sabato 19 agosto 2017

I "catechisti" volevano «che lasciassi mio marito»

La propaganda ufficiale dice che "il Cammino mi ha salvato", "il Cammino ha salvato il mio matrimonio". Vediamo un'altra testimonianza su come stanno in realtà le cose.


Buon giorno a tutti, anch'io sono una fuoriuscita dal "cammino/setta". Ci sono rimasta tanto, troppo...forse ho resistito perchè l'ho vissuto con un piede dentro e uno fuori (avendolo anche abbandonato per un certo periodo, schifata da tante catechesi). Sono stata "bocciata" alla fine dell'elezione, dopo circa 21 anni, "solo perchè avevo fatto troppe assenze" a detta del capo responsabile (persona ignobile). La cosa più sconcertante è che volevano, evidentemente, che lasciassi mio marito (mai entrato in cammino, per fortuna, e che mi ha aiutato molto soprattutto quando mi hanno "scaricata" la settimana prima della Pasqua). Ho pensato da subito che se una persona che vive queste esperienze e non ha una buona situazione familiare, sociale, lavorativa, etc, può ricorrere al suicidio (infatti dopo anni una persona che ha abbandonato la setta si è ammazzata, ma ovviamente il problema era suo non del contesto..). Durante l'ultimo passaggio mi ha impressionato più del solito il fatto che i "catechisti", persone ignoranti senza alcuna formazione, imperversavano con violenza e cattiveria sulle persone, e soprattutto sulle donne (alcune di loro si lasciavano andare a pianti e singulti davanti a tutti).

Ovviamente, a parte una donna, nessuno mi ha chiamato per sapere come sto (dopo 21 anni di rapporti stretti!). In cambio mi hanno mandato una cartolina da Gerusalemme con tanti auguri e le firme di tutti!!!

Sono molto contenta di non essere più in questa setta, e alla faccia loro la mia vita è migliorata, ma l'esperienza mi è rimasta dentro, male.Ho iniziato a leggere gli interventi in questo blog, e mi colpisce tantissimo che la mia terribile esperienza è stata quella di tantissimi altre/i... Vi ringrazio perchè mi aiutate ad "elaborare" la terribile esperienza che ho vissuto.
(da: Rosa)

A margine di quanto detto da Rosa ricordiamo che già da venticinque anni vengono testimoniati casi di "divorzio alla maniera neocatecumenale" ai danni di un marito che non condivideva troppo lo zelo neocat della moglie.

In quel caso si adoperò contro il matrimonio persino il parroco neocatecumenalizzato, timoroso evidentemente di perdere il beneplacito dei cosiddetti "catechisti".

È una lettura lunga e dettagliata, ma è ancora terribilmente attuale: la trovate a questo [link]

Segnalo anche un articolo su come i kikos senza alcuno scruopolo inoltrano richieste di nullità neocatecumenali quando torna comodo.

giovedì 17 agosto 2017

"I catechisti mi hanno giudicato: sarei un badante, non un marito"

Tipica "allegria"
neocatecumenale
Sono nel Cammino Neocatecumenale da più di quindici anni ma ho finalmente deciso di non continuarlo più.

Ciò che mi è avvenuto nel Cammino è qualcosa su cui non posso chiudere un occhio: la nostra comunità ha dovuto subire questi "scrutini" dove ci venivano fatte parecchie domande, ci veniva dato del tempo per rispondere, e il nostro cosiddetto "catechista" pretendeva le risposte. Erano domande anche a questioni che prima non erano mai state toccate.

Questo è avvenuto per ognuno di noi, singolarmente, in presenza di tutta la comunità. L'interrogatorio di ognuno andava avanti per un'ora o più. Nelle domande i "catechisti" neocatecumenali chiedevano anche le cose più personali e sensibili, e dopo la risposta del singolo si mettevano a dare il giudizio su di lui.

Nel mio caso sono stato giudicato come un badante, non come un marito, poiché mia moglie soffre di epilessia e perciò mi prendo cura di lei su tutto - medicine, visite, stare sempre insieme perché non può rimanere da sola... Ma i nostri "catechisti" neocatecumenali sono stati velocissimi a giudicare che io non sarei per lei un marito ma solo un badante.

Questa cosa mi ha ferito molto: dei cristiani si permettono di dire cose del genere? Dove altro potrei trovare un'ispirazione di vita cristiana se la Chiesa non è più rifugio delle persone che hanno bisogno del sostegno di Dio?

Penso che sia ora che la Chiesa riconosca lo scempio operato dal Cammino.

(nostra traduzione di un commento dalle
Filippine presentato su Thoughtful Catholic)

Neocatecumenali seduti con l'ostia-snack in mano
in attesa che scatti il segnale mangiatorio.
Da uno spot pubblicitario neocatecumenale
trasmesso dal TG2 della RAI-TV il 7 gennaio 2012
Nota: gli anziani kikos sono travestiti da druidi perché la costosa vestina bianca indica che hanno fatto tutte le tappe del Cammino (tranne quelle inventate successivamente).

martedì 15 agosto 2017

Dalle semplici verità di fede alla liturgia vissuta


In occasione della solennità dell'Assunzione della Beata Vergine, debellatrice delle eresie, proponiamo ai nostri lettori un brano tratto dal libro di Martin Mosebach, Eresia dell'informe, evidenziando come il prendere sul serio la liturgia della Chiesa (anziché tentare di "migliorarla") porta davvero a ravvivare la fede.

Nell'eresia neocatecumenale, il Signore Gesù è trattato come una specie di sacro snack, al punto che l'altare è un tavolinetto smontabile, zeppo di prodotti ortofrutticoli (liturgia kikiana delle banane), mentre le suppellettili sacre parlano non del Signore ma di Kiko Argüello.


Un circolo di donne che avevano l’abitudine di pregare insieme, incominciò a interessarsi allora alla biancheria dell’altare; è di queste donne che vi voglio raccontare. Queste chiesero un giorno, agli amministratori della Cappella, che cosa propriamente avvenisse dei purificatoria impiegati, dei fazzoletti con i quali il sacerdote raccoglie dal calice le gocce rimaste del vino trasformato. Essi finiscono insieme ad altro bucato nella lavatrice, rispose l’amministratore. Le donne, alla Messa successive portarono un sacchetto che avevano confezionato. Quindi chiesero il purificatorium impiegato e lo misero nel sacchetto. In questo modo che cosa volevano fare? «Questo è comunque imbevuto del sangue prezioso che non può essere versato nello scarico». Il fatto che in passato la Chiesa abbia prescritto che il sacerdote stesso debba curare il primo lavaggio del purificatorium, il fatto che l’acqua di tale lavaggio sia quindi da versare nel sacrarium o nella terra, tutto questo non era a conoscenza delle donne. In ogni caso esse si opponevano a che questo fazzoletto fosse trattato come l’altro bucato, e istintivamente fecero ciò che una antica prescrizione, ora trascurata, esigeva. «È come lavare il giaciglio del Bambino Gesù», diceva una di queste donne. Quando l’ascoltai, ne rimasi colpito. La devozione popolare diventava qui qualcosa di concreto. La vidi quando lo lavò a casa, dopo aver prima recitato un rosario. Portò l’acqua del lavaggio nel giardino davanti a casa, versandola in un angolo in cui crescevano fiori particolarmente belli. Alla sera coprì poi l’altare nella cappella insieme ad un’altra donna. Questo aggiustamento della lunga e stretta coperta era difficile. Entrambe le donne erano molto concentrate, ma allo stesso tempo mosse da una sollecitudine trattenuta, come se avessero cura, con sobrietà ed efficienza, di un uomo che esse amavano. Io ho assistito a queste preparazioni con curiosità crescente. Di che cosa si trattava? In tutti i racconti della Resurrezione, il discorso cade sulle vesti ripiegate angelicos testes, sudarium et vestes, come si dice nella sequenza pasquale. Non vi è alcun dubbio che queste donne, in quella brutta cappella al secondo piano, erano le donne presso il sepolcro. Esse vivevano nella continua, indubitabile, realmente vissuta presenza di Gesù. In questa presenza esse rimanevano in modo naturale, in modo conforme alla loro nascita e al loro livello culturale. La loro vita era adorazione, che si traduceva in azioni molto precise, molto pratiche: era liturgia.

Osservando queste donne, compresi che esse credevano alla reale presenza di Gesù nel Sacramento dell’altare.

domenica 13 agosto 2017

Fanno le CentoPiazze e si fanno pure pagare dal Comune!

Apprendiamo dal sito web del Comune di Verona che le comunità neocatecumenali di Verona si sono fatte pagare dal Comune cinquecento euro per aver "evangelizzato" in piazza.

Con determina n.46 del 7 agosto 2014 (determinazione dirigenziale n. 3888 dell'11 agosto 2014), il Comune di Verona, visto che tale nuova "evangelizzazione" «costituisce una modalità di realizzazione degli interessi generali dell'Amministrazione etc» (pag. 1), autorizza l'intervento finanziario nella misura di € 500,00 - nella persona del "referente delle comunità neocatecumenali di Verona" - nel rispetto dei limiti prefissati dal Comune, con obbligo di pubblicazione.

Sorge dunque qualche piccola domandina:
  • quali saranno stati i "giustificativi di spesa" per i cinquecento euro in questione? l'usura di corde di chitarra, megafoni e tamburelli?
  • le comunità neocatecumenali di tutto il mondo, ogni volta che fanno le centopiazzate, chiedono rimborsi al proprio Comune?
  • li chiedono ogni anno?
Vediamo qui sotto qualche foto esempio di autocelebrazione schitarrante, cioè di «modalità di realizzazione degli interessi generali dell'Amministrazione» simili a quelle costate cinquecento euro a tutti i contribuenti di Verona:

 



venerdì 11 agosto 2017

Salviamo la nuova evangelizzazione dalle grinfie dei falsi profeti

Un blog cattolico ora chiuso aveva pubblicato tempo fa questa riflessione, dalla quale prendo le mosse per trarre alcune conclusioni.
Sedicente "nuova evangelizzazione"
degli adepti del Cammino
Spesso si sente parlare della necessità di una nuova evangelizzazione dell'Europa. Prima di avanzare progetti di evangelizzazione dobbiamo porci alcune domande: perché è in corso la scristianizzazione della società? Di chi è la colpa? Io penso che gran parte del disastro è stato causato dal modernismo. Sì, anche comunisti, laicisti, massoni e compagnia bella hanno le loro responsabilità, ma se non ci fossero stati i modernisti, il cristianesimo avrebbe alzato una diga invalicabile contro la secolarizzazione. Insomma il modernismo è stato il cavallo di Troia per far penetrare il fumo di satana nel Tempio di Dio.

