotazione: spesso raccogliendo le testimonianze di persone che sono stati vicine al Tripode è emerso che seppure immersi quasi sempre in contesti con famiglie numerose e bimbi molto piccoli molto difficilmente i tre sono stati visti inteneriti da queste presenze, mai un gesto d’affetto, una parolina dedicata che non fosse una benedizione o una profezia. Quasi quasi a leggere queste righe c’è di che essere sollevati…

P.S. Sempre per chi avesse dubbi sulla fedeltà ai mamotreti, ecco qui le pagine originali (da 104 a 107) tratte dal Volume 6 per la Traditio Edizione 2001:





lunedì 19 giugno 2017

Le apparizioni "intellettuali" del veggente Kiko

Il 29 aprile 2017, nel sito “Amici domenicani”, è stata pubblicata una risposta del teologo padre Angelo Bellon a questo quesito, a firma Concetta:
Caro padre Angelo, potrebbe aiutarmi a capire cos'è la visione intellettiva?Il fondatore del cammino neocatecumenale ha dichiarato che la Madonna gli è apparsa in una visione intellettiva invitandolo a creare comunità che rispecchino la Sacra Famiglia di Nazareth. Non avendo mai sentito parlare di questo tipo di visioni mi piacerebbe capirne di più.
Che si tratti di una aderente al Cammino rimasta turbata dai cambiamenti seriali di versione che Kiko dà della sua visione della Madonna?
Che, magari, proprio leggendo il nostro blog le sia venuto qualche dubbio sull’apparizione del veggente Kiko?

Se è così, la signora Concetta si è dimostrata saggia: mettendo in pratica l’invito evangelico a essere candidi come colombi ma prudenti come serpenti, dubitando dell’infallibilità dei propri cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, ha scritto a padre Bellon, teologo di chiara fama e, soprattutto, di assoluta fedeltà al Magistero e alla Tradizione della Chiesa.

Padre Bellon, come sempre esauriente, pur senza minimamente accennare alla visione di Kiko, ha di fatto messo in risalto come le visioni intellettuali siano ben altro dell’apparizione di Kiko secondo le sue prime versioni.

Inoltre padre Bellon, citando San Giovanni della Croce, dice che a volte il demonio può imitare le visioni mistiche, ma, dice San Giovanni della Croce: “Le visioni del demonio inclinano alla PRESUNZIONE, alla STIMA DI SE’, alla VANA COMPIACENZA... generano la freddezza e l’aridità”.

sabato 17 giugno 2017

Traditio Symboli: la dottrina della "Sola Gratia" dell'eretico Kiko

Il tomo n° 6 dell'orrenda collezione di Kiko è come un vaso di Pandora: ogni volta che lo apri, esce qualche demone. Mai raffigurazione artistica fu più azzeccata, per descrivere il Direttorio neocatecumenale, che questa:

San Domenico di Guzman
schiaccia l'eretico:
notare i serpenti che
fuoriescono dai mamotreti

Aprendo il volume eretico a pag. 59, edizione 1982, abbiamo trovato una "citazione" infilata fra le righe da Kiko, citazione sulla quale egli costruisce un discorso che fungerà da fondamento per tutta una serie di interventi successivi, una citazione che passa quasi inosservata:
«Uno domanda: “Kiko, e io perché non vinco nulla? Nulla! Continuo a stare schiavo del peccato e sto in comunità”. A molti fratelli diremo: “Tu non hai creduto alla predicazione, tu non credi. ‘Sì, io credo, vado sempre alla Parola e mi confesso nelle penitenziali’. La Chiesa mai ha dato il Battesimo se non si dimostrava con i fatti che si era creduto. Per questo dice S. Giovanni Crisostomo agli eletti, 4 anni di catecumenato: “Quante volte vi devo dire... Volete essere battezzati? Non vi posso dare il Battesimo”, dice S. Giovanni Crisostomo nel Secondo Sermone agli eletti.Una, due, tre, quattro, cinque, mille volte devo dire a voi: non si tratta soltanto di amare il nemico, che vi sforzate, fate, non fornicate più, fate mille sforzi. Si tratta di fare la virtù senza sforzo: la fede. Viene dal Signore, non una cosa che “dovete”...: ahi ahi, che oppressione, che duro è questo di essere fedeli a Dio, che duro! No, mai han detto questo i santi della Chiesa: “Oh che orrore, con il bene che se la passano gli altri che non conoscono la religione!”. Senza sforzo! La fede è un dono gratuito per tutti noi. E in questi si conosceva che lo facevano con sforzo, era tutta una cosa di pugni, loro facevano: là si rendeva conto S. Giovanni Crisostomo che non potevano ancora. Per questo fratelli io vi annunzio una buona notizia: Cristo è risorto veramente, sta vivo, e Lui vi offre questa mattina la vittoria sulla morte e sul peccato!»
E ora cominciamo con la sfilza delle menzogne perpetrate da questo falso profeta:

- "La Chiesa mai ha dato il Battesimo se non si dimostrava con i fatti che si era creduto."

Falso! Sin da tradizione immemorabile, la Chiesa ha sempre amministrato il battesimo ai bambini e agli infanti e questa tradizione è dimostrato dagli scritti dei Padri della Chiesa derivare dagli Apostoli stessi (rif. Pastoralis Actio §4 [1]). E' documentato negli stessi Atti degli Apostoli che durante la predicazione di Paolo, un'intera famiglia si convertì e si fece battezzare (cf. At. 16,14-15) L'abitudine, invece, di ritardare sistematicamente il Battesimo, si diffuse molto più tardi, nel IV secolo, e tale pratica risultava ampiamente scoraggiata dai Padri, come se si trattasse di un'eresia; fra di essi lo stesso S. Giovanni Crisostomo (rif. Pastoralis Actio §5).... Da segnalare anche che nel Concilio di Cartagine del 418 convocato contro Pelagio e i suoi discepoli, fu condannata come eresia la dottrina secondo cui non fosse necessario o utile battezzare i bambini per la salvezza eterna e che quindi fosse pratica migliore battezzare gli adulti. La convinzione errata di Arguello è dunque condannata da ben 1600 anni![2]

- "Volete essere battezzati? Non vi posso dare il Battesimo”, dice S. Giovanni Crisostomo nel Secondo Sermone agli eletti." ... "non si tratta soltanto di amare il nemico, che vi sforzate, fate, non fornicate più, fate mille sforzi. Si tratta di fare la virtù senza sforzo: la fede...là si rendeva conto S. Giovanni Crisostomo che non potevano ancora.".

Falso anche questo! Non esiste qualcosa che si possa chiamare "secondo sermone agli eletti" attribuito al Santo (al quale peraltro nel corso del Medioevo furono attribuiti falsamente numerosi scritti di altri autori di origine siriaca...)Kiko si è completamente inventato questo "scritto". Esiste una "Seconda Istruzione ai Catecumeni", nella quale però non è riportato niente di quello che dice il mistificatore Arguello: al contrario, proprio San Giovanni esorta i catecumeni a liberarsi dei vizi, delle colpe, delle cattive abitudini, del lusso e chiede loro di praticare invece le sante virtù.
E' quantomeno ambiguo e menzognero sostenere che la fede consista nell'esercitare la virtù senza impegno, è falso che San Giovanni Crisostomo abbia mai richiesto come segno che i catecumeni "praticassero le virtù senza sforzo", è falso che fosse necessaria una "prova" di fede per ottenere il battesimo.[3]