Il Vangelo rimane l'unica via di salvezza, ma è necessario viverlo con più coerenza, non in maniera annacquata. Non è possibile nessun compromesso tra mondo e Vangelo. Dunque, chi dovrà svolgere la "nuova evangelizzazione"? Se i nuovi evangelizzatori saranno gli stessi personaggi che ci hanno portato alla catastrofe con le loro eretiche dottrine moderniste, allora è meglio lasciar perdere onde evitare che si propaghi la confusione e la catastrofe. Per intenderci, se tra i nuovi evangelizzatori si infiltrassero coloro che di fatto negano la divinità di Cristo, la Risurrezione, la Presenza Reale, l'eternità dell'inferno, l'esistenza del purgatorio, la verginità perpetua della Madonna... allora sarebbero guai seri. Qui c'è bisogno di gente come San Francesco Saverio, san Pietro Canisio, San Roberto Bellarmino, Sant'Alfonso Maria de Liguori, cioè di persone ricche di buona dottrina e di zelo per la salvezza delle anime. Per rievangelizzare le terre cristianizzate bisogna recuperare la Tradizione: liturgia ben celebrata, canto gregoriano, catechismo fatto seriamente, sermoni alla Sant'Alfonso, recupero dei novissimi, riutilizzo nell'insegnamento della Somma Teologica di San Tommaso, propagazione della vera devozione alla Madonna, ecc.

Con le chiacchiere dei modernisti non si converte nessuno, anzi, si allontana sempre più la gente dalle chiese.

E tra le chiacchiere dei modernisti annoveriamo il "fare come i [presunti] primi cristiani" e l'evidenziare di più l'aspetto "conviviale" della liturgia.

Indovinate di chi si parla.

Kiko indiavolato mentre fa la sua protesta sindacale
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

mercoledì 9 agosto 2017

Papi inermi di fronte allo scandalo del neocatecumenalismo?

Kiko preparò a Giovanni Paolo II
un trono con la croce capovolta,
notoriamente simbolo satanico
Talvolta qualche lettore del blog si lamenta che i Papi sarebbero, se non conniventi col Cammino, almeno inermi - in particolare Giovanni Paolo II.
Un'opinione del genere è però fondata solo sull'ignoranza.

Se c'è una cosa di cui nessuno può dubitare riguardo a Giovanni Paolo II (clicca qui per approfondimenti), è il suo aver voluto essere a tutti i costi il buon pastore che insegue la pecorella smarrita e recalcitrante a costo di lasciare le altre novantanove nel deserto. Giovanni Paolo II ha lasciato che gli facessero di tutto - mettere copricapi piumati pellerossa, mantelline induiste, ecc. - e con chissà quanta pazienza.

Teniamo sempre presente la tecnica del "fatto compiuto", tanto cara ai volponi neocatecumenali: quei brutti scherzetti (come il trono con la croce capovolta, preparatogli da Kiko Argüello nel marzo 2000 in Terrasanta) glieli hanno fatti a sua insaputa, sapendo bene che avrebbe ingoiato il rospo per amore delle tante pecorelle per cui era andato lì. Spieghiamo tale pazienza con un esempio fastidioso: se al matrimonio di tua figlia ti fanno sedere su una sedia con l'effigie di Mussolini, cosa fai? preferisci rovinare la festa a tua figlia dando di matto davanti a tutti oppure per amor suo fai finta di non aver notato nulla?

Gli scherzacci fatti dai kikos a Giovanni Paolo II avranno infatti un unico frutto: lui non concederà nulla al Cammino, fino alla morte. La sua paterna benevolenza nei confronti delle anime semplici del Cammino andò di pari passo al suo irrigidirsi nei confronti delle richieste di Kiko, che si lamenterà esplicitamente di non aver mai avuto vere concessioni liturgiche dal Papa dal 1990 al 2005.

La conferma del triste stato in cui versa la Chiesa è data proprio dalla stupefacente potenza di questi loschi figuri, che tentano di sfruttare il Papa per i propri fini. Si dice - e c'è motivo di considerare ragionevole l'ipotesi - che dietro le dimissioni di Benedetto XVI ci sia parecchia melma neocatecumenale, a partire dal fatto che i vertici NC tentarono di "autoapprovarsi" la liturgia degli strafalcioni tutto all'insaputa del Papa.

Come dice il proverbio, il generale va alla guerra coi soldati che si ritrova. Perciò, se i soldati sono pressoché tutti pronti a disubbidire, il generale sarà costretto a evitare di comandare cose sgradite.

Quando l'autorità non viene più riconosciuta, o ci sono le dimissioni (ed è difficile non pensare al caso di Benedetto XVI, ostacolato e disubbidito e addirittura gabbato), oppure si lavora "lateralmente", salvando il salvabile, cercando di "indurre" altri a imitare il buon esempio, ecc. Infatti è in quest'ottica che va letto il paradossale caso del motu proprio sulla messa in latino: Benedetto XVI che la promuove ma senza celebrarla in pubblico, come se si aspettasse che la promozione della santa liturgia parta "dal basso" piuttosto che dalle alte sfere, che parta dalla libertà dei singoli piuttosto che da ordini dall'alto (che verrebbero subito banalizzati, neutralizzati e disubbiditi). Allo stesso modo Giovanni Paolo II e i suoi successori, nel paterno abbraccio del pastore che insegue la pecorella smarrita lasciando le altre 99 nel deserto, e contemporaneamente correggendo il Cammino senza strigliare troppo forte per evitare uno scisma, non possono essere considerati "inermi" di fronte allo scandalo del neocatecumenalismo.

lunedì 7 agosto 2017

A Messa, si può ballare?

Notare il "passetto" della fede "adulta"
La danza è un'arte, e in quanto tale, attraverso il corpo, è un mezzo per esprimere o esteriorizzare sentimenti umani.

La danza è adatta a trasmettere la gioia, e per un credente, quando questi balla con fede, si potrebbe parlare della preghiera del corpo, che può esprimere lode e richieste con i movimenti.

Per questo tra i mistici troviamo momenti di danza come espressione della pienezza dell'amore per Dio e della gioia di stare alla sua presenza. Ricordiamo i casi, tra gli altri, di Santa Teresa d'Avila, San Gerardo Maiella, San Pascual Baylón e San Filippo Neri.

Quando il Dottore Angelico desiderava rappresentare il paradiso, lo faceva come una danza per gli angeli e i santi.

Nella cena pasquale ebraica si danzava. Gesù ha partecipato a quella cena (Mc 14, 12-25), ed è molto probabile che abbia danzato mentre si cantavano i salmi.

Ricordiamo che il termine “Pasqua” proviene da pasja (trascrizione greca e latina della parola ebraica pesah), che a sua volta rimanda al verbo pasah, che significa "passare", "saltare". Da ciò deriva il significato di “festa” (danza) e “passo”, per questo in questo tipo di celebrazioni era comune ballare.

Una cosa è però pregare con il corpo, coinvolgendo tutto il nostro essere, e un'altra molto diversa è includere il ballo nella Messa. La danza non è mai stata parte integrale del culto ufficiale della Chiesa latina.

Le decisioni conciliari condannano spesso la danza religiosa perché non favorisce molto l'adorazione e perché può degenerare in disordine. Nessuno dei riti cristiani include la danza, che non è conosciuta nel rito latino della Messa.

Le danze a Messa o quello che la gente chiama “ballo” sono solo un'eccezione (nel rito etiope o nella forma zairese della liturgia romana si tratta semplicemente di una processione con ordine ritmico, qualcosa che si adatta molto bene alla dignità dell'occasione), com'è anche un'eccezione il ballo all'interno della Messa della veglia pasquale del Cammino Neocatecumenale.

Bisognerebbe precisare che non esiste il rito neocatecumenale; il rito neocatecumenale è inscritto nel rito latino e gli sono state permesse alcune peculiarità, ma nessuno di questi permessi include il fatto di ballare intorno all'altare.

La danza, quindi, non è proibita in modo assoluto. A favore di queste eccezioni ricordiamo la Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, nella quale, al numero 37, vengono definite le norme di adattamento della liturgia al carattere e alle tradizioni dei vari popoli:

“La Chiesa, quando non è in questione la fede o il bene comune generale, non intende imporre, neppure nella liturgia, una rigida uniformità; rispetta anzi e favorisce le qualità e le doti di animo delle varie razze e dei vari popoli.

Tutto ciò poi che nel costume dei popoli non è indissolubilmente legato a superstizioni o ad errori, essa lo considera con benevolenza e, se possibile, lo conserva inalterato, e a volte lo ammette perfino nella liturgia, purché possa armonizzarsi con il vero e autentico spirito liturgico”.

Teoricamente, da questo passo si può dedurre che nel culto cattolico possono essere incluse certe forme o certi standard di danze, ma non saranno mai la norma per la Chiesa universale.

In via di principio ballare non è una forma di espressione della liturgia cristiana, perché i balli (i balli di culto) sono più propri delle varie espressioni “pseudoreligiose” che hanno propositi molto vari e distinti, nessuno dei quali compatibile con il proposito essenziale della liturgia cristiana.

È logico concepire la possibilità che la danza faccia parte di un'azione liturgica, visto che il corpo è parte dell'orante; e per questo la danza, perché sia preghiera, deve esprimere sentimenti di lode e adorazione, godere della presenza del Signore.

Chiaramente, però, la danza all'interno della Messa o delle azioni liturgiche è “ben vista” solo dove c'è sempre stata una tradizione non solo culturale ma liturgica, solo in alcuni casi di terre di missione in Africa e Asia, e neanche qualsiasi tipo di ballo o danza.

C'è quindi una grande differenza tra culture: ciò che si vede o si applica bene in una non può essere ammesso in un'altra.

Alcune forme di ballo sono state introdotte nel contesto della preghiera, ma l'autorità ecclesiale a questo riguardo ha posto due condizioni:

1. La danza deve essere regolata sotto la disciplina dell'autorità competente perché non tutti i balli o i movimenti ritmici del corpo accompagnati dalla musica, anche se aiutano nella preghiera e sono espressione di fede, si adattano alla liturgia;

2. La danza deve essere un riflesso dei valori religiosi della cultura e una chiara manifestazione di questi valori.

Nella Messa ci sono elementi sacrificali (offerta, immolazione) e di festa e allegria (la resurrezione); per questo la Messa è una festa sacra nella quale il festeggiato è Dio per la sua opera di Creazione e ri-creazione (la redenzione), e il modo di entrare in unione con Lui è il modo sacramentale.

Nella Messa, dunque, ci saranno clima festoso e allegria, ma un'allegria santa, contenuta, misurata, sublimata nello spirito; non verranno esacerbati i sensi.

Il modo di festeggiare è “in spirito e in verità”, o, come si dice nella Messa, elevando il cuore: sursum corda, elevando a Dio tutto il nostro essere.

In Occidente non è facile intendere la danza come espressione di preghiera, perché la danza è collegata al profano, alla seduzione, all'esercizio e al divertimento.

Per questa ragione, non può essere una norma applicabile a tutta la Chiesa universale all'interno di una celebrazione liturgica. Si può accettare meglio una proposta di danza religiosa nella nostra cultura occidentale, ma al di fuori della liturgia della Messa.

Le danze che si svolgono per lodare Dio hanno il loro momento e il loro luogo. Alcuni, nel nostro contesto occidentale, possono cadere in errori liturgici volendo utilizzare danze come lode in piena celebrazione liturgica per rendere la liturgia più attraente, ma è del tutto assurdo cercare di rendere una liturgia “attraente” introducendo pantomime ballabili (rappresentazioni teatrali in cui la parola viene sostituita da gesti e atteggiamenti), che spesso finiscono con un applauso.

L'applauso nella liturgia è un segno sicuro del fatto che l'essenza della liturgia è scomparsa, essendo stata sostituita da un tipo di intrattenimento religioso.

La Messa già di per sé ha i suoi elementi, e non è opportuno o accettabile aggiungerne altri al rituale romano.

Se alcune Chiese locali hanno accettato la danza, anche dentro un tempio, si fa in qualche contesto festivo e in modo puntuale per manifestare sentimenti di gioia e di devozione, ma sarebbe sempre meglio farlo fuori dalle celebrazioni liturgiche. Dobbiamo rispettare il luogo e il momento; fuori dalla celebrazione possiamo lodare Dio in diversi modi.

Per questo motivo, la danza o ballo, normalmente e nella misura del possibile, non deve essere introdotta né nella celebrazione liturgica né dentro al tempio, qualunque sia l'indole della danza; men che meno quando si tratta di musica lontana dai sentimenti religiosi o di ritmi profani, anche se si volesse – per il testo – darle un presunto sentimento religioso.

Per tale ragione il ballo non può essere introdotto nelle celebrazioni liturgiche di alcun tipo; significherebbe dare loro un carattere di spettacolo, impedendo uno degli aspetti della liturgia dai quali non si può prescindere in alcun momento: la partecipazione e il raccoglimento di tutti i fedeli.

Pretendere di inserire a forza il ballo nelle azioni liturgiche – la Messa – sarebbe come iniettarle uno degli elementi più desacralizzati e desacralizzanti, con la conseguenza nefasta di creare un'atmosfera profana che porterebbe facilmente i fedeli a ricordare nella celebrazione liturgica luoghi e situazioni mondani.

(articolo originariamente
pubblicato su Aleteia)

sabato 5 agosto 2017

Parlano don Gino e padre Zoffoli

Il futuro canonizzato SanKiko
porge la sua reliquia da baciare
La prima difficoltà che ci hanno presentato quando abbiamo pubblicato i nostri scritti citando i testi di Kiko, essi hanno detto: "Tutto falso!". Ma io le citazioni le faccio citando pagina e paragrafo! Allora sono passati ad una seconda scusa: "Sono estrapolazioni!". Ma ogni prete quando predica fa "estrapolazioni" del Vangelo e non lo cita certo tutto: l’importante è che la citazione, l’estrapolazione corrisponda al pensiero, al testo dell’autore.

Il 2 giugno 1992, dopo molti tentativi, con P. Enrico siamo riusciti ad avere un incontro con i Neocatecumenali (perché essi non vogliono mai avere incontri con persone con cui possano entrare in discussione).

(L’incontro) era stato annunciato, rimandato e finalmente si stabilì l’incontro alla Scala Santa in questa data. Prendiamo 3 registratori e li mettiamo sul tavolo. C’era l’ingegner Donnini e il Vice Direttore del Seminario Romano. Ci siamo presentati. Abbiamo detto: "Ora facciamo una registrazione, in modo che quello che noi diremo rimanga documentato. Un (nastro) ve lo prendete voi e uno ciascuno noi due". "No, non vogliamo registrazioni.". "Ma perché?". (Loro non vogliono mai nessuna documentazione). Stavamo per chiudere l’udienza e andarcene via. Ma io ho detto: "P. Enrico, finalmente sono venuti, accettiamoli così come sono".

Ci siamo messi a tavolino. Hanno cominciato a parlare col solito metodo e quando io ho detto: "Io pubblicherò i vostri testi." Essi non hanno negato che i testi ci fossero, ma hanno detto: "Noi non le daremo mai il permesso di pubblicare i testi!". E quando abbiamo detto: "Nei vostri testi ci sono degli errori dogmatici!", hanno fatto un sorriso di strafottenza. Abbiamo detto: "Siete disposti a riconoscere che ci sono degli errori (e li abbiamo elencati), siete disposti a firmare una dichiarazione di fede?". Loro ci hanno detto: "Sì, Padre, siamo disposti, la prepari, la firmeremo subito!". Io l’ho bloccato e gli ho detto: "Ingegnere, non mi occorre la sua firma, come neppure la sua Reverendo Claudiano, ma a me occorre la firma di Kiko e Carmen, perché voi non andate in giro a predicare le vostre idee ma quelle di Kiko e Carmen. Quando Kiko e Carmen faranno una dichiarazione di fede, faremo completamente la pace". Il discorso è caduto ed è finita così. Ora nessuno nega più che questi testi siano autentici. In genere, i Neocatecumenali rispondono con un mare di ingiurie. Io ho ricevuto solo due lettere (dopo la pubblicazione del mio libro "Neocatecumenali al bivio"), ma perché stavo dietro P. Zoffoli che ne ha ricevuto un mare. L’appunto mi veniva da preti che non si firmavano, han fatto firmare ad un giovane di 17 anni che avrebbe dovuto conoscere teologia, diritto canonico, ecc.) e trovavano da ridire solo che a pag. 5, a n° 16 non cito con ordine le pagg. dove Kiko afferma che "le Comunità sono la Chiesa stessa" come se questo bastasse a inficiare la contestazione. In questo testo sono citati i passi delle catechesi di Kiko con pagina, titolo, numero (e a volte sono 15/20 sullo stesso argomento, altro che estrapolazioni!). Alla fine di queste affermazioni riporto le tesi della Chiesa Cattolica e dico: "confrontate questi testi e vedrete come Kiko (o Carmen) portano una dottrina completamente contraria a quella che è la dottrina della Chiesa. Le conclusioni tiratele voi".

Testimonianza di don Gino Conti:

I libri che P. Enrico Zoffoli ha scritto sui Neocatecumenali li ha scritti insieme a me. Abbiamo avuto il primo scritto, poi altri 2 da un sacerdote che era stato nel Cammino: gli Orientamenti, il 1° Scrutinio e lo Shemà. Ci manca il 2° Scrutinio e il 2° libro di oltre 500 pagine dattiloscritte nelle quali si danno le norme per dirigere le Comunità e tante altre cose. Quello che abbiamo ci consente di formulare quei giudizi espressi (prima) dal Dottore, perché la sofferenza che lui ha manifestato è anche la mia.

In casa di mio fratello avevo fatto una osservazione alla figlia per una interpretazione massimalistica della Parola di Dio fatta da Kiko. Lei mi disse. "Zio, tu credi al diavolo?" "Certo che ci credo!". "Ecco ce l’hai lì, ce l’hai lì" e mi indicava la spalla. Io avrei avuto il Demonio incarnato sulla mia spalla solo perché avevo osato dire che una interpretazione della Bibbia non corrispondeva al pensiero della Chiesa. Anche il Dottore, anche Faustino e un altro ingegnere che è costretto a vivere in un paesino lontano dalla famiglia e costretto a mantenere moglie e figli... con tutti i torti che gli hanno dato dall’alto in basso, da Cordes all’ultimo Vescovo della Diocesi di Roma. Ci resta di pregare e pregare molto, perché noi crediamo nella Grazia di Dio (cui quali Kiko non crede).

L’ingegner Frugiuele ha citato una pagina, la 190, (dove c’è) la definizione della Grazia che per noi è la dottrina fondamentale del cristianesimo, perché Cristo Gesù è venuto per darci la Grazia, è morto per darci la Grazia, ha istituito la Chiesa per darci la Grazia, ha istituito i sacramenti come mezzo per la Grazia, ha istituito il sacerdozio per la Grazia. Se noi distruggiamo la Grazia spazziamo via la Chiesa. Kiko dice che la Grazia è credere nell’amore di Dio! Ma anche un Mussulmano, un pagano, crede nell’amore di Dio! E deride tutti quelli che si sforzano di vivere in Grazia di Dio e di morire piuttosto che commettere un peccato mortale (v. motto di San Domenico Savio: per Kiko è da irridere). Un giorno dissi ad un santo religioso di leggere la pagina 66 (degli Orientamenti) e di dirmi come potevo rispondere. "Don Gino, ma lei legge questi testi? Lei diventa pazzo leggendo questi testi, legga libri più belli!". Non mi ha voluto dare una risposta perché era impossibile: è una pagina di un farneticante, di un pazzo! Rafforziamo la nostra fede e aiutiamo i nostri sacerdoti ad essere quelli che il Signore vuole. Troppi non conoscono né la filosofia né la teologia.

Con queste cose non si crea il Cristianesimo: non bastano raduni oceanici in Piazza San Pietro per preparare il nuovo Giubileo, se non si entra dentro le coscienze. Dobbiamo trasformarci e diventare uomini di Chiesa, di preghiera, di confessionale, uomini che passano le loro ore davanti a Gesù sacramentato. Al tempo del Concilio ci Trento era già iniziata, con 95 tesi affisse alle porte della chiesa, l’eresia luterana preceduta dall’istanza di tutta la Chiesa che voleva una riforma "in capite et in membris". La riforma deve incominciare da noi sacerdoti. (Don Gino fa vedere due sue pubblicazione nelle quali ha cercato di togliere quella patina di infallibilità che si dà Kiko e che fa andare in "sollucchero" i Neocatecumenali).

giovedì 3 agosto 2017

Per conoscere il Cammino

Ci scrivono:
Presto! datemi un palco
e una platea plaudente!
Mi scappa di "fare il kerigma"
Buonasera, è da un po' di tempo che seguo Gandolfini e il Family Day. Lui diverse volte fa riferimento a come il percorso intrapreso col Cammino neocatecumenale abbia cambiato il suo approccio con la fede cattolica.
Sarei interessato ad approfondire alcuni discorsi inerenti questo percorso. Ho provato contattare senza alcun esito la Diocesi. Chi potrei contattare?
Sono purtroppo molti i punti da chiarire, per cui la risposta è necessariamente lunga, e rinviamo ai link cliccabili come questo per gli approfondimenti.