E' falso, altresì, che la virtù si possa ottenere senza impegno e pratica umana. Kiko non conosce la differenza tra virtù teologali e virtù cardinali, le prime sono di Dio e sono dono esclusivo Suo (Fede, Speranza, Carità), le secondo invece sono proprie dell'uomo (Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza), e derivano dagli SFORZI dell'uomo vivificati da Dio:
CCC § 1810 Le virtù umane acquisite mediante l'educazione, mediante atti deliberati e una perseveranza sempre rinnovata nello sforzo, sono purificate ed elevate dalla grazia divina. Con l'aiuto di Dio forgiano il carattere e rendono spontanea la pratica del bene. L'uomo virtuoso è felice di praticare le virtù.
Senza gli SFORZI dell'uomo, così invisi all'eretico scismatico Kiko, le virtù morali perdono vigore: non basta infatti dire "Signore, il Signore!" per essere salvati, ma bisogna fare la volontà del Padre, cioè compierne le opere, quindi praticare le virtù (allontanarsi dai vizi, essere giusti, compiere con amore il proprio dovere, agire e decidere con saggezza e prudenza, aiutare i poveri...),  Non basta dire di "credere", non basta dire di conoscere il Signore, non basta un sentimento generico: è invece necessario che l'uomo in certo modo "si obblighi" decidendo liberamente di aderire alle virtù. La fede (dono esclusivo di Dio) senza "le opere" è morta (Gc 2,14-26)

Kiko è evidentemente fuori strada, le sue convinzioni non sono cattoliche ma calviniste e luterane. Egli non è nemmeno originale, nella sua eresia, che prende il nome di monergismo o volgarmente detta "sola Gratia", la quale sostiene che "soltanto lo Spirito Santo sia agente di conversione, cioè che soltanto l'azione sovrana di Dio porti di fatto una persona a reindirizzare l'intera sua vita verso Dio seguendo Gesù Cristo." Curioso no? Sembra di sentire il "kerygma" di Kiko per cui se tu "credi" immediatamente lo Spirito scende su di te e tutta la tua vita "va a cambiare". Curioso vero? Sembrano proprio le prime parole del paragrafo che abbiamo riportato:
“Kiko, e io perché non vinco nulla? Nulla! Continuo a stare schiavo del peccato e sto in comunità”. A molti fratelli diremo: “Tu non hai creduto alla predicazione, tu non credi.
Ci si potrebbe domandare a che serve questo discorsetto di Kiko... Noi crediamo sia abbastanza chiaro: a Kiko servono adepti obbedienti, pronti a vuotare la borsa, pronti a fare tutto quello che dice lui, o che dicono i catechisti che egli ha mandato "alla loro vita". Il catechista è Gesù, il catechista taglia il fico sterile perché cerca frutti e non ne trova (e i frutti riguardano soprattutto le tasche dei malcapitati...), al catechista si deve religioso ossequio, il catechista è quello che giudicherà la tua fede. A Kiko servono eterni catecumeni: se un catechista dicesse "bravo, hai fede" in quello stesso momento l'adepto dovrebbe andarsene dal Cammino, a Kiko invece serve un popolo di eterni bambini della fede, bisognosi del loro "padre" Kiko, che dispensa loro il suo giudizio e la sua approvazione.

Già sento la voce querula del neocatecumenale che strilla: "...ma la Chiesa ha approvato il Direttorio..!!" E invece no! NO! La Congregazione della Dottrina della Fede, questo schifo inventato ve l'ha cancellato, DI SANA PIANTA.

Nel volume Traditio del 2001, il paragrafo citato

N O N   E S I S T E

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Una rara immagine del Direttorio durante il processo di "correzione" presso la CDF
p.s.: e non è l'unico paragrafo cancellato. More to come....

giovedì 15 giugno 2017

Come "seppellire" la fidanzata se non è una figlia del Cammino

Pubblichiamo questo brano tratto da un post del gruppo Facebook "Esperienze di ex Neocatecumenali" del 3 gennaio 2017. L'amministratore del gruppo la introduce spiegando che si tratta di una testimonianza molto intensa di una ragazza che ha avuto la sventura di frequentare per un periodo di tempo un giovane neocatecumenale, un "figlio di Israele". La lettera della ragazza gli è giunta in via privata ed egli preferisce mantenerne l'anonimato, ma assicura di averla riportata integralmente e fedelmente.