Family Day: è nato per libera iniziativa di tanti cattolici che non avevano specifiche etichette. La riuscita dei suoi eventi ha ovviamente attirato l'attenzione anche di coloro che volevano strumentalizzarlo (dentro e fuori dalla Chiesa) o ergersene a paladini e nocchieri. Che il Gandolfini sia riuscito a porsi ai vertici non significa automaticamente che abbia chissà che meriti lui o il Cammino Neocatecumenale.

Soggettivismo: nel contesto di queste considerazioni, è il credere che una bella testimonianza implichi automaticamente una buona fonte. In realtà, il fatto che un cristiano sia fiero di un determinato percorso spirituale grazie al quale è convinto di aver ritrovato e rafforzato la fede, è una cosa statisticamente normale (sarebbe strano il contrario). Ma indipendentemente da quanto sia calorosa la sua testimonianza non si può trarre subito un giudizio su quel "percorso": infatti anche fra i testimoni di geova, per esempio, si possono trovare tante anime pie che pregano ogni giorno, che danno luogo a famiglie numerose e oneste, che riscoprono l'amore di Dio nella propria vita attraverso la letture bibliche, eccetera, ma restano testimoni di geova, cioè seguaci di una falsa religione e perciò sgraditi all'unico vero Dio. Il criterio per verificare la fede è infatti la verità immutabile trasmessaci da Nostro Signore e per Suo comando garantita dalla Chiesa lungo venti secoli, il criterio non può essere una pur convinta e pur incessante testimonianza di chi sa propagandare bene un determinato movimento o metodo spirituale, anche se il testimone in questione fosse di buon cuore e di grande esempio.

Tristissima "prima comunione" neocatecumenale:
pare la distribuzione di uno snack in sala giochi
In parole povere, interessarsi al Cammino solo perché il Gandolfini ne parla bene, è come desiderare di entrare nei testimoni di geova solo perché il vicino di casa vive una gran profondità spirituale col falso dio "geova" e con la falsa bibbia "rivista" dalla congregazione della torre di guardia.

Cammino Neocatecumenale: come ha detto mons. Schneider, il Cammino è «un cavallo di Troia nella Chiesa» oltre che una «comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa». Il Cammino è infatti fondato su un insegnamento confuso, ambiguo, sbagliato, imbottito di subdole eresie, ed è fondato sulla celebrazione di una parodia dell'Eucarestia, nella quale vigono clamorose pagliacciate (come la "comunione seduti", come il balletto-girotondo conclusivo, come l'uso di un candelabro ebraico a nove fuochi, ecc.)

È un percorso che richiede un impegno lungo più di trent'anni e non porta alle verità immutabili della Chiesa ma alle bislacche teorie dei due fondatori spagnoli -Kiko e Carmen- che, per loro stessa ammissione, da giovani fondarono le comunità del Cammino perché erano desiderosi di fondare comunità. In ogni momento del Cammino i fondatori sono sempre al centro di tutto: i canti di Kiko, le "icone" di Kiko, gli insegnamenti di Carmen e Kiko, le interviste di Kiko, il balletto-girotondo di Carmen e Kiko, i libri di Carmen e Kiko, l'impostazione della vita familiare secondo i dettami di Carmen e Kiko, le attività richieste da Kiko, la liturgia inventata da Carmen e Kiko... non c'è mai spazio per un'attività o una lettura o una catechesi che non siano quelle accuratamente pianificate (e purtroppo zeppe di sottili e subdoli strafalcioni) di Carmen e Kiko.

Gli autonominati "iniziatori"
danno il (pessimo) esempio
restando seduti alla Comunione ed
aspettando che scatti il segnale mangiatorio
Lo Statuto del Cammino contiene una serie di norme che non vengono rispettate nel Cammino (per esempio lo Statuto, facendo sue le norme date dal Papa, vieta di fare la Comunione "seduti", eppure nel Cammino si fa "seduti" dopo il gesto ipocrita di alzarsi per ricevere: fatta la legge, trovato l'inganno). Oppure, altro esempio, il pagamento della "Decima", cioè l'obbligo di versare ai responsabili del Cammino mensilmente il dieci per cento del proprio stipendio a partire dal cosiddetto "secondo scrutinio" e fino al termine dei propri giorni. Ufficialmente il raccolto andrebbe ai poveri, a uomini di Chiesa, a spese per la liturgia; in realtà quel fiume di soldi a poco a poco prende ben altre vie, facendo campare di rendita determinati soggetti.

Molti ecclesiastici lodano il Cammino ma ciò avviene o perché non lo conoscono, o più probabilmente perché ne temono le rappresaglie e ne desiderano le comode «oliature». Molti dei soldi raccolti dal Cammino vengono usati per comprare il consenso degli ecclesiastici "favorevoli" (che se smettono di esserlo non vedono più un centesimo): se quelle donazioni fossero anonime, o a cadenza irregolare, quegli ecclesiastici non si sentirebbero perennemente in debito col Cammino e non avrebbero il timore che la pacchia possa finire.

Balletto-girotondo "liturgico" neocatecumenale
Per crescere nella fede occorre la verità, non le «oliature». Occorre essere uniti a Dio attraverso i sacramenti degnamente vissuti, cosa infinitamente più importante del partecipare a un particolare percorso spirituale. Occorre vivere ciò che la Chiesa ha sempre garantito - e che un'interminabile schiera di santi ha dimostrato validamente attraverso la propria vita -, che è molto più importante dell'infognarsi in collette per pagare inutili "convivenze" negli alberghi e andare a gridare per strada come tanti cretini con la chitarrella qualche canzonetta imbottita di paroloni biblici.

«Signore, aumenta la nostra fede». Da più di mezzo secolo la parrocchia non sembra più essere il luogo dove si può adeguatamente imparare, conoscere, approfondire la fede. Coloro che desiderano crescere nella fede si ritrovano purtroppo o spediti a fare volontariato o diluviati di risposte ambigue, fumose, imprecise, a volte addirittura sarcastiche. Tanta inutile cagnara sul dialogo e sulla pace, e si arriva al punto che tanti sedicenti cristiani non sanno più rispondere a domande semplicissime del tipo: "perché è necessario confessarsi, e confessarsi spesso?", oppure: "quanto è grave il mangiar carne di venerdì?", o come gli sposi che il giorno del loro matrimonio non sanno con quale mano si fa il segno della croce. Per non parlare di quei preti che si stufano di celebrare i sacramenti, che sanno dire solo confuse banalità e riassunti del telegiornale della sera prima, e vorrebbero solo impartire prediche e incassare soldi.

Da uno spot pubblicitario neocat:
facce da cane bastonato,
spiritualità dei deprimenti depressi
I movimenti ecclesiali sono nati come risposta a questa situazione, ma è stata spesso una risposta sbagliata. Per sembrare importanti e migliori, calano addosso ai loro membri una grossa e sempre crescente quantità di attività - incontri, canti, riunioni, assemblee, raduni, manifestazioni, ritiri... -, sviluppano tutto un loro gergo, tutta una lista di titoli nobiliari e di privilegi e di oggettistica da comprare e da imporre, e soprattutto chiedono sempre soldi (e ti accorgi che tutti quei discorsi sul "liberamente, con libertà, liberamente", sono solo un'ipocrisia per chiedere altri soldi). Per essere ottimi cristiani è sufficiente vivere i sacramenti (specialmente la confessione e la comunione) e conoscere, secondo le proprie capacità intellettuali, le verità della fede. Si può essere santi anche da bambini, a sei o sette anni di età (come i pastorelli di Fatima), senza aver bisogno di "itinerari di riscoperta" che durano dieci, venti, trent'anni e che ti programmano la vita, gli affetti, le amicizie, il tempo libero e tutto il resto, come se tu fossi un robot.

Movimento, itinerario, setta? Uno dei più madornali errori che si possano commettere riguardo alla fede è il credere che essa consista in un elenco di cose da fare. Solo il cretino definisce sé stesso in base a ciò che fa: e in tal modo riduce la fede ad un moralismo più o meno elegante. Un movimento, percorso, itinerario, ecc., può essere di sostegno alla propria fede, ma non è la fede: per cui se uno crede che lasciare la comunità significa lasciare la fede, allora vuol dire che non ha la fede, al massimo ha "fede nel movimento", ma non fede in Nostro Signore Gesù Cristo.

"Movimento", "itinerario", ecc., sono termini generici, sfumati, che non definiscono un ambiente preciso. Mentre per esempio puoi frequentare le attività religiose di un monastero - e conoscerne a poco a poco la spiritualità, la liturgia, i soggetti che quotidianamente le vivono, ecc., arricchendo la tua fede o decidendo di andare altrove - nei "movimenti" puoi trovare tutto e il contrario di tutto: il poveraccio, il furbone, il depresso, l'annoiato, l'ambizioso (certa gente pare vivere al solo scopo di diventare importante all'interno di qualche comunità o associazione), ecc., ognuno di questi che interpreta a modo suo le direttive (già ambigue fin dalla fonte) del movimento.

Giovani neocatecumenali
omologati con felpa designed by Kiko
Il linguaggio ambiguo e altisonante è lo strumento principale di quelle sètte che si travestono da movimenti ecclesiali e "itinerari di riscoperta". Kerygma, croci gloriose, libri della vita, alabanza, shekinà... la Chiesa Cattolica non ha mai calato addosso ai fedeli un guazzabuglio di paroloni astrusi né di costosi gadget obbligatori che fanno sentire a disagio chi non li ha ancora comprati. La Chiesa non ha mai coperto di segretezza i propri insegnamenti, non ha mai preteso di celebrare a porte sprangate e sbarramenti d'accesso le proprie liturgie (con la sola eccezione della confessione, per ovvi motivi), la Chiesa non ha mai imposto "Decime" gravose e tanto meno effettua controlli polizieschi e ancor meno controlli fatti con ipocritissimi sorrisetti, mezze parole, furbi sottintesi.

La fede è qualcosa di terribilmente semplice, accessibile a tutti, e può essere grandissima e gradita a Dio anche se si è semplici bambini. La fede cattolica non richiede cose complicate: la Messa è valida anche se non canta nessuno, l'Eucarestia ti arricchisce spiritualmente anche se sei ignorante o distratto (dopotutto al sole si abbronzano anche i distratti e gli ignoranti), per diventare santi è sufficiente una buona confessione, e la santità - che coincide con la felicità - non è riducibile a uno spettacolo da sceneggiare.