Il Cammino, novello Labano, inganna, sfrutta e asservisce
per anni il catecumeno Giacobbe, costringendolo a sposare
Lia, una donna che non ama.
(Sullo sfondo, la tenda di Labano, la Domus Galileae)

Ciao a tutti. Oggi, dopo il giusto distacco emotivo dalla fine della mia relazione con un ragazzo appartenente al cammino neocatecumenale, sono pronta a raccontare la mia storia.
Ad agosto del 2014 mi sono fidanzata con un ragazzo che fa parte del cammino da quando aveva circa 15 anni, costretto, a suo dire, dai suoi genitori oltre al fatto che quattro dei suoi fratelli ne facevano già parte.
Durante i nostri primi tre mesi di conoscenza, gli avevo chiesto di mantenere un certo riserbo sulle nostre uscite di conoscenza perché era importante per entrambi capire cosa provavamo e se volevamo stare insieme. Lui all'inizio aveva acconsentito ma dopo pochissimo tempo mi aveva confessato di sentirsi sotto pressione e di nutrire dei sensi di colpa: in famiglia avevano intuito che stava frequentando una ragazza e volevano sapere chi fosse; inoltre, sua sorella gemella era rimasta male del fatto che lui non le avesse confidato nulla. 

Qualche giorno dopo il nostro fidanzamento, mi aveva subito comunicato il suo desiderio di condividere con me ogni aspetto della sua vita, soprattutto gli eventi in famiglia e quelli che riguardavano la sua comunità religiosa, questa tanto "amata" realtà neocatecumenale di cui non conoscevo ancora nulla!
Ad aprile del 2015 (circa 9 mesi dopo) ci sarebbe stato il Battesimo del nipote del mio ex fidanzato che avrebbe coinciso con la veglia di Pasqua, un evento che il mio ex ragazzo, la sua famiglia e la sua comunità attendono con ansia e gioia tutto l'anno.

Sensibile consiglio di Kiko e Carmen ad un
catecumeno che aveva lasciato una ragazza "del mondo":
"Dille che si suicidi pure..."

All'inizio non me la sentivo di partecipare, ritenevo che conoscere la sua famiglia fosse prematuro e cominciavo già a sentire il peso di molte intrusioni nella nostra relazione!
Una sera, uscendo per fare una passeggiata, abbiamo discusso pesantemente: lui era arrabbiato con me perché fino a quel momento avevo declinato ogni sua richiesta di presenziare alle cene con i suoi fratelli e con tutti gli amici del cammino ed anche perché in quel periodo non avevo partecipato ad alcun evento di famiglia (compleanni dei fratelli, ecc).
La realtà era che non mi sentivo ancora pronta a tutto ciò, volevo vivere la nostra storia in maniera graduale ma questo lui non era disposto ad accettarlo tanto che aveva tenuto a precisare che era legatissimo alla sua famiglia, che non sarebbe mai stato disposto a rinunciarvi (presumendo una richiesta che non gli avevo mai fatto!) e che se gli volevo davvero bene avrei dovuto partecipare alla veglia di Pasqua del cammino neocatecumenale. Alla fine, ho accettato pensando che anche quello poteva essere un modo per conoscere la sua vita ed i suoi valori.