Ci sarebbe molto di più da dire, ma ci fermiamo qui. Riassumendo:

- essere un esponente dell'apprezzabile Family Day non significa vivere una spiritualità almeno altrettanto apprezzabile;

Il sommo profeta Kiko porge la sua reliquia
al fedele che dal basso va a baciarla
- il legittimo desiderio di «aumentare la nostra fede» non deve farci dimenticare che non è tutto oro ciò che luccica;

- la Chiesa non ha bisogno dei movimenti, "itinerari di formazione" o che altro; al contrario, sono loro che hanno assoluto bisogno della Chiesa, ed ogni volta che costoro rendono più farraginoso, complicato, noioso, difficile, l'accesso alle immutabili verità di fede e ai santi sacramenti, significa che stanno andando contro la Chiesa;

- su ogni aspetto caratteristico di un movimento (attività interne, gergo, raccolta soldi, testimonianze personali, idee e attività dei fondatori, ecc.) si può e si deve riflettere anzitutto chiedendosi: questa cosa la può fare/dire anche un protestante? questa cosa onora Dio e la Sua Chiesa, oppure onora solo il movimento e i suoi fondatori?

- non basta dire «Signore, Signore» per essere cattolici, e dopotutto anche i protestanti e i testimoni di geova, pur definendosi "cristiani" e seguaci del "vangelo", promuovono errori e strafalcioni mostruosi, talvolta solo ridicoli, talvolta invece con drammatiche conseguenze a corto, medio e lungo termine, conseguenze nella vita personale, familiare, affettiva, sociale, lavorativa, ecc.

- questo nostro blog, che ti invitiamo a sfogliare, è dedicato a gettar luce sul Cammino Neocatecumenale per far conoscere cosa si cela dietro quei sorrisini, quelle chitarrelle, quelle famiglie "numerose", quei proclami dei suo membri, quelle numerosissime disubbidienze alla Chiesa mascherate con ipocrisia da patetiche scuse, quella tanto vantata roboante "spiritualità", quei due autonominati "iniziatori"... e soprattutto quella sua ormai avanzata e inarrestabile decrescita.

Kiko indiavolato mentre fa la sua protesta sindacale
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

martedì 1 agosto 2017

Certo che faranno santa la Cara Estinta!

Certo che faranno santa la Cara Estinta!

Nostra Signora ha incaricato proprio lei di rifondare la Chiesa.

Ecco quel che Carmen racconta: «...Una delle grazie più forti che ho avuto è stata a Ein Karem: io pensavo di fondare, con alcune amiche, un’associazione nuova, un movimento, ma ho sentito dalla Madonna "No … è la Chiesa: Benedetta tu fra le donne, sarà la Chiesa...»
(discorso di Carmen Hernàndez, 28 giugno 2002)

E la Cara Estinta l'ha fondata davvero una nuova chiesa.
Altro che la derelitta Chiesa Cattolica, buona solo per i mediocri cristiani della domenica.

Mi aspetto che ci siano degli increduli che dubitino della veridicità di quanto narrato dalla Cara Estinta. Ebbene, eccovi la prova inconfutabile dell'autenticità dell'apparizione.
Il fatto è pubblicato sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale, che com'è noto dice sempre e solo la verità. E tanto basta! Perciò chi dubita è un sacrilego miscredente!
Controllate pure, increduli: visioni di Kiko e Carmen.
Una nuova, meravigliosa epoca di fede, di nueva estetica, di nueva evangelización si è aperta! Ma ci pensate che differenze? Vediamole in parallelo.

I profeti.

Vecchia Chiesa: primo profeta Giovanni Battista, strambo personaggio che mangiava locuste (che schifo!) vestiva di peli di cammello ed abitava gratis nel deserto.

Nuova chiesa: unico profeta il signor trettre dottor (honoris causa) Nuovo Giovanni Battista In Mezzo A Voi Argüello, raffinato personaggio che si nutre di aragoste (che buone!) indossa un cappotto di cammello e abita (gratis anche lui) nel deserto della metropoli romana in un bell'appartamento presso il Vaticano.

I predicatori.

Kiko all'ambone con crocifero e candelieri:
gli manca solo la mitria
Vecchia Chiesa: predicatori prolissi come quel grafomane di San Paolo, quel parolaio di sant'Antonio da Padova, i Domenicani eccetera. Tutti religiosi naturali che ti frastornavano di chiacchiere impedendoti di "capire" il Kerigma.

Nuova chiesa: predicatore il grande padre Mario il Muto. Ha una eccezionale capacità di sintesi, è talmente conciso che non ha bisogno di pronunciare mai nemmeno una parola. Per questo tace sempre.

La Teologia.

Vecchia Chiesa. Tutta roba barbosa e complicata, tipo l'Apologetica, la Tomistica, la Scolastica, il tempo della Controriforma e via annoiando fino a Ratzinger.
Vecchiume buono solo per rompere le scatole agli studenti a scuola.

Nuova chiesa. Una meraviglia ai nostri occhi! Tante, tante bellissime interpretazioni creative! Di tutte siamo debitori a Sankiko arruffone e soprattutto alla Cara Estinta.
Quel che affascina è la creatività dimostrata nel rompere con il Magistero, la Dottrina, il Catechismo e financo le Scritture della vecchia Chiesa.

Ma ci pensate? Sono stati capaci di far dire a dei battezzati, figli adottivi di Dio, che il demonio è il loro padre.
Meraviglioso! Chi altri sarebbe riuscito a tanto? Soltanto loro due potevano arrivare a simili altezze (o bassezze, punti di vista).
Sembra un’assurdità, ma se non “fai” il cammino non puoi capire.


I Testi Sacri

Grazie alla nueva evangelización vengono corrette anche le Scritture, così da adattarle al nuevo verbo di Sankiko profeta.

Un esempio? Eb 2,14.

Vecchio testo sorpassato: "...Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita..."

Nuevo testo secondo Sankiko: "...Dice la pìstola alli Ebrei, capittolo secondo versetto quattordici, como i filli participano della carne e della sangue cossì Cristo ha partecipato de questo, per ridurre de vida de colui che della morte ha il potere, el demonio, y liberare a così a quanti per la paura che hanno della morte, durante de tuta la vida sono schiavi del demonio..."

Controllate pure, mediocri cristiani della domenica, dal minuto 27:16: Argüello a Budapest

Capito com'è facile? Basta adattare i testi, ancorché sacri, alle proprie idee, e il gioco è fatto.

Qui sta la differenza tra i sorpassati Padri della Chiesa e Sankiko padre di se stesso!

Lui dice che l'uomo è schiavo del demonio, ma nella (vecchia) Scrittura non c'è?
Come si fa? Si cambia il testo e così Sankiko ha sempre ragione.

I Santi.

Vecchia Chiesa. Una massa di fanatici esibizionisti che, pur di essere fatta santa e finire sui calendari, è stata così servile da obbedire sempre in tutto e per tutto alla Vecchia Chiesa, anche quando a torto li perseguitava.
Un esercito di Fantozzi, insomma.

Nuova chiesa. Al momento la nuova chiesa dispone già di ben due santi, che a differenza dei vecchi santi fuori moda non hanno mai obbedito a nessuno, dal papa in giù.

Uno è Sankiko il santosubito, che per comodità si è autoproclamato tale già in vita ed ha distribuito a tutti (a pagamento) il suo santino. È patrono degli affaristi.
La seconda è la Cara Estinta, proclamata santa dagli stessi camminanti laici e non. È la patrona delle pettegole.


C’è solo un piccolo problema per la santificazione ufficiale della Cara Estinta.
Santa Teresa d’Avila disse: “Dio ci salvi dai santi con la faccia acida!”
Per questo i “cardinali nostri amici” hanno avviato un processo di desantificazione per Santa Teresa e ridurla allo stato di comune defunta.
Così potranno far santa anche la Cara Estinta, nonostante la faccia acida, e tutto si risolverà.

Viva il papa, e facciamo come ci pare!



(da: l'apostata)

domenica 30 luglio 2017

Carmen allo stesso livello di Giovanni Paolo II?!

Ascoltiamo uno dei tanti peana favorevoli a SanCarmen:
A differenza di Massimiliano Kolbe, con Carmen Hernández capita come con Giovanni Paolo II.

Non hanno subìto il martirio, però compenetrati dalla propria testimonianza di vita, senza risparmiarsi la sofferenza causata dal logorio delle persecuzioni, che relativamente è la stessa cosa, meritano di ricevere la palma della vittoria.

Certamente è la Chiesa a decidere a chi concedere il titolo di santo per la venerazione, però il fatto che dipende da un paio di miracoli, non esclude forse migliaia di persone che in silenzio ricevono e riceveranno per mezzo di questa persona un miracolo, non solo fisico ma morale?

Questa preghiera è un incoraggiamento per chi vuole liberamente pregarla e diffonderla, con il fine di conservare viva la presenza di questa grande donna rivelando l'azione di Dio in Gesù Risorto, fino alla sua manifestazione definitiva; per ottenere ora assieme a lei ciò che proclama il Salmo 2 chiedimi e ti darò in eredità le nazioni ora che lei, liberata dalla tribolazione e salita in cielo, gode del banchetto nuziale da sposa dell'agnello.
(cfr. il video "Carmen Hernández Oración de intercesión")

Questa incomprensibile "supercazzola" ammannita a tutti i lettori del blog ("...compenetrati dalla propria testimonianza...", "logorio delle persecuzioni....", "banchetto nuziale da sposa dell'agnello...") oltre a contenere dei madornali errori teologici, ha un chiaro intento: i neocatecumenali non vogliono aspettare i tempi della Chiesa per dichiarare "santa" la Carmen Hernàndez, quindi è la Chiesa che si deve adeguare di conseguenza, impiegando la fama di santità come corsia preferenziale per avviare la causa di beatificazione, come avvenuto per Giovanni Paolo II.

Grazie a Dio questo potere è conferito solo al Pontefice, che è l'unico con l'autorità per avviare un processo senza dover attendere i cinque anni previsti dalla morte del beatificando, e ci auguriamo che Francesco non conceda mai loro questo "indulto" che sarebbe uno scandalo spaventoso per tutta la Chiesa
Accostare la Carmen Hernàndez a Giovanni Paolo II è poi un insulto alla memoria di quest'ultimo, al quale si potrebbero muovere tante critiche su alcune scelte umane discutibili o azzardate, ma non sulla solidità della dottrina. Già solo a proposito dell'Eucarestia (giusto per fare un esempio), le posizioni di Carmen e di Giovanni Paolo II non potrebbero essere più lontane.

Scrive Giovanni Paolo II in Ecclesia de Eucharistia:
«25. Il culto reso all'Eucaristia fuori della Messa è di un valore inestimabile nella vita della Chiesa. Tale culto è strettamente congiunto con la celebrazione del Sacrificio eucaristico. La presenza di Cristo sotto le sacre specie che si conservano dopo la Messa – presenza che perdura fintanto che sussistono le specie del pane e del vino – deriva dalla celebrazione del Sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale. Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento, nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche.
È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr Gv13,25), essere toccati dall'amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l'« arte della preghiera », come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!
Di questa pratica ripetutamente lodata e raccomandata dal Magistero, numerosi Santi ci danno l'esempio. In modo particolare, si distinse in ciò sant'Alfonso Maria de' Liguori, che scriveva: « Fra tutte le devozioni, questa di adorare Gesù sacramentato è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi ». L'Eucaristia è un tesoro inestimabile: non solo il celebrarla, ma anche il sostare davanti ad essa fuori della Messa consente di attingere alla sorgente stessa della grazia. Una comunità cristiana che voglia essere più capace di contemplare il volto di Cristo, nello spirito che ho suggerito nelle Lettere apostoliche Novo millennio ineunte e Rosarium Virginis Mariae, non può non sviluppare anche questo aspetto del culto eucaristico, nel quale si prolungano e si moltiplicano i frutti della comunione al corpo e al sangue del Signore.» 
 ....e scrive invece la "santa di categoria superiore" accuratamente fabbricata dalla propaganda kikiana:
«Che crediamo che pregare sia dire: padre nostro che sei nei cieli..., o stare davanti al tabernacolo, con l'immaginazione che se ne va non so dove? (p. 15)
Di questo, quelli di voi ché avete vissuto il cristianesimo a livello di religiosità naturale, avrete una piccola esperienza: quando andavate a Messa, vi mettevate dietro, e se ti capitava di essere vicino al tabernacolo sentivi un tuffo al cuore, perchè ti avvicinavi all'intoccabile, al luogo dove c'era il sacro. Noi cristiani non abbiamo altare (p. 56)
Io sempre dico ai Sacramentini, che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male. Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che é la Pasqua. Non è un assoluto, Gesù Cristo è presente in funzione del Mistero pasquale. (p. 329)
In molti conventi di monache si dice la messa per riempire il tabernacolo. Abbiamo trasformato l'Eucarestia che era un canto al Cristo glorioso, nel divino prigioniero del tabernacolo. In questa epoca comincia il Corpus Christi, le esposizioni solennissime del Santissimo, le processioni col Santissimo, le messe sempre più private, le visite al Santissimo e tutte le devozioni eucaristiche (p. 330).
Come una cosa separata dalla celebrazione cominciano le famose devozioni eucaristiche: l'adorazione, le genuflessioni durante la messa ad ogni momento, l'elevazione perché tutti adorino. Nel Medio Evo all'elevazione si suonava la campana e quelli che erano in campagna adoravano il Santissimo. Tutto questo è già molto lontano dal senso della Pasqua.... L'adorazione e la contemplazione sono specifiche della Pasqua, ma dentro la celebrazione, non come cose staccate....(p. 331)
Ma oggi il mondo si è secolarizzato e solamente una pastorale sacramentale è assurda perché molta gente non va al tempio. A che serve dire che nel tabernacolo c'è Dio se non ci credono né hanno fede? (p. 348)»
Non è neanche da commentare questo disgustoso vomito demoniaco, anche perché più volte abbiamo parlato del disprezzo dei fondatori per la Santissima Eucarestia: lodata in modo ammirabile da tutti i pontefici di tutti i tempi, da tutti i Santi di ogni secolo e denigrata, derisa e ridotta a pagliacciata dai due eretici spagnoli.

Noi ci fidiamo di Dio e della Chiesa Sua Sposa [*], nonché di Maria Vergine che la custodisce e protegge nei secoli, tuttavia ci fidiamo meno degli uomini di Chiesa, perciò vogliamo dare loro un aiutino: siete davvero disposti a elevare agli onori degli altari una persona che ha avuto così tanto disprezzo per l'Adorazione del Santissimo Sacramento e che ha insegnato questo stesso disprezzo a legioni di cristiani? Davvero volete beatificare una donna che ostinatamente ha proclamato eresie ponendo quindi se stessa fuori della Chiesa?


[*]: Per inciso la "sposa dell'Agnello" è la Chiesa, non l'anima di Carmen Hernandez. L'anima è sposa di Cristo in senso simbolico! Ma i kikos queste cose le ignorano, come tutto il resto.

sabato 29 luglio 2017

Faenza: il vescovo NON ha autorizzato la missione neocat

Diocesi di Faenza-Modigliana:

19-07-2017

In questi giorni ho avuto notizia dello svolgimento di una missione in Diocesi da parte di rappresentanti della Comunità Neocatecumenale.

Premesso che è facoltà del Vescovo ammettere o meno il Cammino Neocatecumenale nella propria diocesi, si precisa che questa Autorità ecclesiastica diocesana non ha autorizzato in alcun modo tale missione popolare.

giovedì 27 luglio 2017

I diari di Carmen Hernandez (col Prologo del Papa Francesco?): inarrestabile escalation!

Mentre ci stavamo sottoponendo alla sofferenza di sbobinare, fedelmente, la tanto attesa presentazione a Madrid dei Diari di Carmen, ci siamo resi conto che, oramai, l'escalation è inarrestabile!

«Se avessi saputo quanto soffriva - povera Carmen! - avrei detto: Chiamiamo un medico!»
Kiko! Kiko! ma che dici? neanche Cordes crede alle sue orecchie!

Questo l'ultimo atto, per ora, e noi non possiamo più attendere!


Da un articolo di S. Cernuzio pubblicato il 19 luglio 2017 su Vatican Insider: Carmen Hernández, ad un anno dalla morte i diari della sua “notte oscura”:
Pubblicato in Spagna per la Bac il volume con i pensieri e le confessioni della co-iniziatrice del Cammino neocatecumenale dal 1979 al 1981. La pubblicazione in Italia a settembre, probabilmente con un prologo del Papa.

Ogni notte, in ogni luogo del mondo in cui si trovasse insieme a Kiko Argüello per portare il Vangelo, Carmen Hernández appuntava su un quaderno o su fogli di carta sparsi i suoi pensieri e i suoi ricordi, le sue inquietudini e le angosce, gli attimi di felicità. Non solo “annotazioni” ma un dialogo incessante e confidenziale con Gesù Cristo, il suo «amico», la sua «speranza», il suo «amore di gioventù» come lo definiva, durato per decenni.

Confessioni, queste della co-iniziatrice del Cammino neocatecumenale, realtà ecclesiale tra le più diffuse nel mondo a partire dal Concilio Vaticano II, che ora compongono il libro “Diarios 1979-1981”, edito dalla casa editrice spagnola Bac (Biblioteca de Autores Cristianos) pubblicato ad un anno dalla morte di Carmen avvenuta il 19 luglio scorso, a 86 anni, e presentato lo scorso 30 giugno a Madrid.

Trecentoquaranta pagine, quasi 800 note, che coprono solo il primo triennio in cui Carmen e Kiko davano forma a questo «itinerario di formazione cristiana» nato nelle baracche di Palomeras Altas, tra i poveri più poveri di Madrid, e, che a quasi cinquant’anni, si è concretizzato in 25mila comunità in seimila parrocchie di quasi 130 Paesi, centinaia di missio ad gentes, 113 seminari Redemptoris Mater che ogni anno sfornano sacerdoti pronti a servire le diocesi di tutto il globo.

"Che io mi ricordi,
tra loro non c'era neanche un dottore!"
(Canto del Cammino)
Numeri grandi che non sono mai interessati a Carmen, sempre lontana da trionfalismi e glorie mondane, o da riconoscimenti pubblici come il dottorato in teologia honoris causa che la Catholic University of America di Washington le aveva concesso insieme ad Argüello il 16 maggio 2015. [vedi nota 1] Per lei, che sin da giovanissima desiderava diventare suora o missionaria come i tanti che da bambina vedeva passare a Tudela, sulla riva dell’Ebro, dove era cresciuta insieme alla sua numerosa e facoltosa famiglia, ciò che veramente contava è che la gente aderente al Cammino fosse toccata dall’annuncio del kerygma, la morte e resurrezione di Cristo. Tutto il resto passava in secondo piano.

«L’assenza di Gesù rende impossibile l’allegria», scriveva infatti in uno degli appunti nel gennaio dell’81. E continuava: «Tutto il giorno triste, triste, triste, abbattuta, senza orizzonte e senza energia, senza forza, in niente. Che cosa potrei desiderare? Solo la tua presenza, Signore». Seguono nel libro altre rivelazioni intime su quella «notte oscura» attraversata da santi come Teresa d’Avila, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni della Croce citati nei suoi scritti. «Tu non ci sei Gesù mio. Cammino controcorrente. Questa psiche tenebrosa, lamentosa, che amarezza. Non so vivere. Abbi compassione di me. Mi affatico in una tragedia esistenziale», si legge. O ancora: «Gesù mio, ti amo, non mi abbandonare: vieni ad aiutarmi… Vieni, vieni, amore della mia gioventù e mia speranza. Infondimi energia, che sto crollando nel nulla». «Gesù mio, quando arrivi non ho bisogno di scrivere lamenti, vagiti». «Forza mia… grazie, mi conforti nel profondo. Sento la libertà».

A volte queste annotazioni erano solo brevi racconti della giornata o stringati «buonanotte, Signore». Non mancano “critiche”, animate da quella schiettezza che l’ha sempre contraddistinta, verso il suo compagno di evangelizzazione per mezzo secolo, Kiko. Critiche che Carmen non risparmiava in pubblico durante gli affollati incontri vocazionali per i giovani in giro per l’Europa, l’Africa, il Sud America. «Io dico sempre che l’inferno è pieno di predicatori come Kiko Argüello» era l’esordio ormai standard dei suoi interventi sul palco, dove era attesa soprattutto dalle donne alle quali ricordava l’importanza del loro ruolo di «fabbriche della vita» nella famiglia, nella Chiesa, nella società.

Kiko sorrideva poggiandosi una mano sulla testa, e ringraziava questa donna conosciuta quasi casualmente a Madrid che lo voleva ingaggiare per una missione in Bolivia, perché «quando salgo su, su, mi prende dai piedi e mi fa tornare a terra». Due personalità diametralmente opposte ma unite da una missione comune: l’ex pittore impetuoso e carismatico, e la teologa per anni impegnata a Madrid, a Roma, in Israele, a «masticare» e approfondire le indicazioni del Vaticano II per incanalarle in questa realtà che non voleva che si definisse un «movimento», come puntualizzò in un incontro in Sistina con Giovanni Paolo II al quale era legata da una forte amicizia. Tanto che il Papa le concedeva pure di fumare nel suo Refettorio: «Neanche il presidente Pertini l’aveva fatto con la sua pipa...», diceva Wojtyla.