Ricordo ancora con molto turbamento la sera della veglia di Pasqua: tutte le persone del CN che mi venivano presentate esclamavano: "tu sei la famosa ...... , ho sentito molto parlare di te". Dalle loro parole avevo intuito che la nostra storia era stata esposta dettagliatamente, analizzata, scandagliata, sottoposta ai raggi X.
Quella sera ci sarebbe stata anche la celebrazione del Battesimo del nipotino del mio ex e, finalmente, ho avuto l'occasione di conoscere quella cognata tanto amabile di cui il mio ex mi aveva parlato: di lei ricordo molto bene le occhiate per nulla tenere che mi aveva riservato per tutta la notte, mantenendosi sempre a debita distanza e facendomi capire sin da subito che non ero ben accetta e che dovevo stare lontana dalla sua cerchia di amici neocatecumenali!
Quel giorno sono rimasta turbata non solo dal comportamento di alcune persone ma anche da molte cose che ho notato: eravamo in una stanza semibuia di una Chiesa in cui ogni persona che entrava o usciva era osservata e conosciuta da tutti. Il loro modo di fare la Comunione è diverso da quello cristiano-cattolico: erano tutti seduti ad attendere i presbiteri che passavano per distribuire pane azzimo e vino e mi sono subito domandata il perché, i cristiani-cattolici usano fare la Comunione in piedi come segno di rispetto e devozione e con l'Ostia consacrata. 
Sono poi rimasta sorpresa da altri elementi oggettivamente discutibili come i canti simili a cantilene e quasi ipnotizzanti, i crocifissi e i dipinti firmati Kiko Arguello, un incenso talmente forte da stordire e, ancora, il ballo finale che sembrava tutto fuorché di religione cristiano-cattolica! La veglia mi è servita per capire che il cammino consiste in un sincretismo di varie religioni in cui la nostra è svuotata di senso e soppressa. 
La celebrazione è terminata intorno alle sei del mattino e a seguire ci sarebbe stato un banchetto a cui non ho presenziato perché volevo tornare a casa: ero stanca e molto confusa... la messa di Pasqua sarebbe iniziata dopo poche ore e mi sono domandata come mai i neocatecumenali tendono ad avere delle usanze che non uniscono ma dividono i fedeli.
Tornata a casa, sono stata molto contenta di aver trovato qualcuno già sveglio, mi sentivo veramente turbata! In macchina avevo cercato di fare il punto della situazione e di esporre le mie perplessità al mio ragazzo il quale aveva cercato, con scarsi risultati, di fugare i miei dubbi e di tranquillizzarmi.

Da quell'evento sono trascorsi molti mesi durante i quali si sono verificati altri episodi che mi hanno indotto a riflettere sulla natura del cammino neocatecumenale e sui suoi "adepti". La rottura con il mio ex ragazzo è avvenuta in seguito all'ennesima litigata in cui, finalmente, ho avuto chiaro un concetto: o fai parte del cammino insieme al tuo partner, oppure, se ti rifiuti, il cammino ti ostacola provocando la rottura del tuo fidanzamento

Qualche giorno dopo esserci lasciati, il mio ex mi ha scritto che nei giorni precedenti era stato malissimo e per questo aveva letto un passo a caso della Bibbia che parlava chiaramente di dolori del cuore. L'ha utilizzata come fosse un libro magico, interrogandola, ed il passo che gli è capitato diceva: "lasciate che i morti seppelliscano i loro morti". In questo modo, si è tacitato la coscienza credendo di essere nel giusto e sottolineando che: "prima di parlare entra a far parte anche tu del CN e poi ne riparliamo. Io le cose le conosco, tu no."

Oggi, a distanza di un anno, ringrazio gli atteggiamenti fintamente indolenti della cognata del mio ex ragazzo, le intrusioni di sua sorella, il cammino neocatecumenale che avrebbe ostacolato una relazione con una ragazza che non avrebbe mai acconsentito ad entrare in quella... "comunità" (pongo la parola tra virgolette perché più che di una comunità religiosa, il CN mostra le caratteristiche di una setta religiosa) e, soprattutto, il coraggio del mio ex per aver preso coscienza di taluni aspetti nebulosi del CN e per aver scelto la via più semplice: quella di non combattere per la verità e di continuare a vivere in simbiosi con il cammino e con chi ne fa parte escludendo i diversi, i "non eletti".

Tutti questi elementi, mi hanno salvata in quanto mi hanno aiutata a porre fine ad una relazione insana che sarebbe stata sempre condizionata da un ambiente pericoloso, che sfrutta il nome di Gesù per perseguire degli ideali religiosi ben lontani da quelli predicati nel Vangelo stesso.

A conclusione del mio racconto, desidero solo dire che le persone che entrano a far parte di comunità come questa, subiscono il lavaggio del cervello, per cui credono davvero in ciò che dicono perché hanno ormai perso la capacità di pensare e di osservare con spirito critico la pericolosità del mondo da cui ormai sono stati "inghiottiti".