Nella prefazione del volume, Argüello scrive: «Dopo 50 anni insieme in ogni istante, penso di aver diritto a conoscere il cuore di Carmen... Eroico che sia stata con me cinquant’anni, sempre soffrendo in silenzio, senza mostrarlo a nessuno». E nella presentazione dei Diarios in Spagna, alla presenza dei cardinali Paul Josef Cordes e Ricardo Blàsquez Pérez, presidente della Conferenza episcopale, ha confessato: «Tante volte Carmen diceva che ero insopportabile, ma al tempo stesso era sempre accanto a me. Ora comprendo la libertà che aveva nei miei confronti, in quelli della Chiesa e del Cammino, nei confronti di tutti. Una libertà che veniva da una relazione profondissima con Gesù Cristo».

Ad un anno dalla morte Carmen non è stata sostituita nella équipe internazionale che guida il Cammino neocatecumenale nei cinque continenti. «È insostituibile», diceva Kiko in una recente intervista, «finché io e padre Mario Pezzi siamo in salute andiamo avanti come due apostoli». [vedi nota 2]

Dei suoi quaderni, ritrovati nella sua casa natale e custoditi, dopo la scomparsa, nel seminario Redemptoris Mater di Madrid, verranno pubblicati altri volumi a formare una sorta di collana che attraversa gli ultimi decenni spesi per l’evangelizzazione, e terminati con una malattia che ha costretto Carmen a restare immobile e a riposo, come mai nella sua vita era stata. È possibile che saranno pubblicati anche cinque o sei libri. Questa prima edizione edita dalla Bac – la stessa casa che ha distribuito lo scorso anno “Annotazioni” di Kiko Arguello - nel primo mese ha venduto 10mila copie in tutta la Spagna. (ndr. Business-Money)

In Italia dovrebbe uscire a metà settembre con Cantagalli; oltre al lavoro di traduzione si attende un prologo di Papa Francesco che stimava Carmen, «una donna – scriveva nel messaggio per i funerali del 21 luglio 2016 nella Cattedrale dell’Almudena - animata da sincero amore per la Chiesa che ha speso la sua vita nell’annuncio della Buona Novella in ogni ambiente, anche quelli più renitenti, non dimenticando le persone più emarginate».

Questo articolo di Cernuzio è sintesi formidabile di tutto.
Ci dà la perfetta percezione dell'«aria che tira» nel Cammino.

I Diari, appena dati alle stampe, ricoprono solo tre anni, l'attività di Carmen ricopre decenni, altri volumi ci attendono, una collana.
Ma Carmen scriveva, come dice Kiko, durante le notti, immersa nella "notte oscura" come le più grandi Sante della Storia della Chiesa, paragonata, per restare ai nosti giorni, alla contemporanea Santa Madre Teresa di Calcutta e allo stesso San Giovanni Paolo II, per il costante dialogo che ella aveva con il suo Signore.
Questi due confronti li fa, a Madrid, il Cardinale Emerito del Cor Unum, Paul Cordes, che era Presidente del Consiglio Pro Laicis al tempo della famosa Lettera Ogni Qualvolta di papa Giovanni Paolo II del 30 agosto 1990 - Lettera la cui pubblicazione fu accompagnata da polemiche e interrogativi, sbandierata come approvazione definitiva da parte degli Iniziatori e di tutti gli Itineranti e, da allora, esposta in bella vista, in cornice, nelle case di tutti i neocatecumeni.

Kiko, nel suo intervento, dopo quello del Cardinale, aggiunge un altro tassello:
egli esordisce subito nominando Papa Francesco, ricordando che la cosa più bella su Carmen l'avrebbe detta proprio il Santo Padre, pronunciando le fatidiche parole: "La Chiesa deve al cammino neocatecumenale la Notte Santa".
La cosa più squallida, invece, è che Kiko prende occasione dalle parole di Papa Francesco per minacciare di nuovo grandi battaglie contro i Parroci, che «non vogliono farci celebrare tutta la notte».
Con questo articolo, dal quale appare chiara la volontà di strumentalizzare lo stesso Papa e pubblicato proprio il giorno dell'Anniversario della morte della Sora Carmen-Santasubito, si capisce dove vogliono andare a parare.
A noi, sinceramente, sembra una balla colossale:
il Santo Padre che scriverebbe il prologo alla Carmen, che tanto stimava!
Ci pare una vera assurdità! Certo, non riusciamo a crederci!
Ma sappiamo anche che questi sono capaci di tutto!


Il Papa in persona, che avrebbe riconosciuto la "Carmen zelante nell'annuncio del Vangelo specie ai più emarginati".
Ma se Carmen non ha avuto mai capacità di relazionarsi con "gli ultimi"!
E' risaputo, da parte di chi ha avuto a che fare con lei, che Carmen provava solo ripulsa per gli ultimi, gli itineranti più dimessi erano il suo bersaglio preferito, in particolare le donne, sfinite dalle tante maternità, quelle più umili però, quelle più malandate, non le mogli di nobile schiatta dei mega-titolati itineranti di alto rango, sempre in linea, belle e super curate; allo stesso modo non tollerava le baby-sitter o le ragazze; era, in generale, molto insofferente nei rapporti con gli altri, specie se di rango inferiore, e mostrava quasi una condiscendenza anche solo a rivolgere loro uno sguardo.
Considerava tutti inferiori a lei, li considerava al suo servizio, pretenziosa e arrogante, sempre. "Sua Grazia" faceva una grande concessione anche solo a rivolgere una parola.
Papa Benedetto si sforza di sorridere.
Notare il product placement della Carmen
Oltre questo, Carmen è stata durante tutta la sua vita, molto esigente e capricciosa, maniaca nella ricerca di cose belle da comprare, sempre desiderosa di acquistare abiti, con una stanza piena di belletti e rossetti. Anche se il risultato non era poi dei migliori!
Andava alla ricerca di tessuti particolari; spesso, sui capi di abbigliamento che le regalavano, faceva cambiare i bottoni; se una cosa, acquistata con cura per compiacerla, a lei non piaceva, te lo diceva in malo modo e la rifiutava. Tutto le era dovuto. Anche se era di gusti difficili, se ti presentavi senza nulla nelle mani, subito te lo rinfacciava: «Non mi hai portato neanche un regalino?» in tono di rimprovero, come a dire "Come ti sei permesso! Che brutto coraggio hai avuto!"
Quella dei regali per lei era una vera fissazione, così con «Le Cardenali» come li definiva nella sua pessima pronuncia della lingua italiana, diceva sempre: "Dobbiamo prendere le regalini per le Cardenali!"

E poi, spiegatemi come e quando scriveva, nelle notti insonni?

Se di giorno si barcamenava appena, tra la sigaretta sempre accesa, la tazza di thè, o altra bevanda che le veniva servita continuamente, la borsa, qualche scartoffia, chi la immagina con una penna in mano in Estasi Mistica?
Era in una continua agitazione, afflitta da una continua irrequietezza; altre volte spenta e inerme, non si smuoveva neanche se Kiko la esortava mille volte e, se insisteva troppo, lo mandava a quel paese senza tante cerimonie.

Ma domando a chi ha conosciuto Carmen in quegli anni:
ai tanti itineranti - itineranti italiani e itineranti spagnoli (chapeau!) - ai presbiteri, da lei definiti «minus», ai fratelli delle sue comunità, ai seminaristi, ai cantori delle equipe e su, su... fino ai Parroci, ai Vescovi, ai Cardinali:
Dove era "questa" Carmen che ora ci descrivono così?

La hanno tenuta nascosta, seppellita nella sua stanza? E chi era colei che abbiamo conosciuto? Che vedevamo al fianco di Kiko? Che con "discernimento ispirato" ha disseminato il suo passaggio di morti e feriti, maliziosa, a caccia di retropensieri: rimandava a casa, spediva in Africa, minacciava la Siberia, padrona assoluta dei destini umani...

Era lei che ripeteva sempre: «L'Itinerante deve essere unito a noi!» (non "a Dio": «a noi»!) e, su questo "essere uniti" fondava il suo sapiente discernimento!
Spiegatemi che diavolo significa questa specie di "sentenza senza appello", pronunciata da colei che, rivolgendosi ai preti del Redemptoris Mater, diceva con altrettanta arroganza:
«Tu obbedisci a noi o al Vescovo?»
«Dì la verità: Tu sei andato per conto tuo dal tuo Vescovo per metterti d'accordo con lui!»
Ma non è ora il momento di raccontare i tanti aneddoti, che riserviamo per le prossime occasioni, che dipingono la Sora Carmen meglio di ogni sciocchezza, che altri hanno scritto per lei.
Ma si sa: gli scritti sono fondamentali per la Causa di Canonizzazione! Dunque i neocatecumenali si sono attrezzati!


Sì, facciamo come Kiko, parliamo per pennellate e, ripetiamo:
Cosa era la Carmen di quegli anni? Era storia di un'altro pianeta? Abbiamo vissuto in un altro mondo?

Ora, un accorato appello a tutti i fratelli del Cammino:
Perchè non vi svegliate e parlate? Perchè non raccontate ciò che avete veduto con i vostri occhi e vissuto sulla vostra pelle, anche voi?
Dite fatti concreti!

Kiko, che conosce meglio di noi queste verità, sta cercando di salvarsi, il furbastro, con l'ossessivo ripetere: "Stupore! Meraviglia! Chi poteva immaginare".
Bravo Kiko, con il tuo atteggiamento ci stai solo dando conferme su conferme. Noi non dobbiamo fare molto, solo starti ad osservare.
Kiko ripete, a Madrid, il suo infinito stupore, non può crederci che Carmen abbia scritto tutto quello, abbia sofferto tutto quello, ad un certo punto afferma costernato...

Questa sua affermazione va riportata per intero:
«Eroico che Carmen è stata con me 50 anni, sempre soffrendo in silenzio, senza mostrare a nessuno, SE AVESSI VISTO CHE SOFFRIVA TANTO AVREI DETTO. perchè non mi hai chiesto aiuto? NON SO, AFFIDIAMOCI A UN MEDICO, CHIEDIAMO A QUALCUN ALTRO... Non sai che passa, sarà inferma?»
No, ragazzi, pietà! E' da incorniciare..

Ma Kiko continua, ed è ancor peggio!:
«Nel Cammino Dio ha dato una donna CON UN GRADO DI SANTITÀ UNICO, e non poteva essere diversamente, vista l'importanza della missione che Dio ci ha affidato...»
Kiko non si può proprio sopportare (le frasi riportate le trovate nel video citato, potete ascoltare le sue parole con le vostre orecchie e verificare personalmente), specialmente quando dice che mentre si affaticavano, lui e Carmen, nel lavoro dell'«Evangelizzazione senza sosta» ascoltando fratelli e fratelli e facendo scrutini e scrutini... poi Carmen si ritirava nella sua stanza e, nel segreto, gridava a Gesù, suo unico Amore!

Piccola Parentesi:
prima di proseguire - ormai siamo al "gran finale" - con il memorabile intervento di Kiko a Madrid, non possiamo esimerci dal dedicare, a proposito di SCRUTINI, una parentesi al Cardinal Cordes.

Nel suo precedente intervento, proprio a questo proposito, come potete verificare nel video ai minuti citati, Cordes dice testualmente:
[dal minuto 23:48]
Per una parte appresi personalmente l'importanza del "direttore spirituale" del "catechista" per i membri delle comunità che si formarono dopo.
Io sono stato presente personalmente in alcune riunioni e convivenze del Cammino, ricordo i commenti e le domande di Carmen, il discernimento dello Spirito, i suoi saggi consigli.
Il Diario riflette il gran peso della attenzione richiesta, che durava ore e ore.

Scrive Carmen: «Di nuovo tutto il giorno, mattina e giorno, ascoltando e non so se siamo pazzi! Anche senza dormire, morta! Gesù, non posso più!»
Nello stesso tempo si sente gratificare, ascoltando i fratelli: «Che allegria, Signore, tu guidi e sostieni il tuo popolo visibilmente, come un Buon Pastore, grazie Gesù mio!

[dal minuto 25:35]
...Catechista non è solo un obbligo, un peso, se no che dà molta soddisfazione.
Cito: «Gesù chiama a tante vocazioni, al principio mi ha spaventato, ora mi consola, Gesù Dio, Dio Unico, mi prostro per terra, davanti alla tua grandezza!»
Nostre conclusioni:

Il Cardinal Cordes intenderebbe che il catechista neocatecumenale sarebbe a pieno titolo "direttore spirituale" dei fratelli del Cammino.

Ottima conferma per le teorie di Kiko, tanto desiderata!
Mille ringraziamenti, da parte di tutti coloro ai quali quell'«illuminato» discernimento ha tante volte devastato la vita spirituale e materiale, personale e della famiglia.

Chiusa parentesi.

Ritorniamo a Kiko, quando dice:
«...Penso la fede di Carmen, l'Amore nel suo cuore a Gesù Cristo, lei diceva costantemente Gesù mio, di notte gridava Gesù mio, Gesù mio, ti amo, ti amo, vieni, vieni, aiutami!»«Carmen ha scritto lungo 30 anni e noi ora stiamo trascrivendo per il bene spirituale dei fratelli del cammino e di tutta la chiesa.»
Continua ancora, imperterrito:
«Quando anche io sia morto e si studino i nostri scritti, la storia del cammino, mistero enorme, la nostra relazione, la missione, vivere con Carmen nella fede, che Dio la aveva posta lì, per il bene della Chiesa. E lei lì, 50 anni, soffrendo tutti i giorni, pare impossibile, impossibile.»«Tutto così giorno dietro giorno, trenta anni!»
(andate ad ascoltare il tono drammatico con cui parla di qualcosa di umanamente insostenibile, povera Carmen!)


Pensata in versione maschile...
ricorda qualkuno!
E mette qui un'enfasi, come a dire sofferenze inaudite, inenarrabili!

Kiko, ma facci il piacere, non farci ridere, o peggio, piangere!

Tu stai offendendo ancora una volta tutti quelli che veramente soffrono, patiscono nella vita mille vicissitudini, problemi, disagi, malattie.
Non mi pare che a voi sia andata poi tanto male! Anzi!

Ormai, completamente disgustati e con tutto il cuore, sentiamo di dirti, con le tue stesse parole:
"Vergognati, Kiko! Vergognati davvero! Anzi, va' a nasconderti... nella tua grotta, e senza portarti i fotografi questa volta, per piacere!"

Quando Carmen era malata, o ha dovuto sottoporsi a interventi chirurgici, anche prima degli ultimi terribili anni, non è stato mai semplice gestirla, era arrogante, ribelle, irosa, anche con i medici che la dovevano curare, o le infermiere a cui toccava assisterla.

Tu continui a ripetere mille volte le stesse cose, chi vuoi convincere? oltre che te stesso?
Che noia, che cosa patetica, ma quello che voglio sottolineare più di tutto è l'affermazione:
«Se avessi saputo quanto soffriva avrei detto:
chiamiamo un medico!»

Ah, Kiko, ma queste sono manifestazioni mistiche, o no? Prove dello spirito? Notti oscure? L'opera dello Sposo che vuole rendere la sposa uguale a Sè, in una profonda purificazione che porta dritto al Paradiso? e tu vuoi chiamare il medico!

Eh, di grazia, che genere di medico? Uno psichiatra forse, un neurologo, o semplicemente uno psicologo? Questo è un lapsus di cui ti pentirai!
Uno di quelli bravi di Roma, dove eravate soliti indirizzare chi, dopo anni dietro a voi, cadeva in depressione o aveva sindromi di panico e angoscia?
Forse che lo stesso padre Mario non è in cura neurologica da anni, notoriamente sostenuto dagli psicofarmaci per starvi accanto una vita?

E la stessa Carmen: non prendeva, anche lei, le sue medicine?
Tutti lo sapevano.

Che vuoi fare Kiko? Devi stare più attento!

Ti è scappato e ora non puoi più tornare indietro, un lapsus imperdonabile che qualcuno, al termine dell'incontro, ti avrà fatto sicuramente notare. Sei stato molto imprudente!

Ma come Kiko, il medico volevi chiamare?
Sei proprio a digiuno di cose dello Spirito!

Hai aggiunto, infine, questa perla che mi ha fatto sobbalzare e che non merita alcun commento, e che è la naturale conclusione di tutta questa porcheria che state facendo, e che è la conclusione, per una volta, condivisibile, e senz'altro condivisa, in toto, da tutti, ma proprio da tutti... pensaci... anche da noi!

Ecco la perla di Kiko:
"Noi non sapevamo niente
del suo amore a Gesù Cristo."

E ora, dopo Trieste, cala il sipario anche su questo squallido spettacolo di Madrid!


Pax



[Nota 1]

Carmen, a cui ufficialmente non interessavano le umane e periture glorie di questo mondo di vanità, ha accettato ben volentieri il prestigioso titolo, per una volta assegnato anche a lei insieme a Kiko che, per parte sua, era al suo terzo riconoscimento accademico, la terza laurea honoris causa.


Kiko, sprofondato in profonda umiltà,
Carmen gli sta dietro.
Abbiamo motivi validi per credere che la modesta ed umile "amante del nascondimento" Sora Carmen - che rinfacciava sempre a Kiko di essere lei il perno del Rinnovamento della Chiesa dovuto al loro "potente" CAMMINO e non certo lui con le sue "kikate" megalomani, che lei disprezzava profondamente - abbia fatto ferro e fuoco per avere, il  "meritatissimo" titolo di Dottore in Teologia (honoris causa, naturalmente).

Ossia:
Come si permetteva Kiko di brigare, dimenticandosi proprio di lei? Insieme ai suoi itineranti più "attivi"- i temuti e famelici Gennarini - mentre non gli era proprio passato per la mente di caldeggiare, in primis, la candidatura di Carmen ad un titolo di "Dottore in Teologia", titolo che a lei sola spettava di diritto?

Notiamo, significativamente, che nel 2013 Kiko ha ricevuto il secondo dottorato in Teologia, presso l'Università di Lublino (Polonia), università che si trova nella zona in cui regna incontrastato il Responsabile Itinerante Stefano Gennarini - grande zar neocatecumenale di tutto l'Est d'Italia e di tutta l'Europa dell'Est e fratello del più grande Giuseppe Gennarini, colonizzatore di tutte le Terre dell'America del Nord, dove alla Catholic University of America (CUA), di Washington, il 16 maggio 2015 i due salvatori della Chiesa post-concilio. Francisco Gómez de Argüello Wirtz (Kiko) e a María del Carmen Hernández Barrera, autonominati santi, iniziatori del Cammino Neocatecumenale, hanno ricevuto il dottorato honoris causa in Teologia, il terzo per Kiko, solo il primo ed unico per Carmen.

Kiko ha ricevuto, nel 2009, il suo primo Dottorato, honoris causa, dall’Istituto Giovanni Paolo II a Roma; Roma dove regna - capo incontrastato ai vertici del Potente Cammino Romano e Mondiale - Giampiero Donnini, incidentalmente imparentato coi sullodati Gennarini.


Dal mamotreto dell'Annuncio di Quaresima 2017,
parla Kiko Arguello - fonte "di prima mano"


Giampiero Donnini, presidente del consiglio di amministrazione della fondazione neocatecumenale Famiglia di Nazaret è, da sempre, il principale responsabile di tutta la gestione economica del Cammino Neocatecumenale, in nome e per conto di Kiko; è lui, infatti, che segnala quando la "potente Merkabà" del Potente Cammino inizia ad andare a riserva e i conti sono in rosso ed è giunto, di nuovo, il momento di indire la prossima "colletta speciale".

«POTENTE CAMMINO»: ringraziamo Kiko per questa efficace immagine, frutto delle sue «potenti ispirazioni divine» che ha voluto condividere con noi, facendoci leggere, a sua vergogna, le sue intime "Anotaciones"!

[Nota 2]

Ancora una volta e a dimostrazione della obbedienza che li contraddistingue! Lo Statuto è chiaro su questo punto, ma Kiko la pensa diversamente e COME AL SOLITO, fa come gli pare e piace.

Domandina retorica: "A cosa servono gli Statuti?"
(Perdonatemi ma, prepotentemente, mi torna in mente il grande Totò!)

STATUTO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE:
Articolo 34 (Titolo VI):
[L’attuale Équipe Responsabile internazionale del Cammino]

§ 1. L’Équipe Responsabile internazionale del Cammino è composta, vita natural durante, dal Sig. Kiko Argüello – che ne è il responsabile – e dalla Sig.ra Carmen Hernández, iniziatori del Cammino Neocatecumenale, e dal presbitero D. Mario Pezzi, del clero diocesano di Roma.

§ 2. Dopo la scomparsa di uno dei due iniziatori di cui al paragrafo precedente, l’altro rimane responsabile dell’Équipe internazionale e, sentito il parere del Presbitero, procederà a completare l’Équipe internazionale. In caso di scomparsa o rinuncia del Presbitero, gli iniziatori scelgono un altro presbitero e lo presentano al Pontificio Consiglio per i Laici per la sua conferma.

§ 3. Dopo la scomparsa di ambedue gli iniziatori, si procederà a eleggere l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, secondo la procedura stabilita nell’articolo successivo.
 [Nota 3]

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